Sarà la musica che gira intorno [RIFLESSIONI]

Così cantava Ivano Fossati nel suo celebre brano. La musica rappresenta senza dubbio l’elemento che più facilita l’avvio di una relationship, ovvero un elemento universale.
Il periodo postmoderno che stiamo vivendo è caratterizzato da una moltitudine di “tribù”, di aggregazioni di persone non necessariamente omogeneo (in termini di caratteristiche sociali obiettive), ma interrelato da un’unica soggettività, una pulsione affettiva o un ethos in comune (rif. Bernard Cova).
Tante tribù, tanti linguaggi/segni in(de)finiti, nel senso che si trasformano continuamente miscelando canoni precedenti e generando qualcosa di nuovo ed originale.
La musica in quanto duttile e malleabile ben si presta a rappresentare il punto di partenza di una relazione. L’ambiente musicale è comunicativo, coinvolgente e liberatorio, in grado di offrire espressività altrimenti impossibili. Attraverso la musica le persone costruiscono il loro mondo, lo abitano e lo interpretano (rif. Domenico Sigalini, Relazione introduttiva a Hope Music School, anno 2003). Per lo più è un linguaggio legato all’ascolto, ma oggi non è più così. O meglio non è solo così. Oggi la musica è immagine e l’utilizzo di supporti video contribuiscono sia al posizionamento che al top of mind. Dunque la musica non è solo un susseguirsi di suoni o un processo armonico tenuto insieme dalle note, ma è anche immagine, testo (ove esista), un vero e proprio processo comunicativo che mira a trasferire o a rafforzare un emisfero valoriale insito in ogni persona.
La musica offre potenzialità diverse se non nuove. Come i brand “sfruttano” la musica per amplificare il raggio d’azione della relationship avvicinando maggiormente i prodotti a chi ne deve fruire, così gli autori possono rivisitare il confezionamento del loro prodotto musicale in modo che possa essere fruito da una pluralità di persone. Un brano non è “compiuto” solo con la scrittura dell’ultima nota o con l’ultimo arrangiamento; un brano è compiuto quando la sua cifra stilistica sublima la percezione portandola su altri piani rispetto alla generale classificazione dei generi (Classica, POP, Dance, Hip Hop etc.). Ed è su questo aspetto che si lavora. Infatti, grazie all’utilizzo di codici affini (visuali) il brano acquista una personalità sinestetica che avvicina le persone a generi altrimenti ritenuti troppo impegnativi. La musica Classica è uno di quei generi che “rischia” di più, ma i video che seguono forniscono un valido esempio di come questo genere possa essere proposto. Ad esempio come proporre un brano di Vivaldi?
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Il duo ThePianoGuys ne è un esempio chiaro, netto. Come anche la violinista Lindsey Stirling.
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Per la musica agisco “di pancia”: cerco quel get feeling che mi prenda. Casualmente sul web sono venuto a conoscenza di questi due artisti che mi anno avvicinato a questo genere con interesse. Miscelando alfabeti differenti si creano nuovi linguaggi e si riesce a parlare a persone conquistandole, avvicinandole a sè ed allargando la propria audience. Stay tuned!
Photo Credits | dudizm