L’ottimizzazione social non sostituisce la SEO

Tim Anderson su “The Guardian” ha recentemente esposto la tesi secondo cui i risultati di ricerca di Google rilasciano sempre più annunci a pagamento, citando una ricerca di Tutorspree dove solo il 13% dei risultati di una ricerca sono organici, “il resto sono pubblicità e spazzatura”, e quindi utilizzare la Search Engine Optimization [SEO] per raggiungere il pubblico in modo organico sta diventando sempre più difficile e inutile.

Secondo Anderson, e tanti altri che si sono accodati a questa teoria, l’alternativa sarebbe la Social Media Optimization [SMO], ovvero l’utilizzo dei social media – Facebook principalmente, ma non solo – allo scopo di generare traffico Internet verso un determinato sito/blog attraverso l’interazione e l’ingaggio degli utenti.

LA SEO E’ MORTA E LA SMO NASCERA’ DALLE SUE CENERI?

A mio parere la situazione è molto più complessa e mi sento di non condividere il post citato per almeno 2 ragioni:

1. Gli annunci a pagamento sono pensati da Google per soddisfare le richieste delle persone, non per mettere pubblicità a casaccio. Se funzionasse come pubblicità generalista e non, invece, targetizzata, Google Adwords fallirebbe in massimo un mese [stralcio di commento all’articolo ripreso da Wired Italia].

2. Il business model di Google è l’ottimizzazione adv, ma è lo stesso anche per il social per eccellenza: Facebook. Infatti dalla quotazione in borsa Zuckerberg ha spinto sempre più sull’Edgerank, l’algoritmo che fa comparire gli aggiornamenti di Pagine o utenti con cui abbiamo avuto maggiori relazioni nel tempo [leggi cos’è e come funziona], “costringendo” i Brand che vogliono emergere ad investire denaro in promoted post, coupon e adv di vario genere.

CONVIENE INVESTIRE SU FACEBOOK?

Alcuni mesi fa scrissi questo post mettendo a confronto i benefici derivanti dall’ottimizzazione organica di Google con quella adv di Facebook. In sintesi, se originariamente il traffico al sito era a uno dei punti di forza di Facebook, oggi sta andando in una direzione sempre più orientata all’ottimizzazione adv rivolta ai “big spender” che hanno campagne da promuovere e obiettivi di traffico nel breve periodo con grandi numeri ma dalla bassa qualità. Al contrario per progetti editoriali come Republic+Queen, con programmazione di medio-lungo periodo, trovo maggior utilità da un lavoro quotidiano che garantisce traffico al sito costante nel tempo con contatti di buona qualità e un’ottima indicizzazione organica dei post su Google.

Detto ciò generare engagement tra i propri fan è una necessità più che una possibilità e probabilmente la SEO non morirà ma la SMO sarà parte integrante dell’indicizzazione dei contenuti sui motori di ricerca dove la discriminante saranno menzioni, condivisioni e commenti dei lettori su social.

Cosa ne pensate? Nel frattempo fate un gesto SEO..condividete ;)

  • Ok, riducendo un po’ il problema, se la tua azienda produce gruppi elettrogeni o pompe idrauliche non fare SEO, fai una bella pagina facebook e vedi che succede :-)

    • Pascal Door

      direi che è un’osservazione esatta: bisognerebbe quantomeno distinguere il mercato b2c da quello b2b prima di argomentare come fa l’autore del guardian