L’illusione di una matura presenza politica sul Web

C’eravamo cascati tutti, con le amministrative 2012 abbiamo assistito ad un precipitarsi di candidati su Twitter, la principale piattaforma di microblogging. C’erano tutti, dal candidato al consiglio comunale del minuscolo paese al candidato sindaco dell’importante capoluogo.

E’ stato un putiferio di tweet roboanti. Per quell’occasione sono nati servizi validissimi (Elezioni.it, Tweetpolitico, Politicount) che tuttora monitorano l’attività dei politci sui social media.

In questo contesto c’era chi diceva che i politici sembravano aver compreso prima delle aziende la validità della comunicazione su Twitter.

Qualche politico è stato accusato di aver acquistato dei follower falsi su Ebay.

Sembrava che il mondo politico si fosse spostato di peso sui social media. Sembrava di assistere alla transizione al digitale più rapida di qualsiasi altro paese.

Cosa è rimasto di questa esperienza?

Per pura curiosità, a distanza di un paio di mesi dalle amministrative, sono andato a guardarmi i profili Twitter dei politici di tutti i capoluoghi di provincia d’Italia. E’ un’operazione abbastanza semplice se usi il software giusto. Ho scoperto che la maggioranza di questi profili ha l’ultimo aggiornamento proprio a fine maggio (le amministrative si sono concluse il 21 maggio), qualcuno più “audace” si spinge fino a metà giugno e solo i più agguerriti arrivano fino a luglio.

Molti profili, nati a inizio marzo e già in disuso, hanno un numero di follower inferiore alla cinquantina, il che dimostra che per le campagne elettorali sono stati del tutto ininfluenti. Questo dimostra che le amministrative 2012 non sono state affatto delle elezioni digitalizzate.

La maggioranza dei politici non ha ben compreso questi strumenti, li usa ancora come si usano i media tradizionali. Li usano per fare comunicati stampa di tanto in tanto o per lanciare uno spot video.

Ma appena finisce la campagna elettorale questi profili chiudono i battenti e diventano fantasmi. Questo modo di operare sui social media è sbagliatissimo, non è così che vanno le cose.

E’ come chiedere il voto agli elettori, sparire e tornare dopo cinque anni in cerca di un altro voto. Non credo che questa strategia, se così si può chiamare, possa apportare qualche risultato interessante. Tanto varrebbe chiuderli definitivamente questi profili.

Tuttavia di questa esperienza qualcosa di buon è rimasto e mi riferisco alla Political Digital Academy (la scuola di alfabetizzazione digitale del PDL) che ha concluso una stagione di successi in tutta Italia. Le lezioni video della PDA sono accessibili a tutti, anche a esponenti politici di altri partiti. Credo sia stata un vero successo e mi auguro che continui l’anno prossimo.

C’è Unicavox, un social network, ancora in erba, dedicato ai chi fa politica. A mio avviso è fatto molto bene e promette moltissimo.

Non si può non citare Politicount, un servizio di monitoraggio dell’attività dei politici online che rasenta i limiti della scientificità.

Poi c’è Tweetpolitico che compara la popolarità di esponenti pubblici su Twitter.

E non voglio assolutamente escludere tutti quei politici che hanno tenuto duro e che in questo momento sono impegnati a costruire una solida e sana presenza online per le prossime elezioni.

Questi politici saranno quelli che otterranno i migliori risultati alle prossime elezioni locali magari riuscendo anche a rinnovare la politica.

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