PewDiePie e media: un problema di incomunicabilità

Se lo youtuber più famoso del mondo, il cui canale conta oltre 50 milioni di iscritti, annuncia di voler chiudere il proprio account sulla piattaforma, è naturale che i media prestino attenzione alla notizia. Se poi lo stesso PewDiePie nickname di  Felix Kjellberg, dichiara di aver preso questa decisione perché si sente discriminato da Google per il colore della sua pelle, allora è il momento di prendere i pop corn e godersi lo spettacolo. Quale? Quello messo in scena dai media, ovviamente.

Facciamo un passo indietro. I primi giorni di dicembre, lo youtuber ha pubblicato un video sul proprio canale annunciando che, al raggiungimento dei 50 milioni di iscritti, lo avrebbe chiuso. Il motivo? Continui cali di visualizzazioni dovuti a ipotetici penalizzazioni di Youtube, forse legate al suo essere  bianco. BOOM. La notizia viene ripresa da giornali e magazine online di ogni parte del mondo, il video totalizza oltre 21 milioni di visualizzazioni e si scatena il dibattito sulle dichiarazioni di Kjellberg, sul rapporto tra Youtube e le sue maggiori celebrities, fino ad arrivare a dare del razzista e del viziato al giovane youtuber. Il 9 dicembre il canale arriva alla fatidica soglia dei 50 milioni e PewDiePie carica un video di commiato in cui procede a cancellare… il suo canale secondario “Jack septiceye2”. Prima di affrettarsi a liquidare la questione come trollata pubblicitaria del secolo dall’esito scontato, visto che sarebbe stato altamente improbabile che Kjellberg decidesse di rinunciare di colpo a 15 milioni di dollari all’anno (a tanto ammontano i suoi guadagni dal canale), sarebbe bene riflettere su quello che questa vicenda ci racconta dei media di oggi.

Molti articoli dedicati alla vicenda, e parliamo dei pezzi pubblicati prima del “reveal”, hanno deciso di coprire la vicenda con titoli sensazionalistici sulla questione razziale, o comunque enfatizzando molto le dichiarazioni di Kjellberg. Fin qui niente di strano, i titoli ad effetto dei giornali per richiamare l’attenzione esistono da ben prima del fenomeno clickbait, ma in questo caso l’elemento si fonde con la totale mancanza di comprensione del personaggio e di come si rapporta al suo sterminato pubblico.

Nel video dell’annuncio, PewDiePie stava parlando ai suoi fan, persone abituate a capire le sue modalità di comunicazione (ad esempio il forte utilizzo dei close up e slow motion durante scherzi o battute) e totalmente sintonizzate sul suo stile comunicativo. Tantissime testate non hanno capito cosa si celava realmente dietro quel video, hanno preso il suo strato superficiale e l’hanno trasformato nella notizia da vendere. Lo stesso youtuber, in un video successivo, ha denunciato come fosse stato dipinto dai media in modo grossolano e pressappochista, consigliando al suo pubblico (ricordiamoci, 50 milioni di persone) di non fidarsi mai del mondo dell’informazione. Una palese incapacità dei media di capire il mondo degli influencer/youtuber, quindi, elemento sicuramente che fa riflettere. Dopo le polemiche sul clickbait e sulle fake news un’altra vicenda che mette in discussione l’informazione online e la sua credibilità, in un mondo in cui, per milioni di persone, la fonte principale di informazione rimane il News Feed di Facebook, con tutti i rischi del caso.