Twitter vs Murdoch: censurare con lentezza

Nelle ultime settimane l’opinione pubblica inglese è stata risvegliata dal torpore estivo dal terremoto che ha colpito il gruppo mediatico News International, proprietà di Rupert Murdoch. Un tabloid del gruppo, News of the World, è da mesi coinvolto in uno scandalo legato a intercettazioni telefoniche illecite a danno di personaggi dello spettacolo e della politica.

La scorsa settimana è emerso che gli stessi mezzi abusivi, accompagnati da atti di corruzione, furono impiegati tra il 2002 e 2003 per carpire notizie esclusive sull’uccisione di una tredicenne inglese e sulle famiglie delle vittime degli attentati terroristici del 2002. Condanne feroci si sono sollevate sia dal basso che dalle istituzioni ufficiali. Petizioni online che invitavano i principali investitori pubblicitari a boicottare la rivista hanno portato alla cancellazione di oltre 20 contratti milionari con marchi di primo piano. Nel frattempo, Rupert Murdoch e la ex direttrice di News of the World, Rebekah Brooks, sono stati convocati in un’inchiesta parlamentare, mentre il governo conservatore ritirava il proprio appoggio a Murdoch nella scalata di BSkyB, colosso satellitare britannico la cui conquista avrebbe garantito al magnate un semi-monopolio sul mercato mediatico del Regno Unito.

A seguito di questi fatti, il 10 Luglio è stata annunciata la chiusura della rivista News of the World, il 15 Rebekah Brooks ha rassegnato le dimissioni da direttore generale di News International, appena due giorni prima essere posta in stato di fermo.

I social media, Twitter in particolare, sono stati protagonisti in questa vicenda. Durante la prima settimana i tweet che esibivano l’hashtag #notw hanno invaso la piattaforma di microblogging, attaccando direttamente gli investitori pubblicitari e creando una gigantesca crisi reputazionale peri brands coinvolti che si sono trovati obbligati a dissociarsi dalla rivista. Con la chiusura di News of the World molti hanno gridato alla vittoria finale dei media sociali sui corrotti media tradizionali. Ma se c’era del marcio a News Corp, qualcosa non torna anche su Twitter. Dopo le ripercussioni di questo tsunami social, e nei giorni successivi l’annuncio della chiusura del tabloid, le hashtag #notw, #Murdoch e #BSkyB sono misteriosamente scomparse. Questo nonostante rimanessero tra le tag più usate e avessero percentuali molto più alte di trending topics quali il trasferimento del calciatore Jonathan Woodgate.

Anche quando la notizia bomba delle dimissioni di Rebekah Brooks è arrivata alla Twittersfera, che la invocava da giorni, il nome della giornalista britannica non è apparso fra gli argomenti più discussi, nonostante invadesse il tweetfeed di mezzo Regno. C’era invece il nome di un personaggio del nuovo Harry Potter.

Non è la prima volta che solleviamo sospetti di censura su Twitter, ne avevamo parlato in merito alle contestazioni dei No Tav un paio di settimane fa, ed era successo con Wikileaks lo scorso anno. Il social newtork si giustifica dicendo che i trendy topics vengono stabiliti non in base al volume ma alla velocità dei tweets. Nessuna censura dunque, solo tweets stranamente rallentati su temi scottanti. Sarà che le fans di Justin Bieber arrivano sempre prima, ma può la velocità essere un metodo accettabile per misurare la rilevanza di argomenti su un forum di opinione pubblica globale quale Twitter sta diventando?

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