L’arte è diventata un mucchio di backdrop per Instagram

L’arte è ancora arte in quanto espressione libera o sta diventando il design di qualcosa già predisposto alla condivisione?

Dall’Ice Cream Museum, aperto a New York nel 2016 alla Color Factory di San Francisco, alla romana LOVE del Chiostro del Bramante, i musei e gli allestimenti sembrano essere creati appositamente per diventare dei bellissimi backdrop nelle foto di Instagram.

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Photo credits: design-outfit.it

Sfondi colorati, hashtag sui muri, esperienze disegnate sulla nostra voglia di scattare una marea di selfie. Quanto più si è evoluta la tecnologia, così si è adattata l’arte: gli studenti e gli amatori andavano nelle gallerie d’arte per fare sketch delle opere mentre adesso postiamo le foto su intagram; prima dipingevano le nature morte con due pesche e qualche mela, adesso condividiamo lo scatto dall’alto del toast al nero di seppia con salmone, avocado e maionese vegetale e giù di #foodporn; prima si dipingevano autoritratti, adesso si scattano i selfie (ci dedicavano anche molto più tempo, al narcisismo).

Questo nuovo modo di fruizione dell’arte mette il visitatore al centro, facendolo sentire una star (e forse prendendolo un pò giro guardando quanto si esalta se entra in una stanza con coni gelato appesi al muro) e se prima scattando qualche foto veniva testimoniato ciò che si vedeva all’interno di un museo, adesso si testimonia il fatto di esserci stati in quel museo, come spiega Jia Jia Fei – Director of Digital del Jewish Museum.

L’arte è passata dall’essere contenuto ad essere contenitore. Prima era l’oggetto, l’opera. Ora siamo noi a contatto con quell’oggetto, che forse però non è più opera, all’interno di un ambiente definito. Non è la vasca delle palline colorate l’arte, ma l’esperienza che noi viviamo in quella vasca. Tipo un’evoluzione del ready made, che non aveva senso se non quello dato dall’occhio che lo osservava, ambientato nel film The Truman Show, con qualche variazione, perché in questo caso siamo sempre noi sia gli osservatori che i fruitori dell’arte e soprattutto perché possiamo andare via quando vogliamo.

Dall’Infinity mirrored room alla rain room, l’arte è l’esplorazione dello spazio, la percezione di noi stessi, del nostro corpo e degli altri quando interagiamo con queste opere e non tanto quanto siano da considerarsi arte. Tanto il filone del “lo so fare pure io” era già iniziato tanto tempo fa con l’arte contemporanea. Fare arte o non arte con installazioni, luoghi e opere create appositamente per fare da background a una bella foto non è del tutto negativo. L’arte si è avvicinata alle persone, non è più esclusiva ma inclusiva, non è più d’élite ma popolare, non è più segreta ma divulgata: tramite Instagram. Grazie alla condivisione di foto fighe su Instagram, le persone sono invogliate a vivere la stessa esperienza che ha vissuto chi ha condiviso quel post.

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Photo credits: uncoverla.com

Certo, la definizione museo per un luogo in cui una stanza è dedicata a un sandwich gelato/altalena sembra un pò antitetico, ma fin quando scenderemo dal gelato gigante ponendoci nuove domande e nuovi obiettivi – tipo avere un gelato/altalena gigante in soggiorno – ne sarà valsa la pena, di pagare €30 ed entrare a farci un paio di selfie.

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Photo credits: Amelia Holowaty Krales

Photo credits: TiffyQuake