Quando la smetteranno i Millennials di essere depressi?

Ante Scriptum: sono una Millennial e parlo anche a me stessa, in un discorso allo specchio.

I Millennials sono narcisisti, pigri, stanchi, depressi, infelici e inquieti.

È così, nessuno vuole negarlo, ma non vuol dire che non fossero così anche i nostri genitori. Il fatto è che i cambiamenti tra una generazione e l’altra (in questo caso tra la generazione X, cioè quella dei nati tra il ’61 e il ’79 e la generazione Y cioè quelli nati tra l’80 e il ’00) non sono avvenuti in modo netto e rapido. Non stiamo considerando quello che è successo in mezzo e ci sembra che l’atteggiamento della generazione Y nei confronti della vita sia distante anni luce da quello della generazione X. La società invece si è evoluta gradualmente e il risultato di ciò che i Millennials sono oggi è la CLIMAX naturale di ciò che erano i Baby Boomers (generazione precedente alla X).

La visione che abbiamo della nostra stessa generazione è solo il risultato della percezione della realtà. Ci sentiamo un pò speciali nell’essere il gruppo sociale più infelice di sempre, più depresso, più insoddisfatto, più! Perché? In primo luogo perché ci sentiamo dei geni incompresi e nulla sarà mai abbastanza per noi. In secondo luogo perché siamo veramente delle persone capaci e con tante possibilità, probabilmente anche troppe, da creare confusione. La conseguenza è una ricerca costante, anzi una rincorsa costante, di qualcos’altro, che non sappiamo, del tutto e subito e sbrigati che ho un aperitivo alle 18:00, a cui segue l’incapacità di godersi il momento, quello che stiamo ottenendo, imparando e conquistando in questo preciso istante.

Siamo insoddisfatti del nostro lavoro perchè vogliamo cambiare ma abbiamo paura, perchè abbiamo le capacità e l’intraprendenza per poter fare tutto ciò che vogliamo (siamo la generazione più istruita di sempre) ma non sappiamo cosa vogliamo, perché abbiamo talmente tante opportunità che alla fine pensiamo ne arriverà una migliore, perché il nostro lavoro non è retribuito come dovrebbe ma continuiamo a sottostare ad accettarlo (lo so in alcuni casi non si può rifiutare nessuna proposta, anche se comporta lavorare otto ore per €400 e lo capisco).

Siamo indecisi e dubbiosi sulla persona con cui abbiamo una relazione perché i social, internet e la possibilità di essere sempre connessi ci permettono di conoscere un numero spropositato di persone rispetto a 30 anni fa. È normale quindi cadere nella tentazione di non volersi accontentare di una relazione su cui si hanno dei dubbi, visto che domani potremmo incappare nel profilo Facebook del rocker fisicato che somiglia a Patrick Dempsey ed è laureato in ingegneria aerospaziale. Certo cerchiamo di non tirarla troppo a lungo se non vogliamo ritrovarci quarantenni che aggiungono a caso i più fighi di Facebook passando in un attimo da simpaticoni a stalker. Anche perchè, nonostante ci sentiamo così speciali, unici e insostituibili, non lo siamo, e trovare una persona che ci sopporti e ci consideri degni di condividere con lei la sua vita rimane sempre una conquista.

Non pensate che la generazione precedente non avesse momenti di crisi, disperazione, indecisione o infelicità. Semplicemente erano soliti accontentarsi, perchè le alternative erano minori e nessuno poteva comunicare e condividere le sue crisi estistenziali, non avendo un WI-FI. Di conseguenza, il venticinquenne di turno partiva con il suo stream of consciousness che condivideva solo con gli amici che facevano altrettanto, pensando di essere gli unici a mettere in gioco il loro destino in progetti tipo “Forse lascio medicina e apro una pasticceria vegana senza glutine”.

La differenza è che i Millennials la pasticceria vegana senza glutine possono aprirla davvero e possono raggiungere i loro obiettivi molto più facilmente di quanto non potessero fare i loro genitori.

A parte l’autostima troppo alta, siamo una generazione con molti assi nella manica e con grandi capacità, e nonostante la difficoltà sociale ed economica del periodo e se ci sentiamo abbandonati in balia delle nostre decisioni, possiamo farcela.

La nostra percezione dell’essere precari deriva dalle migliaia di possibilità che abbiamo e dalla mancanza di una guida nello sceglierne una, oltre che dal fatto che ognuno di noi si sente investito di un intelletto superiore alla media per cui è sprecato per qualsiasi cosa stia facendo che non comprenda essere a capo di un’azienda o essere pagati per girare il mondo.

Uscite dall’indecisione con realismo, affrontate le vostre scelte con positività, sfruttate le occasioni che incontrate, esplorate tutte le possibilità, non abbiate timore del cambiamento. La paura che sentite è perché potete scegliere e sbagliare fa parte della scelta. Percorrete una strada ma restateci un pò. Prima o poi sarà quella giusta!

Photo credits: Tara Moore via Getty Images

  • HEXA VIVIUS

    “I Millennials sono narcisisti, pigri, stanchi, depressi, infelici e inquieti”
    Descrizione semplice e corretta al 100%. Narcisisti? Instagram. Pigri? Internet e cellulare al primo posto nella vita. Stanchi? Certo, se non fai mai un cazzo a parte il minimo indispensabile per te è normale che sei sempre stanco. Solo quando inizi a impegnarti seriamente in qualcosa tutti i giorni inizi a capire cosa voglia dire veramente essere stanchi. Depressi? Si dai chiamiamola depressione. È normale deprimersi quando vorresti avere la vita di quella fashion blogger famosa che controlli su instagram ad ogni ora della giornata ma sai che non arriverai mai a quei livelli. Quindi che senso ha la vita no? “Vita di merda!”. Infelici? Fino a quando non hai tutto quello che vuoi quando vuoi e come vuoi ti senti infelice… poveri giovani (materialisti) :( . Inquieti? Certo. La vita passa e siamo ancora qui che guardiamo la vita perfetta di quella fashion blogger di prima senza aver ancora combinato un cazzo, e ogni giorno che passa l’inquietudine aumenta.

    “Siamo indecisi e dubbiosi sulla persona con cui abbiamo una relazione perché i social, internet e la possibilità di essere sempre connessi ci permettono di conoscere un numero spropositato di persone rispetto a 30 anni fa. È normale quindi cadere nella tentazione di non volersi accontentare di una relazione su cui si hanno dei dubbi”
    Incapaci di fare sacrifici per venire incontro all’altra persona e accettarla così come lei accetta noi e i nostri difetti, e costruire qualcosa di concreto insieme, preferiamo fare il minimo sforzo e passare direttamente al prossimo partner. Addirittura illusi che così facendo prima o poi troveremo l’amore della nostra vita. Quando in realtà di amore non capiamo un cazzo. A parte le storie che leggiamo o vediamo nei film. Quelle si… insegnano tanto…

    “A parte l’autostima troppo alta”
    Più che autostima io vedo gente che crede che tutto gli sia dovuto, senza che in realtà ci sia un motivo valido a questa loro visione di loro stessi al centro del mondo. Se fosse per noi nessuno meriterebbe qualcosa più di noi stessi. Il perché però non è del tutto chiaro.

    Ok la smetto, mi sono sfogato abbastanza!
    Ottimo articolo, peccato che faccia riflettere solo chi queste cose le capisce veramente perché in grado di fare un autoanalisi di se e dei propri comportamenti sociali, la maggior parte delle persone con questi problemi non arriverà mai a rendersene conto.