San Francisco, ecco le startup che ci cambieranno la vita

Appena arrivi a San Francisco vieni immediatamente risucchiato in un turbinio di razze, colori, religioni e sapori. E’ fisica. E’ inevitabile. “E’ l’universo che ti sta parlando: devi solo ascoltarlo” (cit: Les Grossma – Tropic Thunder). La cosa più incredibile a detta di chiunque sia qui da poco tempo e sia venuto a “far business” in questo angolo di mondo è come un luogo così tranquillo e calmo (take it easy man!) sia il fulcro tecnologico che ha portato alla luce fenomeni quali Google, Facebook ed Apple e sia un incessante ecosistema economico incentrato sull’innovazione.

Certo, anche qui i problemi non mancano – scoppio della bolla 2.0 -, svariate startup finanziate per milioni di dollari sono a volte in crisi, devono trovare da vendere (exit strategy) e, dopo il flop della IPO di Facebook, la sfiducia in certi ambienti è tangibile. Devo dire che tutta la rete gli ha dato effettivamente troppo hype, ed adesso ne paghiamo le conseguenze. Ad esempio, chi si compra Klout? chi si compra Foursquare? Ha fatto bene Gowalla a vendere al momento giusto. Sembra un gioco. Anzi, a volte mi sembra che qui si parli di innovazione e startup come nel bar sotto casa si parla delle partite di calcio. E probabilmente è per questo che è difficile innovare in Italia. Ed è per questo che le startup fanno la fame da noi mentre i giocatori di calcio guadagnano milioni di euro. Scusate la frecciata, ma era necessaria.

Partecipando ad eventi quotidianamente (è spaventoso, ce ne è più di uno al giorno!) ho avuto la fortuna di conoscere alcune startup che potrebbero cambiare o anche semplicemente facilitare nel prossimo futuro la nostra vita online e offline:

a) YouEye: eye tracking for the rest of us, ovvero tramite taskrabbit prendono le persone prese dalla massa, gli fanno vedere il tuo sito e tramite webcam analizzano sia le emozioni che i tempi di reazione come ogni programma di eye tracking. La cosa che li rende diversi dal solito è che sono Saas e il pricing è per le tasche di tutti. Non è male, ce ne sarebbe davvero bisogno in Italia!

b) Eye Capture: una soluzione alla Google Goggles per le riviste per sostituire gli antiestetici QR Code. Basta scattare una foto con la app e ti “aumenta” la rivista con contenuti extra e approfondimenti (decisi a monte con l’editore).

c) Babelverse: questi ragazzi “spaccano”! Sono appena arrivati finalisti al techCrunch Disrupt di New York, e hanno vinto il Rhok di San Francisco. Hanno sviluppato una piattaforma di traduzione in tempo reale (in streaming) da e verso tutte le lingue del mondo, basata su una community di interpreti volontari. Tanto semplice quanto geniale ed efficace.

d) Mention: La sto provando in questi giorni, mi sembra abbia tutte le possibilità per diventare a breve l’alternativa migliore ad Hootsuite. E’ stata sviluppata da eFounders, un incubatore privato francese. Monitorizza multipli account Facebook, Twitter, forums, groups, web, ecc. Una soluzione per tutte le tasche (99$ l’anno) ma efficace per i social media manager che lavorano in proprio, ma hanno bisogno di una soluzione che monitora a 360 gradi.

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