Cosa accade se i Social si mettono al servizio del Sociale

Che i social media siano la versione 2.0 del sempre efficiente passaparola è un concetto che comincia a convincere anche i più restii a sperimentare le novità dei media digitali. E che il passaparola, bisbigliato e digitale che sia, diventi fondamentale per la brand reputation è un punto di partenza non solo per chi fa business ma anche per le organizzazioni senza scopo di lucro.

I media digitali diventano un modo virale per diffondere idee, sponsorizzare cause e raccogliere fondi, creando ingaggio e sviluppando community borderline tra l’online e l’offline, che credono, o comunque contribuiscono, alla causa d’interesse.

Gli UK sono da sempre all’avanguardia nel settore delle charity, e svariati sono gli esempi di campagne di successo in cui il digitale la fa da padrone. Un esempio di successo è l’associazione Laukaemia and Lymphoma Research – fighting blood cancer che, organizzando eventi sportivi, trasforma i partecipanti in ambassador della lotta contro la leucemia, spronandoli a creare pagine di donazioni online per attingere dalla propria rete di conoscenze e amicizie. Un altro esempio è Run To The Beat che finora ha raccolto più di 1 milione di sterline in favore della causa.

Molto interessante anche la campagna The Big Dig, organizzata da WaterAid, associazione che si occupa delle crisi idriche nel mondo, per la costruzione di pozzi in Malawi. Lo storytelling delle attività tramite social e blog, con tanto di canale Instagram dedicato, ha permesso di raccogliere più di 2 milioni di sterline.

In Italia non ci siamo ancora arrivati del tutto, anche se la direzione è quella. La recente iniziativa di Avsi – ONLUS impegnata con oltre 100 progetti di cooperazione allo sviluppo in oltre 30 paesi del mondo – nasce in risposta all’emergenza umanitaria in Siria e sfrutta l’onda virale per una buona causa. #10forSyria, spronando fan e follower a postare foto utilizzando l’hashtag della campagna, ha permesso ad Avsi di raccogliere oltre 100.000 euro in donazioni con un sistema che sfrutta il network di conoscenze online degli utenti e potenziali donatori per diffondere conoscenza su una buona causa. Donazioni a minimo costo di gestione, che permetteranno di devolvere l’importo a sostegno dei profughi siriani rispondendo tempestivamente ai casi di emergenza come questi. Velocità, bassi costi di gestione e capillarità tornano utili in questi casi.

Gli strumenti digitali permettono di aumentare il potenziale di donazioni utili per la propria causa grazie alla diminuzione dei costi di gestione e di sponsorizzazione e l’aumento percentuale di audience raggiunta. Non solo, permettono, inoltre, di vincere la sfida della fiducia assicurando un maggior coinvolgimento e trasparenza nel racconto di dove va la donazione. Avvicinarsi al campo di lavoro leggendo tweet, vedere lo sviluppo del progetto attraverso fotografie o post, permette al donatore di partecipare alla causa, non solo, ma anche finanziariamente.

Minimo sforzo per massimo risultato, 2.0.

Immagine tratta dall’iniziativa The Big Dig 2012

  • Frenci

    Un progetto europeo legato al sociale è stato lanciato l’anno scorso dal brand Tommy Hilfiger che offriva la possibilità a 6 persone provenienti da tutta Europa di andare in Uganda 1 settimana per scoprire il progetto TH Foundation, si vinceva attraverso un tweet #makeapromse, io ho partecipato tra oltre 50.000 tweet per l’Italia è stato scelto il mio.

    http://francescabello.com/2012/05/31/im-th-ambassador/