Stereomood, come emergere tra le startup [INTERVISTA]

Piano piano le nostre startup diventano famose in tutto il mondo ma spesso non sappiamo che dietro ci sono ragazzi che hanno frequentato la nostra università, lontano dalla sognata Silicon Valley. Per questo ho intervistato Daniele Novaga co-founder e CEO di Stereomood che ci racconta il suo lavoro.

Com’è nata l’idea di Stereomood e soprattutto cos’è? Insomma facci capire come funziona a chi non vi conosce.
Stereomood
è una delle novità più dirompenti nella fruizione musicale sul web e da pochi giorni anche su mobile: una web radio che traduce immediatamente in musica le emozioni dei suoi ascoltatori, creando playlist per ogni stato d’animo e ogni situazione, dalle più abituali alle più straordinarie. Hai bisogno della colonna sonora ideale per la tua cena romantica, per lavorare fino a tarda notte, guidare nel traffico o fare l’amore? Basta scegliere fra uno degli oltre 100 stereotags presenti in homepage e in un solo click avrai una playlist sempre aggiornata consona alle tue aspettative e ai tuoi desideri.
120.000 fan su facebook e 14.000 followers su Twitter, 50.000 brani provenienti dai migliori blog musicali internazionali organizzati in più di 100 playlist. Più di 1 milione ogni mese le persone al mondo che continuano a trovare su stereomood la musica ideale per addormentarsi, leggere, piangere e sognare.
La forza del sito è suggerire una diversa classificazione della migliore musica indipendente della blogosfera, più vicina alle esperienze emotive degli ascoltatori rispetto alle tradizionali classificazioni per genere, artista o album.
Per farlo non utilizziamo algoritmi matematici ma il “cuore” della nostra community: il nostro sistema interpreta l’interazione degli utenti e l’ordinamento stesso delle playlist è basato sul loro gradimento. La via più efficace per generare playlist emotionally-drived.
L’ascolto per mood offre una modalità realmente efficace di scoperta musicale secondo modalità molto più trasversali rispetto a servizi come Pandora o Last.fm.
Ad esempio ascoltando la nostra “happy” playlist puoi trovare in sequenza un brano famoso di Hercules and love affairs, poi un brano di musica africana e una happy song di un cantautore che ha caricato da sé il suo mp3 sul sito per diffondere al mondo la sua opera.
L’idea di Stereomood è nata dalla passione musicale dei suoi founders, ma la vera molla che ha fatto scattare il progetto è stata la volontà di metterci alla prova nel realizzare qualcosa di totalmente nostro, sfruttando quell’intuizione che è alla base del successo di Stereomood: l’idea di una classificazione della musica su base emotiva non era stata ancora sviluppata e la sua forza era nella sua semplicità, non poteva essere un’idea sbagliata…

Siete da poco entrati nel mercato del mobile. Che aspettative avete e come state lanciando le applicazioni per Android e iOs?
Abbiamo lanciato le app mobile la scorsa settimana rendendo felici i moltissimi utenti che ci chiedevano di poter portare stereomood sempre con loro. Stereomood trova nel mobile una sua naturale estensione: playlist come “running”, “driving”, “workout” o “beach party” si adattano perfettamente all’esperienza mobile. Del resto servizi di music listening e music discovering affini al nostro stanno registrando in tutto il mondo uno shift verso queste piattaforme e il team è particolarmente eccitato nel vedere quali prospettive possono aprirsi.
Abbiamo lanciato le app facendo leva sulla nostra community e i nostri contatti, ed ora siamo pronti a recepire commenti e feedback dei nostri fan per poter fornire un servizio sempre migliore.
Nelle prossime settimane lanceremo la versione per i tablet (iOS e Android) che prevederanno delle features in più rispetto agli smartphone: una su tutte la possibilità di esplorare bio e info aggiuntive degli artisti in ascolto.

Che consiglio dareste ad uno startupper che ha intenzione di partire oggi?
Prima di tutto crederci e confrontarsi subito con il mercato, lanciando una beta del prodotto prima possibile. Bisogna puntare sulla qualità, questa è una priorità assoluta: se risponde ad effettive esigenze degli utenti e lo fa migliorando la vita delle persone (anche per un piccolo semplice aspetto) sarà destinato a circolare sul web, a partire dai social network e dai blog, catturando sempre più utenti che saranno felici di condividerlo con gli altri. Il word of mouth è stato l’ unico strumento di marketing che potevamo permetterci, ma ci ha portato in alto grazie alla validità del servizio che proponevamo: guadagnata una solida base utenti, si possono testare più modelli di business e scegliere quello più adeguato e valido.
Rispetto a quando siamo nati la cosa positiva è che tutti gli imprenditori italiani possono ormai contare sull’esperienza e il supporto di personaggi di primo piano che hanno già avviato e consolidato i propri progetti, passando tutte le fasi che una startup deve affrontare, dal lancio sul mercato alla tentazione di mollare tutto e fare una vita “normale” fino alla ricerca di capitali: una sorta di prima generazione di startupper italiani che sono sempre disponibili a condividere le loro esperienze e a dare preziosi consigli.

Photo Credits | raylim