Se sei un analfabeta funzionale non capirai questo post

L’analfabetismo funzionale in Italia è una realtà, non è una definizione spocchiosa dei radical chic nei loro momenti di consapevolezza ultraterrena.
L’Italia è la seconda nazione europea, al pari della Spagna e dopo il primato turco, per numero di analfabeti funzionali o low skilled, pari circa al 47% della popolazione totale (fonte PIAAC-OCSE, Rapporto nazionale sulle competenze degli adulti).

Facciamo una breve panoramica su cosa vuol dire analfabetismo funzionale.

L’analfabetismo funzionale non è da confondersi con quello strutturale. Quest’ultimo infatti è quello che fino a qualche anno fa tutti conoscevamo come l’unica forma di analfabetismo, ovvero quello dipeso dall’interruzione del processo formativo che si palesa come l’incapacità di leggere e scrivere. L’analfabetismo funzionale invece consiste nell’incapacità di comprendere testi semplici, di rielaborare in pensiero critico un concetto sentito al bar, di capire il libretto di istruzioni di uno smartphone, consiste nel credere all’opinione di chiunque prendendola come verità senza sentire la necessità di informarsi sull’argomento, consiste nella mancanza di competenze intellettuali utili per affrontare la vita quotidiana.

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Photo credits: Condividi se sei honesto (Fan Page)

In generale la diffusione dell’analfabetismo funzionale deriva da radici politiche e sociali, come il fatto che il 25% della popolazione italiana non abbia alcun titolo di studio. Questo non vuol dire che tutti i diplomati e i laureati siano esenti da questo fenomeno. I low skilled sono in grado di leggere e imparare a memoria, quindi potenzialmente anche di sostenere esami e diplomarsi, o laurearsi. Oltre che dalla mancanza dell’acquisizione di competenze date dalla non scolarizzazione, le persone possono anche subire un processo di retrocessione dovuto all’analfabetismo di ritorno, ovvero non coltivando nel tempo quelle capacità che avevano acquisito precedentemente, tipo smettendo di leggere, informarsi o dedicarsi ad una qualsiasi attività artistica, creativa o che richiede l’elaborazione di un pensiero critico in generale.

Non pensiamo che l’analfabetismo funzionale sia un fenomeno diffusosi negli ultimi 3/4 anni, ovvero il periodo di tempo da cui se ne sta parlando. Semplicemente, grazie ai social, oggi possiamo tutti (tutti noi che non facciamo parte di quel 47%, almeno per la nostra personalissima percezione di noi stessi) essere testimoni di questa grave piaga sociale. Infatti dove c’è – sui social – una discussione sui temi caldi riguardanti la nazione (vedi i vaccini, l’immigrazione, la politica in generale) c’è almeno un commento di un analfabeta funzionale.

Sgrammaticata, disinformata, basata sul titolo di un clickbait di cui non ha nemmeno letto il contenuto, che fa riferimento a quello che gli ha detto il suo amico complottista mentre faceva colazione stamattina al Bar di Ezio sotto casa. Quella per lui è la verità. Perchè non sa distinguere cosa lo sia da cosa no.

Ma il problema non è tanto che lui ci creda fino in fondo, il problema è che ci credano tutti gli altri membri della community degli analfabeti funzionali e che quindi alla fine si diffonda più il loro pensiero che quello degli intellettualmente normodotati, che invece si affidano all’informazione di quelli che hanno le competenze per farla.

Cosa succede quindi? Che la verità sentita al Bar di Ezio acquista la valenza di una verità universalmente riconosciuta perchè sostenuta da 30.000 like ed ecco che iniziano le teorie complottiste, i commenti aggressivi e senza h nel verbo avere, il discredito verso i giornalisti che tentano di diffondere cultura e soprattutto la polemica e l’aggressività verso chiunque tenti di esporre un’opinione contraria o chiarire un concetto evidentemente poco chiaro.

In questi ultimi tempi tante volte la riflessione è stata volta a come poter porre rimedio alla diffusione delle opinioni di questo gruppo sociale in ascesa e le soluzioni possibili individuate sono state due:

-arrendersi di fronte alla quantità di tempo libero e alla grandissima volontà di risposta che gli analfabeti funzionali dimostrano di avere sotto ogni post e rassegnarsi a vivere in un mondo di banalità e stereotipizzazione;

-creare una coalizione che racchiuda l’altro 53% della popolazione o almeno una buona parte di questa percentuale e dare il via ad un sistema organizzato in cui per ogni post di un low skilled ce ne sia uno di un normodotato, per ogni commento sugli immigrati extracomunitari ci sia una storia che ne racconti le necessità, per ogni teoria complottista ci sia una ricerca scientifica a smentirla.

Forse così saranno la ricerca e l’informazione, quelle fondate, ad acquisire like e quindi anche la dignità per essere ritenute la verità. Lottare per la cultura all’epoca dei social vorrà dire anche questo.

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”

Umberto Eco

Photo credits: Matt Cioffi

  • Alberto Viotto

    Il senso dell’articolo è tutto nell’apostrofo.

    • Corretto, l’analfabetismo è sempre dietro l’angolo. Mai abbassare la guardia :)

    • Alberto Viotto

      Vedo che il titolo è stato corretto.
      Qualcuno allora legge davvero i commenti (io non lo farei mai).
      ;)

    • Davvero c’era un’appstrofo di troppo nel titolo? È fantastico.

      • butred77

        Se l’hai inserito volontariamente hai vinto.

    • butred77

      Forse era indirizzato ad un pubblico femminile 0_0

  • angelo bruno

    Premetto sono un Analfabeta Funzionale.
    Sotto un estratto dall’articolo di uno dei tanti presuntuosi radical chic che infestano le pagine e i blog di questo giornale.
    Ecco questo signore dovrebbe spiegarci perché il suo ragionamento non sia applicabile alle cavolate che scrive lui.
    Mi pare un po’ troppo semplicistico mettersi sul piedistallo della verità assoluta e dire che quelli che non la pensano come lui sono analfabeti funzionali che non capiscono niente.
    Qualunque tipo di discriminazione, anche quella sulle capacità intellettive, penso sia un gradino verso una società meno democratica.
    Forse questi personaggi con la puzza sotto il naso farebbero meglio a cercare di trovare forme di comunicazione più umili e modeste per spiegare le loro opinioni anche a quelli che ora per loro sono inferiori ….. ops inferiori robe che dicevano durante il Reich…… insieme allo analfabetismo funzionale si sta sviluppando anche il nazifascimo di seconda generazione che è anche peggio di quello del secolo scorso perché usa criteri non oggettivi per discriminare …… e questi si professano democratici ….. auguri

    …..consiste nel credere all’opinione di chiunque prendendola come verità senza sentire la necessità di informarsi sull’argomento…….

    • Esiste una cosa chiamata prova scientifica, nonché controllo delle notizie. Cose elencate dall’ autore nel suo articolo ma che lei, appunto, non ha capito e forse neanche letto.

      • angelo bruno

        Grazie ho letto. Quello che non mi convince è la vostra aria di superiorità. Anche se intellettivamente dovessi risultare a lei inferiore questo non penso debba limitare i miei diritti, esempio di voto, come invece certi intellettuali lasciano sottintendere. Ma lei è superiore a queste fesserie ha diritto di offesa sugli inferiori. Saluti e buona serata

        • Quindi lei ha scritto il commento iniziale perche ha previsto che ipoteticamente poi, in futuro le avrebbero scritto commento saccenti….
          Io non ho offeso nessuno ma capisco che una discussione costruttiva e basata su prove fattuali le risulti tale.

        • Al-Ice

          Il problema Angelo, è che di solito non capite nemmeno l’ironia,perchè nessuno si sogna di limitare il suo diritto di parola o di voto,anche se la battuta ti viene di farla.

        • Paolo Beretta

          C’è una bella differenza tra superiorità intellettuale e buonsenso. Nel caso dell’AF, è il secondo ad essere totalmente mancante, non sempre (anche se accade spesso) il primo. L’analfabeta funzionale non è quello che non sa chi sia quella ritratta nella foto della presunta Rita Anna Kyenge, ma quello che ci crede senza nemmeno pensare di verificare la notizia. L’analfabeta funzionale è pure quello che, quando gli si fa notare questo problema, trova il modo di giustificarsi con argomentazioni totalmente inconsistenti.
          Per il resto, faccia lei…

      • Davide Ponzano

        Chiunque studi, o che abbia almeno una buona dose di curiosità, comprende che ad ogni risposta che troviamo, si creano altre dieci domande, ma soprattutto (a parte argomenti banali) la grandissima parte delle volte, la risposta che troviamo è una TEORIA reputata plausibile in quanto prima (cronologicamente parlando) o unica, riguardo alla domanda.

        Per non parlare del controllo delle fonti sulla rete che ci presenta subito un problema di ridondanza importantissimo (un gatto che si morde la coda).

        Quindi, la logica vorrebbe che l’ignoranza sostanziale della verità, sia equamente distribuita tra chi è analfabeta funzionale e chi pensa di poter stabilire chi lo sia e chi non lo sia.

        Pace.

  • SW78_2

    Non sono un analfabeta funzionale – ci metterei la mano sul fuoco – quindi faccio parte di quel 53%. Eppure non sento il bisogno di raccontare le necessità degli immigrati extracomunitari, sebbene quei commenti sgrammaticati e razzisti disturbino anche me. Semmai a ogni edulcorata storia d’immigrazione e integrazione raccontata da qualche analfabeta funzionale radical chic, vorrei contrapporre il mio commento che ne smaschera la melensaggine e l’incongruenza.

    Per quanto riguarda la citazione di Eco, ho sempre trovato quelle parole insopportabilmente spocchiose, frutto delle cataratte d’un vecchio intellettuale che non vedeva la realtà contemporanea, ancorato com’era alla sacralità della parola scritta, forse perché nostalgico d’un Medio Evo mai vissuto in cui davvero una parola per giungere sulla carta doveva essere “sacra”.

    • Lorenzo Gandini

      Nel nome della Rosa eco critica proprio il fatto che nel Medioevo venisse trasmesso il sapere solo se concorde alle sacre scritture (per cui il testo, in quella funzione letterale, sulla commedia di Aristotele è andato perduto), quindi no, Eco non è proprio così legato alla parola scritta per quello (che anche i commenti sui social sono parola scritta).
      Quello che dice Eco nella citazione è che in molti bar c’è il tizio strambo, con idee assurde, che interpreta i fatti a modo suo che spesso è molto poco razionale come modo e molto pieno di pregiudizi, ma prima dei social era solo una persona che portava colore e rallegrava l’atmosfera; ora coi social quese persone posso fare gruppo, e nella sbagliata logica che 1 vale 1 in ogni cosa sul web la loro opinione pesa quanto a quella degli esperti, anzi a volte anche di più perché hanno più like in quanto sono voci che la rete fa emergere e che i canali di comunicazione ignoravano (o meglio, censuravano, secondo chi fa ragionamenti complottisti). E questa analisi, a mio avviso ha senso e non ha nulla di nostalgico col Medioevo o con la.nostalgia della parola stampata su carta.

      • SW78_2

        Semmai si potrebbe giungere alla conclusione che l’Eco anziano fosse incoerente con l’Eco che scrisse “Il nome della rosa”.

        Eco non si scagliava contro l’equivalente virtuale degli “strambi da bar”, per loro natura pochi di numero e presi seriamente da quasi nessuno. Si scagliava contro i comuni frequentatori di bar, ognuno dotato d’una bocca e d’un paio d’orecchie ma di poco cervello, capaci di dire stupidaggini verosimili e di far proprie quelle dette dai loro simili.

        Ed è proprio qui che Eco non fa il giusto parallelismo: nel mondo virtuale non basta che una frase sia stampata sul monitor per acquistare dignità (per quanti like possa avere), esattamente come in quello del bar non era sufficiente che fosse pronunciata (per quanto seguito avesse tra gli avventori). Conta sempre chi scrive la frase, quanta credibilità ha e soprattutto quanti destinatari può raggiungere; e in un circolo virtuoso, conta la credibilità di quei destinatari e chi possono raggiungere condividendo le parole iniziali.

        Eco, da spocchioso qual era (e lo dico non da hater, dato che sono un lettore dei suoi romanzi), vedeva in internet nuove possibilità per gli imbecilli. Io ci vedo nuove possibilità per chi ha qualcosa di interessante e vero da dire, ma che un tempo non avrebbe mai potuto raggiungere un editore.

        • Al-Ice

          Eco invece era piuttosto lucido nel descrivere l’attualità e aveva una comprensione del linguaggio tale da poter dare un giudizio competente in merito. Semplicemente non si curava,come spesso molti anziani fanno, di filtrare il suo pensiero con la diplomazia, o meglio l’ipocrisia del politically correct, che preferisce la mediocrità di un discorso banale piuttosto che agitare gli animi con conseguenze imprevedibili. Ho letto molte di queste persone che hanno reagito definendo Eco come un vecchio rimbambito e sopravvalutato anche come scrittore. Ora,non ci vuole molto a riconoscere che non aveva tutti i torti. Inoltre chi ha qualcosa di interessante da dire spesso viene oscurato dalla quantità impressionante di fesserie partorite dai suddetti imbecilli, che sono riusciti nell’intento di piallare la meritocrazia in qualunque campo conoscibile.

          • Viviana Guermandi

            Ogni sua provocazione era un invito a evolvere. Chi lo critica non coglie l’opportunita. Peccato un occasione perduta.

          • Paolo Beretta

            Semplicemente, basta come esempio la questione sui vaccini: credete seriamente che senza i social (e gli AF) ci sarebbe stata una diffusione del pensiero no-vax così profonda ?

          • SW78_2

            In quella particolare frase Eco non era affatto lucido, e ho spiegato perché. Ma non basta certo una frase per condannare Eco all’inferno! Trovo solo irritante che invece basti proprio quella frase per santificarlo agli occhi di tanti fascistelli di sinistra che si credono in grado di dispensare patenti d’alfabetismo funzionale.

            Mi sembra inoltre assurdo far assurgere a paladino del politicamente scorretto uno che di fatto faceva parte dell’establishment culturale. Anzi, mi sembra sia molto più politicamente scorretta la mia opinione su quelle sue parole, che le sue parole stesse.

            Chi ha qualcosa di interessante da dire viene oscurato dalla difficoltà di raggiungere un alto pulpito virtuale, non dal brusio di sottofondo degli imbecilli. Difficoltà comunque nettamente inferiore rispetto a venti anni fa, quando raggiungere un editore o un canale televisivo era praticamente impossibile, e l’alternativa era il silenzio.

      • Viviana Guermandi

        Anzi il Medioevo é nei social.

    • Viviana Guermandi

      Eco é cosi. Se vuoi terribilmente irritante ma la provocazione era un suo modo per contrapporsi alla piattezza, alla mediocrità. Puo suonare spocchia, ma lui si poteva permettere di bacchettare tutti e il suo non scendere a compromessi coi tempi che richiedono commercialmente un adeguamento al ribasso, merita tutta la mia stima.

      • Milani Carlo Alberto

        per me, la prima prova di intelligenza,è la consapevolezza della propria nullità!

  • G-Jet da Piagno

    Cacchio, se sapevo che era così al bar non ci sarei mai andato. Vabbè ormai è troppo tardi, tanto vale che continui ad andare al bar

  • Gatto Paolo

    Verso l’analfabetismo ideologico?

    • Viviana Guermandi

      Secondo me fa parte dell’analfabetismo strutturale. Se non hai studiato un po di storia/filosofia, se non leggi quale base etica e ideologica vorrai mai sviluppare?

  • Stefano Cena

    “non è una definizione spocchiosa dei radical chic nei loro momenti di consapevolezza ultraterrena”

    E invece lo è.

    C’è una profonda differenza tra gli analfabeti funzionali reali e quelli che insultano il prossimo dandogli dell’analfabeta funzionale.

    Questo termine infatti è diventato un po’ come “fascista” o “comunista”, viene detto a caso senza cognizione di causa e spesso lo si dice a persone che sono tutt’altro che analfabete funzionali, come si da dei fascisti a persone che sono tutt’altro che fasciste e si da dei comunisti a persone che sono tutt’altro che comuniste.

    Dopodiché il taglio politico dell’articolo (che si era già capito alla seconda riga) si palesa nelle battute finali. Infatti, secondo l’autrice se parli dell’immigrazione come se fosse un problema stai dicendo una bufala e sei un analfabeta funzionale e deve arrivare un normodotato a dirti quanto l’immigrazione sia bella.

    3…2…1….aspetto il tizio che arriverà a fare la battuta “non hai capito l’articolo e sei un analfabeta funzionale”.

    E invece no, purtroppo è proprio l’autrice che non ha capito cos’è l’analfabetismo funzionale.
    Lei è convinta che l’analfabetismo funzionale riguardi un area politica o un modo di pensare.
    Lei è convinta che uno che crede ad un complotto sia per forza di cose analfabeta funzionale mentre uno che non ci crede non lo sia.

    Ma l’analfabetismo funzionale non centra con la corrente a cui si crede ma, al massimo, con il motivo per cui si crede.

    Non comprendere un libro di scienze della terra ed essere comunque convinti che la terra sia rotonda non ti rende meno analfabeta funzionale di colui che non lo comprende come te e crede alla terra piatta.

    La tizia con questo giochino, secondo me inconsapevole, del confondere l’analfabetismo funzionale con le idee che non condivide, fa esattamente l’eco di quella spocchia dalla quale si distanzia ad inizio articolo “noi non siamo spocchiosi” e invece si.
    Anche tra chi la pensa come te ci sono gli analfabeti funzionali, mettitelo in testa, gli analfabeti non sono coloro che non la pensano come te.

    • infatti non lo è : quella è ignoranza culturale

      • Stefano Cena

        L’ignoranza culturale è anche questo articolo.

        L’ignoranza culturale è credere che l’immigrazione porti solo vantaggi, esattamente come è ignoranza culturale credere che porti solo svantaggi.

  • Paolo Zamparutti

    concordo, anche sul fatto che quello dell’immigrazione è campo devastato dalle fake news, ma
    non credo che soluzione sia “far gruppo”: Credo che una risposta almeno parziale debba venire dai social stessi. Chi propone fake news usa l’emotività e la facilità nel regalare la propria indignazione di molte persone per far soldi (clickbaiting). I social devono reagire e isolare il fenomeno, devono essere consci che così ci perdiamo tutti, anche loro. Non devono permettere che si guadagni su questa melma. So che stanno sviluppando sistemi di intelligenza artificiale per combatterla. Ci spero, sarà forse solo una pezza, ma è pur sempre qualcosa.

  • eccezionale articolo, scritto molto bene e in modo semplice.

  • Luca Grillandini

    beh onestamente di giornalisti che tentano di produrre cultura non ne vedo tanti, anzi secondo me molti di loro sono direttamente od indirettamente responsabili di questo fenomeno….basta leggere una qualsiasi notizia su 10 testate diverse e questa sara riportata in 10 modi diversi, notizie che poi con il passare dei giorni cambiano o vengono dimenticate x essere sostituite da altre senza nessun approfondimento….e questo crea confusione e difficolta nel crearsi una opinione….anche perche, o vivi con i tuoi occhi una situazione o giocoforza ti devi fidare di una terza persona che manco conosci….e qui entra in ballo la correttezza e l’onesta intellettuale di chi fa (o dovrebbe fare) informazione

    • Luca Scarcia

      Credo che tu stia mischiando due fenomeni differenti. Ogni giornalista comunque riporta il fatto dal suo punto di vista. Aspettarsi che un giornalista dica la “verità, solo la verità e tutta la verità” (cit.) è assurdo. Ma è proprio una delle caratteristiche del cervello umano che ci impedisce di farlo. Proprio per questo fu inventato il metodo scientifico: per eliminare il più possibile l’elemento soggettivo ed i pregiudizi dagli studi scientifici ed ottenere solo teorie oggettivamente valide.
      Ma anche con questo metodo non vi è alcuna certezza che una teoria sia “la verità, solo la verità, tutta la verità”, infatti gli scienziati studiano e scoprono ogni giorno cose nuove.
      Quindi, senza giustificare gli articoli da clickbait, esorto tutti a non prendersela con i giornalisti se scrivono cose che riteniamo false, parziali o comunque incorrette. Non vuol necessariamente dire che sono disonesti. Loro stanno solo raccontando l’aspetto della realtà che loro vedono dal loro punto di vista. Quindi è una visione non solo parziale, ma anche condizionata dalla loro percezione.

      • Francesco Feliziani

        Quello che scrivi è vero ma in parte, infatti esistono giornalisti e Giornalisti. Sta a noi capire ,conoscendo il background personale dell’autore, come la sua percezione abbia alterato il fatto riportato. Non sempre è comunque facile capirlo, e questo è incontrovertibile. Un fatto di cronaca, almeno secondo me, quando coinvolge più fattori della sfera umana e sociale, è bene leggerlo più volte e da fonti possibilmente più diversificate. Sia per connotazione politica che per collocazione sociale. Così e solo così si può arrivare ad avere una approssimazione più coerente possibile con la realtà, in maniera da formulare un proprio pensiero o comunque una propria idea sull’accaduto

      • Luca Grillandini

        anche condizionata dalla linea editoriale della testata

      • simow1979

        Di esprimere il lo puro punto di vista è una libertà che purtroppo non hanno…

      • Viviana Guermandi

        I fatti non hanno interpretazione, specie di cronaca. Per la politica è un po diverso. Ma cio che fa il punto di vista non è il giornalista ma la testata per cui scrive. Onestà intellettuale questa sconosciuta, nei tempi in cui anche un giornalista “tiene famiglia”

        • Luca Scarcia

          E’ una questione fisica. Quello che noi percepiamo è comunque filtrato dai nostri sensi, dai nostri pregiudizi e dalle nostre conoscenze. La verità è che anche i fatti vengono filtrati e quindi elaborati e riproposti secondo il punto di vista del giornalista. Quindi, anche i fatti hanno una interpretazione, e riproporli in maniera del tutto oggettiva è un processo molto più complicato di quanto si creda.
          Ripeto, per ridurre l’incidenza della parte soggettiva, è stato inventato il metodo scientifico.

    • simow1979

      Esatto….

  • Luca Scarcia

    Una cosa che io contesto di questo articolo è che sembra implicare che sia possibile conoscere la Verità. O che sia facile, leggendo un qualsiasi testo sapere cosa è vero e cosa non lo è.
    Su qualsiasi argomento servono anni ed anni di studio per capire che aspetti sono “veri” (solo parzialmente), o per lo meno probabili, e quali invece sono falsi o per lo meno inverosimili. Accontentiamoci di comprendere il significato di un testo e rendiamoci conto che il giudizio sulla veridicità dello stesso richiede anni ed anni di studio, ed anche in quel caso il dubbio può rimanere.

    • Viviana Guermandi

      Dai non esagerare. Si tratta pur sempre di argomenti da bar per la stragrande maggioranza dei casi. E di questi moltissimi son bufale smentite su diversi siti.

      • Luca Scarcia

        Non è importante se si tratta di argomenti da bar o dello Sbarco sulla Luna. Il processo per verificare una notizia è estremamente complesso e di solito si basa sull’attendibilità delle fonti (visto che verificare di persona può diventare troppo complesso).

  • Emmett Waitforit Brown

    Associare il complottismo all’analfabetismo funzionale è da analfabeti funzionali.

    • Luca Scarcia

      Solo se non fai parte di Perle Complottare. Se ne fai parte ne hai visti così tanti di complottisti che sono anche AF che ti rendi conto che la correlazione esiste ed è forte!

  • ren

    Io farei attenzione a parlare di verità e ad associare alfabeti funzionale ai complottisti. Semplicemente perchè così ogni persona che contesta il pensiero “mainstream” diventa automaticamente un villian. Mentre io conosco moltissime persone che contestano i vaccini e certe teorie scientifiche in maniera equilibrata, pacata e, soprattutto, informata (aggiungerei anche con la conoscenza delle più basilari regole grammaticali).
    Quindi stiamo molto attenti a camminare su questo filo, perchè “cadere” è un attimo: coltivare il pensiero critico non significa annientare quello di chi la pensa diversamente. Visto che una cosa che la storia ci insegna è proprio che la Verità (con la “v” maiuscola) non esiste e che gente è morta per contestare il pensiero imperante del momento e secoli dopo quelle idee hanno iniziato a fare parte delle conoscenze scientifiche comuni.
    La distinzione, a mio avviso, andrebbe fatta tra persone che parlano (male) per sentito dire, i disinformati, quelli che votano per simpatia o perchè “altri mi hanno detto che”. Questo è il vero male dell’analfabetismo funzionale.
    Grazie comunque per l’articolo, visto che ad ogni modo i social hanno dato un’eco impressionante a tutte le persone che ne soffrono (senza soprattutto rendersene conto).

  • Roberto Pleurotus Geloni

    Andava tutto bene, tutto perfetto fino alla fine del primo paragrafo. Poi il mero decadimento nel più totale qualunquismo mediatico. Peccato le premesse erano ottime.

    • Luigi Carminati

      E sempre con la solita postilla occulta: se non la pensi come me allora fai parte di quel 47%

  • Andrea M.

    Ad occhio parli della distribuzione del quoziente intellettivo su una certa popolazione. Però se da un lato c’é il 47% dall’altro dovrai accontentarti forse del 35% (non del 53). E non è detto che quel trentacinque abbia interesse ad arruolarsi nella tua battaglia social. Però a parte questo bug, che si potrebbe sintetizzare con: ti pare che se c’era il 53% di persone normali vivevamo in questa condizione di dissesto generale? (E ti pare che se la democrazia non conveniva ai poteri forti, la lasciavano?). Comunque il punto non è il tuo fastidio, il punto è che quel 47 parla una lingua che tu non capisci e quindi non puoi influenzarli. Tu l’unica cosa che puoi fare è parlare al 35% (la minoranza) che già sa e quindi, questo articolo, diretto a loro, rischia di essere inutile. Il problema del 47 è noto, con il diminuire del qi, diminuisce la capacità di auto osservazione. Per questo i cretini sono più sicuri degli altri, non vedono i propri errori. Allora come si fa ad influenzarli? Si fa quello che fanno i partiti populisti, sin costruisce una narrazione semplice da seguire, e si solidifica negli slogan. Facendo così forse puoi controinfluenzarli, ma ha senso? Forse il problema è che non tutti dovrebbero votare, non tutti dovrebbero scrivere. Non si può fare perchè siamo tutti buoni e quindi bisogna sopportare la marmaglia punto e basta.

  • Stefano Cena

    Ho argomentato sufficientemente, se non hai capito il mio discorso mi dispiaccio per te.

    Dopotutto l’autrice non ha neanche capito cosa sia l’analfabetismo funzionale, nonostante ci abbia fatto un articolo sopra….

  • Alessandro Bordonaro

    Stefano Cena, stati traendo delle conclusioni dall’articolo che dai per scontato ma non lo sono e citi argomenti che non sono affrontati: la giornalista è “comunista” (dai, ammetti che l’hai pensato) perchè ha citato ad esempio l’argomento degli immigrati. Allora hai bocciato automaticamente tutto l’articolo (perchè “politico” e non certo della tua parte politica), forse perchè – come tanti e con buone ragioni- tu ce l’hai su con gli immigrati e sei di destra. Come vedi è un po’ il cane che si morde la coda. Ma non sentirti accusato di essere un “analfabeta funzionale” solo perchè la giornalista (probabilmente, ma tu lo dai per scontato) non la pensa come te. Non essere così permaloso. Anche perchè altrimenti qualcuno potrebbe pensare che hai lo coda di paglia.

  • Alessandro Bordonaro

    Ps prendiamo questo articolo solo come un provocazione per tutti a non prendere per oro colato tutte le notizie che girano in rete e a ragionare sempre con la propria testa

  • SalvaS.

    A proposito di analfabeti e anche stronzi: C’è la foto Di Rihanna spacciata per la figlia di Kyenge, assunta in parlamento a 15000 Euri al mese. Ignoranza e basta.

  • Massimiliano Sidoti

    QUALCUNO PUBBLICA QUEST’ARTICOLO DIMENTICANDO CHE CHI LO SCRIVE HA DELLE SUE OPINIONI CHE SONO OPINABILI.L’ARTICOLO CITA E RIPORTO TESTUALI PAROLE”Non pensiamo che l’analfabetismo funzionale sia un fenomeno diffusosi negli ultimi 3/4 anni, ovvero il periodo di tempo da cui se ne sta parlando. Semplicemente, grazie ai social, oggi possiamo tutti (tutti noi che non facciamo parte di quel 47%, almeno per la nostra personalissima percezione di noi stessi) essere testimoni di questa grave piaga sociale. Infatti dove c’è – sui social – una discussione sui temi caldi riguardanti la nazione (vedi i vaccini, l’immigrazione, la politica in generale) c’è almeno un commento di un analfabeta funzionale.”SECONDO DI CHI SCRIVE, C’E’ ALMENO UN COMMENTO DI UN ANALFABETA FUNZIONALE QUANDO SUI SOCIAL PARLA DI POLITICA, VACCINI E IMMIGRAZIONE.TUTTI TEMI CALDI .MA NON SPECIFICA CHI E’ L’ANALFABETA FUNZIONALE.E’ FORSE QUELLO CHE DICE CHE L’IMMIGRAZIONE DI MASSA E’ UN MALE? O E’ QUELLO CHE DICE CHE DOBBIAMO ACCOGLIERE TUTTI PERCHE’ SIAMO IN UNO STATO CIVILE E DEMOCRATICO.E’ QUELLO CHE DICE CHE I VACCINI HANNO EFFETTI COLLATERALI ANCHE GRAVI? O E’ QUELLO CHE DICE CHE I VACCINI SONO SICURI E NON HANNO EFFETTI COLLATERALI.E’ QUELLO CHE PARLA MALE DELLA SINISTRA , QUELLO CHE PARLA MALE DELLA DESTRA , O E’ QUELLO CHE PARLA MALE DEL M5S.POI CITA UNA FRASE DI UMBERTO ECO “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”, E CAPISCO DA QUESTO CHI SIA L’AUTORE DELL’ARTICOLO E COME LA PENSA SUI TEMI CITATI.VORREI DIRE A UMBERTO ECO CHE BARACK OBAMA E’ STATO INSIGNITO DEL PREMIO NOBEL…..