Turismo e Comunicazione, quali trend in Italia?

Continuiamo l’intervista a Marianna Colantoni, Digital Consultant e Food Blogger, per scoprire cosa vuol dire raccontare storie nell’ambito della promozione turistica [qui la prima parte]. Buona lettura.

Come è cambiato il turista in questi ultimi anni?

Negli anni ’80 un noto tour operator realizzò una pubblicità il cui claim è entrato a far parte del linguaggio comune. Oggi suonerebbe più o meno così: “Turista fai da te? No Internet? Ahi ahi ahi ahiiii!”.

Questo ci dice un primo dato fondamentale e cioè che, indipendentemente dalla formula scelta dai viaggiatori per organizzare le proprie vacanze esiste ormai una costante: il ruolo di Internet.

Da un’interessante ricerca condotta su un campione di più di 6.000 viaggiatori europei e presentata da Yahoo al BIT – Borsa Internazionale del Turismo del 2014 – emerge quanto segue:
– Solo nel 2014 il 91% degli intervistati ha prenotato online un servizio di viaggio.
– Il web è ritenuto il canale più affidabile per cercare informazioni sulle località turistiche e sulle strutture ricettive.
– Il 46% degli intervistati utilizza i motori di ricerca in fase di pianificazione della propria vacanza e, chi possiede un dispositivo mobile si connette durante il viaggio (ben il 99%) o prenota e pianifica il viaggio attraverso delle applicazioni (il 47%).

Un dato importante emerge nell’utilizzo dei dispositivi mobile che già nel 2011 spinse Skyscanner e Hotels.com a realizzare un’app per Android dalla quale si poteva prenotare in qualunque tipo di situazione, come quella di lanciarsi da un aereo con il paracadute e in discesa prenotare. L’app, infatti si chiama “Xtreme Booking” e, credo, che il video parli da solo!

Un altro cambiamento importante riguarda la “ricerca dell’autenticità” caratterizzata da una dimensione “esperenziale” che il viaggiatore moderno oggi va sempre più ricercando. Questo vuol dire che il viaggiatore oggi non vuole essere mero spettatore, ma vuole integrarsi e far parte del contesto come protagonista.

L’esempio più eclatante in tal senso è sicuramente l’iniziativa, giunta alla sua terza edizione, di #Albeinmalga – quando l’alpeggio prende vita, ovvero un calendario di appuntamenti che permette agli ospiti di far visita alle aziende agricole che vivono e lavorano nelle malghe in Trentino appunto, e di calarsi nella loro realtà alzandosi all’alba per andare a mungere le vacche, pascolarle e poi lavorare il latte fino a farlo diventare formaggio.

In Italia, lo Storytelling viene utilizzato efficacemente nel settore della promozione turistica o ci sono dei margini di miglioramento?

Beh, non ci sono dati che possano supportare ciò che sto per affermare, lo dico solo basandomi sulle mie esperienze professionali che sempre più spesso [e anche per scelta e vocazione personale] mi portano a muovermi in questo settore della comunicazione digitale.

Infatti, proprio per questioni professionali, ho la fortuna di incontrare molte aziende che operano nel settore turistico – in cui mi sento sicura di includere anche le aziende agricole che, come abbiamo visto per il Trentino, sono un operatore di promozione del territorio a tutti gli effetti – tra le quali riscontro, tra le diverse problematiche, non tanto la difficoltà nel raccontarsi, ma la mancanza di una strategia che li aiuti a capire come farlo. E questo dipende da un fattore che chi come me, lavora nella consulenza digital e social oriented, riscontra un po’ in tutti i settori, non solo in quello turistico, e cioè la mancanza di conoscenza degli strumenti che si hanno oggi a disposizione, soprattutto riguardo le meccaniche corrette da innescare per raggiungere i propri obiettivi.

Fatta questa premessa, ritengo quindi che in Italia la capacità del sapersi raccontare in modo efficace, a parte qualche sporadico caso, non è ancora emersa, ma la voglia di mettersi in gioco è sicuramente tantissima.

  • controviaggio

    Inutile conoscere molte lingue se non si ha nulla cui dire. I social hanno amplificato esponenzialmente il potere comunicativo veicolando però le persone (e le aziende) a preoccuparsi della quantità anziché concentrarsi sulla qualità. Prima che alla strategia comunicativa molte aziende farebbero bene a studiare una strategia …aziendale.

  • Paola_scusateiovado

    Interessante articolo. Mi è sorto solo un dubbio: come è stata fatta la ricerca di Yahoo presentata in BIT? Online? La percentuale mi sembra davvero altissima e quindi mi stavo chiedendo come fosse stato preso questo campione :)