Un colpo di stato costa $400.000

Le fake news che conosciamo e vediamo tutti i giorni sulla nostra bacheca Facebook sono un grande amo per quelli che non approfondiscono le fonti della propria informazione e possono causare la diffusione di notizie false che sono facilmente riconoscibili con un semplice click esterno al sito o alla piattaforma su cui le abbiamo trovate. Il vero pericolo è un altro, sono le fake news che non riconosciamo come tali e che possono influenzare non solo quelli che sono troppo pigri per informarsi, ma intere nazioni, fino a portare anche a un colpo di stato o all’innesco di una rivolta.

Trend Micro, un’azienda che offre da 25 anni protezione ad informazioni sensibili sia per privati che per aziende, ha portato a termine una ricerca in cui viene analizzato come la propaganda online sia diventata nel 2017 la più grande forma di criminalità online. Data la presenza di utenti online, Internet è diventato il mezzo con cui influenzare e ipnotizzare l’opinione pubblica e direzionare le sue scelte. La ricerca evidenzia i vari step che intercorrono tra l’ingaggio degli utenti e la loro militanza a favore delle cause sostenute dalle fake news diffuse in rete.

La diffusione di fake news nasce da siti nascosti nell’internet, quella considerata deep, che offrono creazione e diffusione di notizie false e l’anonimato nei riguardi di persone, associazioni o nazioni che se ne servano per tirare l’acqua al loro mulino.

Una volta intrapresa una collaborazione con questi siti si parte con l’invenzione di false notizie che si diffondono grazie alla creazione di profili social e gruppi fake, l’acquisto di like e retweet e la congiuntura di siti web diversi che si reindirizzano l’uno con l’altro creando eco e risonanza della notizia. Nella maggior parte dei casi non è utilizzato un bot (un meccanismo automatico che mette like, segue e scrive commenti in cambio della stessa moneta) ma persone vere che mettono like, scrivono commenti, seguono profili e pagine in modo manuale – probabilmente per colpire un target ancora più mirato e rendere le notizie e i commenti più veritieri.

Veri e propri pacchetti di finzione venduti anche a pochi spicci, dipende cosa voglia innescare la fake news.

I principali mercati analizzati nello studio sono Cina, Russia, Medio Oriente e Inghilterra.

Il budget più basso ovviamente è per la scrittura di articoli e notizie, che si aggira intono ai €15/30. Il trucco è pubblicare queste notizie su siti che sembrino veri, che pubblichino anche notizie reali in cui confondere quella che non lo è. Ovviamente la pubblicazione sui siti web ha un costo a parte rispetto alla scrittura dell’articolo.

Per la costruzione di un personaggio “noto” o di un influencer con circa 300.000 follower invece si passa ad un budget di €2.600 (se avete sempre voluto essere famosi ma non ci siete mai riusciti ora sapete come fare).
Per questioni più serie invece il budget si alza. Per screditare un giornalista scomodo e coprire così delle notizie che potrebbero dare fastidio, la campagna arriva ad avere un costo di $55K. Potremmo riempire il suo account twitter di finti follower con $240, generare 500 commenti a $1000 (commenti misti, sia positivi che negativi, in modo da non destare sospetti) e colpirlo con una campagna di discredito portata avanti con una fake news a settimana per un mese.

Il preludio ad una manipolazione dell’opinione pubblica che abbia conseguenze serie si ha con la manipolazione delle petizioni online: per generare 10 mila firme servono appena $1.605. Le petizioni sono il primo strumento che muove le masse e accomuna gruppi sociali che portano avanti le stesse convinzioni. Se allarghiamo ancora di più il bacino di utenti possiamo addirittura farli scendere in piazza a protestare. Per questo genere di manipolazione i prezzi si aggirano intorno ai $200.000, una cifra non più irrisoria. In questo caso però i clienti non sono privati ma piuttosto istituzioni, paesi e nazioni, per cui $200.000 non sono niente di eccezionale.

Dalla protesta in strada all’influenzare un’elezione è un attimo, e già che ci siamo, aggiungiamo altri $200.000 e il gioco è fatto.

A questo punto mi sento più vicina ai complottisti di quanto non lo sia mai stata nella vita. Come salvarsi dal cadere nelle rete di fake news? Sicuramente informarsi su fonti differenti e nel maggior numero possibile e sperare, sempre, che l’etica e la morale facciano capolino tra un assegno e l’altro.