Anche tu sei dipendente da Social. Devi solo capirlo.

Oggi sono due mesi che non pubblico una mia foto su Instagram. Due mesi dall’inizio della disintossicazione. Ovviamente non sono qui a testimoniare la mia totale astinenza dall’uso dei social media, perché io li uso eccome. Sia per lavoro che per diletto. Ma sono qui per dirvi che non posto un selfie dal 24 dicembre 2017.

Analizzando il mio profilo il picco più alto di pubblicazioni di scatti che mi ritraevano c’è stato tra il 3 aprile e il 21 agosto. Un periodo della mia vita in cui sentivo il bisogno di testimoniare al mondo che ero felice, che stavo bene e che non c’era nulla che potesse abbattermi. In parte lo pensavo davvero. Ma, in parte, era solo un’ostentazione, a tratti poco spontanea, di come stava andando la mia vita.

Il momento più intenso di attività c’è stato durante la vacanza di una settimana in Sardegna. Sette giorni di viaggio. 11 selfie che mi ritraevano in situazioni diverse, tra spiaggia, fenicotteri e meravigliosi panorami. Quasi a dire: “Ehi, guardate come mi diverto. Sono qui. Non c’è nulla che possa farmi stare male”.

Da settembre le cose sono cambiate, per tante ragioni. Per una rinnovata consapevolezza o per un desiderio di non dover più necessariamente apparire. Quasi una liberazione, 13 foto in 6 mesi.

Dopo un viaggio a Roma, Oliver Kmia, un fotografo di Miami, ha realizzato il video che vedete di seguito. L’idea gli è venuta vedendo centinaia di persone davanti alla Fontana di Trevi più preoccupate di scattarsi foto invece di ammirare la bellezza del monumento. Analizzando diversi hashtag legati al tema del viaggio, Kmia mostra come le foto pubblicate su Instagram siano più o meno tutte identiche, ad uso e consumo dei nostri follower.

Instravel – A Photogenic Mass Tourism Experience from Oliver KMIA on Vimeo.

Quello che più spaventa di questo video, così come dall’analisi del mio profilo, è la spocchiosa esigenza di ritrarci. E, in particolar modo, di ritrarci felici. Un inno all’autoaffermazione di se stessi attraverso i social, perché ci sei solo se appari.

La dipendenza da social network

Un recente studio della Royal Society for Public Health ha dimostrato che il 5% dei giovani oggi è affetto da dipendenza da social, peggio di quella da alcol e sigarette. Sono stati riscontrati cinque sintomi:

  1. l’ansia e la depressione, aumentata del 70% tra i giovani negli ultimi 25 anni. Una delle cause è il senso di inadeguatezza che si ha vedendo le foto e i video di persone sorridenti sui social.
  2. la mancanza di sonno per l’incapacità di staccarsi dai social almeno di notte, dovuta alla “necessità” di controllare notifiche e messaggi come dichiara il 20% dei giovani.
  3. l’ossessione di come si appare sui social e nella vita reale. Il 90% delle ragazze intervistate si sentono insoddisfatte del proprio corpo.
  4. Il cyberbullismo, per cui 7 giovani su 10 dichiarano di esserne stati vittime almeno una volta.
  5. La Fear of Missing Out, ossia la paura di non esserci perché non si è costantemente connessi in rete.

Così la società dei social network ci costringe a creare un’immagine di noi stessi spesso non autentica e reale, isolandoci in false isole che derivano dall’esigenza di appagare i nostri desideri e le nostre soddisfazioni.

Lil Maquela, quando l’apparenza supera la realtà

lil-miquela

Nel 2016 su Instagram Lil Miquela apre il proprio account in cui, come qualsiasi fashion blogger, racconta di mode, tendenze e shopping. Selfie di sé con i brand, privilegiando outfit streetwear e indossando da Chanel a Supreme. La sua popolarità cresce in maniera esponenziale, raggiungendo oltre 605 mila follower sul social fotografico per eccellenza. Ogni suo post ottiene decine di migliaia di interazioni con una fanbase estremamente affezionata, i “miquelites”. Forte del suo successo sui social, la modella americana lo scorso agosto ha rilasciato su Spotify il suo primo singolo di successo, Not Mine. Di lei hanno parlato i principali giornali del mondo. Perché quello che Miquela Sousa rappresenta non è di certo la propria personalità, bensì l’immagine perfetta di una donna di successo in una società in cui non conta l’essere ma i follower che ti seguono.

Poco importa se Lil Miquela sia solo un avatar creato al computer. Quello che conta sono le interazioni. È l’apparenza, bellezza.