Pubblicità, cosa dobbiamo aspettarci ancora?

Guardare “Mad Men” con un occhio analitico, per chi nel mondo del marketing ci lavora ogni giorno, porta a pensare a quanto le cose siano cambiate.

Negli anni Sessanta bastava un’idea e uno slogan convincente. Le buone idee non sono passate di moda, ma certo oggi la strategia di una campagna pubblicitaria è molto più complessa.
Riuscire infatti a catturare l’attenzione del consumatore, in un mondo che ci inonda costantemente di informazioni, è una continua sfida per i marketer e brand di oggi, che spesso si sentono in obbligo di essere presenti su ogni piattaforma per stare al passo con i tempi ed essere “cool” agli occhi di tutti.

Guerrilla e disruptive marketing sono una risposta nel mondo della “like economy”, persino creare video “viral” diventa un’arte (basti pensare a “Gangnam Style”), eppure queste tecniche ormai sono già assimilate o lo saranno presto.

Cosa rimane quindi ai pubblicitari? Quali sono le ultime frontiere del marketing?

Immedesimiamoci per un momento in uno strategist al servizio di una marchio globale come Coca Cola. Di certo, ormai, capire come creare “engagement” sulla propria pagina Facebook o profilo Twitter non costituisce più un problema, né come dosare le opzioni di pubblicità a pagamento. No, la domanda che si pone é “what’s next?”, perché è qui che si gioca la partita agli alti livelli. Marchi come Coca Cola sono gigantesche macchine che impiegano tempo per muoversi. Percepire quali siano i trend del futuro significa avere un vantaggio su i competitors.

Una frontiera da abbattere sarà quella della fisicità, oltrepassare il corpo umano e diventare tutt’uno con l’ambiente che ci circonda tramite la tecnologia.

I Google glasses ne sono un esempio, già nel quotidiano possiamo notare piccoli passi in questa direzione, come Siri su iOS e la “voice search” su Chrome e Android.

I cartelloni pubblicitari diventano interattivi ed i movimenti del corpo ne cambiano il messaggio così come l’attitudine dei consumatori cambia da semplice ricevitore che subisce il messaggio a consumatore che cerca il messaggio più adatto a lui/lei.

Già oggi, ed in futuro ancor di più, la pubblicità permea le nostre vite in un modo o in un altro, in ogni momento della giornata.

Persino quando indossiamo un indumento col logo in bella vista o un accessorio ben riconoscibile, diventiamo inconsciamente “brand ambassador”. Forse è per questo che già si sperimenta con i tatuaggi pubblicitari (temporanei e non) e si è arrivati persino a sfruttare le barbe incolte.

Una domanda sorge spontanea su tutte: quando è lecito fermarsi?

Coloro che hanno commentato l’ultimo esperimento di Sky, ovvero promuovere programmi TV attraverso i finestrini del treno, quando vi si poggia la testa tramite una tecnologia silenziosa, hanno già sentenziato che questo è troppo.

Vedremo cosa ne pensa la prossima generazione.