Twitter Analytics, a cosa servono se non hai obiettivi?

A partire da oggi avrete un nuovo strumento nel vostro arsenale: stiamo lanciando un nuovo tool in grado di misurare i vostri Tweets organici.

Questo è l’annuncio che dal blog ufficiale di Twitter ha girato mezzo mondo e sta facendo esultare molti addetti ai lavori bisognosi di misurare il lavoro di content management per se o per i propri clienti. In breve ora è possibile:

– Monitorare visualizzazioni, interazioni con tweet o link e la percentuale di attivazione con dettaglio al singolo tweet, che sia esso sponsorizzato o meno;
– Confrontare i dati relativamente ai device e alle mensilità;
– Esportare i dati in .csv.

Per attivare integralmente queste funzioni è necessario verificare il proprio sito così da poter accedere alle visualizzazioni dei tweet che contengono link ai contenuti del portale.

Probabilmente questa nuova feature nasce dall’esigenza di portare nuovi clienti a investire sulle rinnovate attività di performance, non a caso da poco è stato anche introdotto un formato pubblicitario dedicato all’istallazione di app mobile. In realtà la barriera all’ingresso è alta poiché è richiesto un budget minimo di 1,5k/mese per accedere al programma.

Gli addetti ai lavori sanno che queste operazioni erano già possibili, con strumenti di terze parti e quasi sempre a pagamento, così è più probabile che l’apertura di un tool ufficiale di analytics serva a Twitter per posizionarsi tra gli strumenti affidabili poiché misurabili, più o meno alla stregua di Facebook.

Troppo spesso mi trovo a parlare con clienti che vogliono presidiare questo spazio più per senso del dovere che per reale convinzione. Ciò che spesso manca è un chiaro fondamento strategico dietro la scelta di essere presenti su Twitter, i relativi obiettivi e le conseguenti leve per raggiungerli.

In quest’ottica gli analytics possono aiutare a capire se stiamo andando nella giusta direzione, altrimenti saranno funzionali solo generare una ricerca frenetica all’engagement a tutti i costi.