La programmazione insegnata a scuola

Le chiamavano le tre “I”: inglese, informatica e imprenditoria. Hanno smantellato la scuola e l’università italiana cercando di introdurle, insegnandole poco e male. Tanto che la mia generazione, quella che inglese lo ha iniziato in quinta elementare, che nell’ora settimanale di informatica guardava perplessa la schermata di MS – DOS, e che nel 2013 in un mercato del lavoro in coma ha dato vita ad un panorama variopinto e vitale di start-up, ha fatto molto meglio da sola.

Ma pensate se invece la programmazione informatica, ad esempio, ce l’avessero insegnata in seconda elementare insieme al trapassato remoto e alle tabelline. E non in maniera teorica e normativa come queste ultime due, ma in modo pratico e visuale. Dando insomma ai bambini la possibilità di apprendere l’informatica come un vero e proprio strumento di comunicazione, come un linguaggio, da usare in modo sia funzionale che creativo, a seconda delle proprie inclinazioni.

Negli Stati Uniti ci ha pensato una start-up di nome Tynker, una piattaforma di apprendimento online che si propone di insegnare ai bambini dai 6 anni in su la logica della programmazione attraverso l’utilizzo di un linguaggio visuale. Tynker utilizza moduli di algoritmi che i bambini imparano ad assemblare – in maniera più semplificata ma logicamente affine ad un programmatore – apprendendo così la sintassi alla base della programmazione e usandola a seconda delle proprie inclinazioni, i più piccoli nella creazione di giochi, gli adolescenti in nuove forme di social networking.

Un’idea che ha riempito un vuoto nell’offerta formativa, in maniera innovativa ed efficiente. Infatti al momento la piattaforma web è gratis,  un’incentivo in più ad adottarla per i tanti istituti pubblici che soffrono come in Italia per la carenza di fondi all’istruzione. Non è chiaro ancora come i creatori intendano monetizzarla, ma la via più probabile sembra quella dell’ introduzione di servizi aggiuntivi a pagamento.

C’è poi FingerPrint Digital, che produce iOS apps istruttive per bambini e totalizza al momento quasi 20 milioni di minuti di play time al giorno. La start-up ha da poco lanciato una piattaforma di social sharing, che connette bambini e genitori, dove gli adulti posso seguire i progressi dei ragazzi, incoraggiarli ed acquistare features aggiuntive per ricompensare gli sforzi dei figli.

Solo due esempi fra i tanti operanti dell’edutainment: educare divertendosi. Un settore in crescita e tutto da esplorare, che oltre ad offrire nuove opportunità a giovani imprenditori, creativi e professionisti della formazione,  può innovare e arricchire la formazione pubblica e porre davvero le basi per l’innovazione futura.

E voi, conoscete realtà italiane che stanno intraprendendo questa strada?