Squer.it, le news online secondo Leone Crescenzi [INTERVISTA]

Una delle più interessanti novità in ambito social di questi ultimi mesi è sicuramente Squer.it, start-up – anche se preferiscono non definirsi così – tutta italiana di grandi ambizioni, che dallo scorso 25 giugno è online con la sua piattaforma, fruibile dagli internauti nella sua versione Beta.

Conosciamo insieme questo progetto, facendo due chiacchiere con uno dei suoi padri fondatori, nonché CEO della società: l’imprenditore Leone Crescenzi.

Ciao Leone. Raccontaci cos’è Squer.it e come è nata l’idea.
Innanzitutto cominciamo con il nome: Squer.it è il nome completo della piattaforma, uno Squer invece è un nostro articolo. Abbiamo deciso di giocare con i molteplici significati del verbo inglese “square”, storpiandolo un po’ e facendolo nostro. Squer.it potrebbe significare “quadratalo” o “piazza-lo” ma anche “potenzialo”. E ovviamente c’entrano i quadrati di cui è popolata l’home page.
È una piattaforma editoriale un po’ diversa dalle altre, l’idea iniziale è nata da lunghe conversazioni tra Silvia Berti, la direttrice responsabile – giornalista sportiva ed ex capo ufficio stampa per Merit Cup (Philip Morris) e A.C. Fiorentina [n.d.a.] – ed il sottoscritto.

In poche semplici parole, come funziona questa piattaforma?
Squer.it è un sito di news con una meravigliosa tecnologia, direi unica almeno nel panorama italiano. Una tecnologia che ci permette di tracciare gli argomenti più interessanti senza l’intervento umano e di presentare con lo stesso peso agli utenti gli argomenti su cui la redazione ritiene di scrivere un articolo, senza una nostra selezione per importanza, senza una nostra agenda. Come avrai notato, infatti, ogni pezzo ha la stessa dimensione e non c’è il “titolo di apertura”. Inoltre offriamo principalmente tre modi diversi di organizzare i contenuti – anche se in realtà sono molti di più, hai provato a cliccare su un’etichetta dentro uno Squer? – cosa abbastanza atipica per un sito di news.
L’Hashtag Cloud filtra il rumore da Twitter e presenta i veri trend “notiziabili” della giornata, la Squerability fa il resto con i nostri contenuti, mettendoli in una sorta di competizione. E finalmente gli utenti hanno quello che interessa loro, senza un indirizzo esterno dato da cosa il “giornale” ritiene interessante a prescindere.
Diciamo che disintermediamo intermediando. O che intermediamo disintermediando, tanto per usare un paio di espressioni tanto care al dibattito in questi mesi.

Chi partecipa al progetto e in che modo?
Lo staff è molto ampio, anche perché non siamo un aggregatore, per cui abbiamo una vera e propria redazione che produce contenuti. Siamo molto forti nell’ambito sportivo ma ci faremo valere anche per le altre news. Abbiamo davanti alcuni mesi molto stimolanti.

Andiamo un po’ più nel dettaglio del progetto. Che modello di business avete messo in piedi?
Abbiamo due modelli di business. Il primo sta già portando i suoi frutti grazie ad una partnership strategica incentrata sulla cessione di contenuti e sulla fornitura di tecnologia che accompagna Squer.it fin dalla data di costituzione della società, quindi prima che la piattaforma andasse online.
Il secondo è un modello pubblicitario piuttosto differente dal solito. Abbiamo ragionato su cosa offre attualmente la pubblicità su Web agli utenti, e la risposta è stata una: disturbo. La pubblicità è disturbante, e così ci siamo chiesti: ma non è possibile fare meglio tutto questo? La pubblicità è necessaria per gli editori, lo sanno tutti, ed è quel genere di prezzo che gli utenti sono disposti a pagare per avere un contenuto gratuitamente, lo fanno tutti i giorni milioni di persone guardando la televisione. Ma sul Web l’educazione dell’utente è diversa, e un banner disturbante a tutto schermo non aiuta l’utente ad affezionarsi al tuo sito web. È un problema non solo italiano. Ma è possibile che non ci sia un altro modo per risolverlo?
Siamo piccoli, ma stiamo parlando con aziende, con concessionarie, con centri media che sono perfettamente coscienti del problema e sanno che così non si potrà andare avanti a lungo. Stiamo proponendo un nuovo modello che tratta in un modo completamente differente la pubblicità, in modo più interessante e stimolante per l’utente, ma anche gratificante per noi. Non è facile e non lo sarà, ma crediamo sia il giusto compromesso e il giusto modo di procedere oggi. Presto uscirà il primo annuncio pubblicitario su Squer.it, e da lì inizieremo effettivamente a modificare il paradigma proponendo un’altra idea sul mercato.

Avrete sicuramente effettuato degli investimenti importanti. In quanto tempo prevedete di recuperarli?
Gli investimenti effettuati sono già in fase di recupero e contiamo di recuperare l’intero investimento entro 18 mesi, per cui dicembre 2013.

Quali sono i vostri obiettivi?
Squer.it non è un progetto solo italiano. È centrale per noi un’espansione a livello europeo. Questo è il nostro primo, ambiziosissimo, obiettivo.

Per concludere, che consiglio daresti ad uno startupper che ha intenzione di avviare oggi il suo progetto?
Di iniziare non definendosi “startupper”. Perché ci si ripete in testa questa parola e sembra di aver fatto già una buona metà del lavoro. Mi sento di consigliargli di mettersi in gioco, di scegliere il proprio ruolo all’interno dell’idea di azienda che ha in testa e di lavorare, tanto, facendo qualunque cosa. Di pensare sempre prima all’azienda e poi a se stesso. E di non pensare a vendere e basta.
Chi fonda un’azienda per venderla dopo pochi mesi o anni è un investitore, non un imprenditore. Chi sogna di creare qualcosa dal nulla, di perseguire un fine, di migliorare la vita dei propri clienti o utenti, di risolvere anche un pezzettino quasi microscopico della loro vita, chi vuole dar lavoro, creare qualcosa di durevole, quella è gente che ha la mia stima.
Per cui il mio consiglio è pensare al prodotto, pensare a cosa stai offrendo ai tuoi clienti, migliorarlo fino all’esaurimento delle forze, e creare intorno a quel prodotto una vera e propria azienda. Ed evitare, se possibile, di andare agli eventi, o perlomeno selezionarli molto attentamente.