La rivoluzione marxista nella stampa 3D

Stampare oggetti in 3D direttamente a casa propria era impossibile fino a qualche tempo fa per costi, ingombro e reperimento delle “materie prime”.
Oggi tutto sta cambiando grazie alla diminuzione drastica dei prezzi delle stampanti 3D, su Amazon a 600 euro, e dei numerosi filamenti disponibili su base di plastica, biodegradabili, e persino legnosa.

Se non avete chiaro il funzionamento di una stampante 3D è presto detto: la macchina produce sottilissime strisce, spesso di plastica, che poste l’una sopra l’altra vanno a comporre l’oggetto programmato con software. Per realizzare un oggetto grande come quello che potete vedere sotto la macchina impiega meno di un’ora e pochi euro di filamento.

Complice la crisi del sistema economico occidentale, siamo all’inizio di una nuova rivoluzione industriale capace di trasformare le attuali strutture produttive e sociali. Ma facciamo un passo indietro:

– La Prima Rivoluzione industriale si basava sulla moltiplicazione della forza lavoro;
– La Seconda aveva come elemento centrale la liberazione del tempo;
– La Terza dagli anni ’70 risulta ancora incompiuta poiché – fino ad oggi – non era ancora possibile avere un reale controllo dei mezzi di produzione.

Sembra, quindi che il sogno di Karl Marx si stia facendo realtà grazie al superamento della figura del capitalista che detiene materie prime, macchinari, combustibile ecc, sostituito da un artigiano che si riappropria dei mezzi di produzione, dispone di tutta la gamma dei mezzi per la fabbricazione digitale, e si emancipa dal lavoro subodinato.

Troppo idealista? Leggete cosa scriveva The Economist in un editoriale del 10 febbraio 2011 su questo argomento:

La stampa tridimensionale rende economico creare singoli oggetti tanto quanto crearne migliaia e quindi mina le economie di scala. Essa potrebbe avere sul mondo un impatto così profondo come lo ebbe l’avvento della fabbrica. Proprio come nessuno avrebbe potuto predire l’impatto del motore a vapore nel 1750 – o della macchina da stampa nel 1450, o del transistor nel 1950 – è impossibile prevedere l’impatto a lungo termine della stampa 3D. Ma la tecnologia sta arrivando, ed è probabile che sovverta ogni campo che tocchi.