MOOC, come mi sono laureata alla Michigan University via web

Lo ammetto: i corsi a distanza non sono certo una novità. Esistono da quando Internet è entrato nelle nostre case e ha iniziato a inventarsi l’e-learning, da quanto la Mondadori cominciò a pubblicare i costi di lingua straniera in edicola, da quando l’Angela Lansbury waltdisneyana seguiva corsi di stregoneria per corrispondenza nella Londra dei primi Novecento.

Però, quello che ho appena terminato è qualcosa di diverso. Charles Severance, familiarmente chiamato Dr. Chuck, è stato il nostro premuroso insegnante a Coursera: insieme a me, un milione (un milione!!!) di studenti di tutto il mondo ha seguito le 7 settimane di corso, ha visualizzato la quarantina di video in programma, eseguito i 7 test previsti più l’esame finale, ha scritto prima (e corretto poi, in peer review) i 2 compiti extra assegnati. E’ lo stesso milione che ha popolato ogni giorno i forum annessi al corso, che ha chattato con me mentre vedevo i video su cui studiare, che mi ha aiutato quando qualcosa non mi era chiaro e ha risposto alle domande e ai dubbi dei propri colleghi di studio.

E’ evidente che questo fenomeno è qualcosa di diverso rispetto a quanto sperimentato in passato: qui, l’apprendimento peer, la famigerata comunità di pratica si è realmente messa in moto. Al termine del corso c’è una sorta di attestato, motivo in più per seguirlo, è vero; ma non sembri questa la motivazione principale: molti dei miei compagni sapevano fin dall’inizio che l’attestato aveva una rilevanza marginale. Io stessa, avendo cominciato in ritardo, non sono sicura di essere riuscita a ottenere il famoso attestato (che, però, in un futuro non molto remoto, potrebbe essere spendibile in modi interessanti, come sta già accadendo ad Helsinki).

Perché, allora, questo tipo di corsi, denominati Massive Open Online Couses, hanno più successo dei più rinomati e longevi corsi, ad esempio, iTunes U?

Posso solo rispondere a livello personale: perché ti senti davvero parte di una comunità, senti di dover mettere impegno in quello che fai perché il tuo docente, per primo, ha erogato lezioni e contenuti di ottima qualità (corso peraltro che, oltreoceano, seguono presenzialmente gli studenti della Michigan University). Perché insomma non vuoi deludere il tuo insegnante, ma non vuoi deludere neppure te stesso, la comunità e il gruppo di lavoro che si crea, i nuovi amici virtuali con cui dialoghi ogni giorno. Non vuoi sprecare la possibilità di seguire un corso di una delle più prestigiose università del pianeta, peraltro con un notevole pregio: … ho detto che il corso è gratuito?

NB: Sul tema, ha parlato più approfonditamente Wired. Qui, io ho voluto soltanto riportare una mia bella, personalissima esperienza che spero spinga altri a ripetere l’esperimento. Buon MOOC a tutti!

  • Non ho capito: parli di un corso di 7 settimane che rilscia una “sorta di attestato”, però nel titolo c’è scritto “laureata”.

  • Beh, sì… perché in effetti ci sono università in cui ci si laurea proprio online! Un esempio? La Hogskolan Dalarna, nella quale ho la fortuna di insegnare (e che, per evitare pubblicità gratuita, non avevo citato): se visiti la pagina (inglese) dell’università, trovi molti corsi di studio gratuiti (se sei cittadino europeo) che, al termine, rilasciano un titolo di studio valido e corrispondente alla laurea italiana (di primo o secondo livello).
    Ti ho incuriosito? Ecco allora il link! http://www.du.se