Lana d’Abruzzo, come nasce un progetto “di senso” [BEST CASE]

Questa è una storia. Mi piace aprire il post così. Questa è una storia che prende avvio per merito di un “Grazie!”. La protagonista della storia si chiama Roberta che ha fatto della sua passione per i lavori a maglia un lavoro. Un giorno Roberta riceve una mail…

Un giorno ricevo una mail una gentilissima mail in cui mi si chiedeva se vendevo la lana e come si poteva acquistarla.
La “lana d’Abruzzo” era stata la parola inserita su Google quel giorno in cui un’anziana mamma aveva richiesto a sua figlia un ultimo desiderio come regalo per il suo compleanno. Lana d’Abruzzo…per fare una coperta a punto Tunisi. Un desiderio non da poco visto che il ricordo indelebile di questa lana era così lontano che con molta diffidenza si cercava di soddisfarlo. Internet e una amorevole figlia ci stavano provando.
Così dall’Abruzzo sono partiti i primi 4kg di lana direzione Milano e solo qualche giorno dopo ricevo una telefonata, un’indimenticabile dolcissima telefonata.
Una gentile signora, dalla voce stanca ma ancora distinta e decisa chiedeva di me. Le è bastato dire il suo nome, che conoscevo come destinatario del pacco per capire chi fosse.
Ho pensato a qualche problema: il pacco manomesso, un giudizio critico sul prodotto qualcosa di imprevisto sicuramente…e invece la gentile signora mi aveva chiamata per dirmi “GRAZIE”. Grazie per cosa?
Aveva aperto il grande pacco che aveva atteso trepidante, e si era ritrovata di colpo con la faccia immersa fra la lana, se l’era portata al petto, sul viso toccandola, stringendola a sè e quel profumo di sapone misto a lanolina le avevano riportato di colpo alla mente ricordi sotterrati da troppi anni di vita vissuta; il suo racconto, un’infanzia vissuta nel Gargano in cui si aspettava la primavera per vedere ritornare le pecore, si assisteva tutti insieme al bagno in mare, la tosatura, il lavaggio della lana…ma anche poi alla fine…con le donne si partecipava alla filatura e alla tessitura, si insegnava alle bambine a lavorarla con i ferri o l’uncinetto, si scambiavano idee e consigli – un rito – un antico rito che raccoglieva l’intera famiglia in un unico indimenticabile evento.
L’ultima volta lei aveva 11 anni e la guerra l’avrebbe poi portata lontana da quei luoghi e da quei ricordi, ma non li avrebbe mai cancellati tanto che al solo profumo di lanolina che da una scatola si era profuso in tutto l’ambiente aveva fatto riemergere e trasformare un ricordo ancestrale così profondo in una fantastica nuova esperienza da vivere. Grazie per aver fatto emergere quei ricordi, azioni e volti; grazie per aver realizzato il suo sogno, un ultimo sogno forse l’ultimo della sua vita materializzato in una coperta da lasciare a sua figlia. Grazie per voler far vivere questa esperienza anche ad altre persone…perché è un’esperienza speciale.

Questa mail è stato lo sprone per realizzare un gran bel progetto. Uno di quelli che a me piace definire “di senso”. Mail che Roberta Castiglione ha assurto a Manifesto del suo progetto, del suo essere imprenditore: posizionare la lana d’Abruzzo nel rispetto della tradizione locale rivitalizzando i soggetti del territorio che, per colpa della globalizzazione, stentavano a sopravvivere.
Roberta ha macinato molti chilometri per le terre d’Abruzzo, cercando queste persone: i pastori innanzitutto, per comprendere le varie tipologie lane che le diverse pecore potevano regalare, i laboratori tessili. Non so quante persone abbia incontrato, sentito, stimolato. Quel che so è che Roberta è riuscita a ricostruire l’intera filiera che dall’ovile porta la lana tra le abili mani delle Knitters, le “sferruzzatrici”.
L’intervento sulla “matassa” finita è un capolavoro di rispetto, di coerenza nel credere nel potenziale di un materiale così naturale, sano e vivo: il suo colore è, come lo definisce Roberta, “color pecora” introvabile in Italia. Non solo: al momento 15 sono le referenze che è riuscita a realizzare nel rispetto della tradizione e vendere online.

Come veicolare un prodotto nato così visceralmente? Un logo non serve a nulla se non è supportato dall’esperienza. La sua mail-manifesto le viene di nuovo incontro come ispirazione: far provare a tutte le sue amiche Knitters la sensazione che la signora ottantenne aveva provato nel riabbracciare la lana di quando era bambina.
Una experience di questo tipo esigeva ed esige un paradigma di marketing antitetico rispetto agli approcci usuali. Il profilo di autenticità del progetto, il rispetto dei valori e della filiera originale ricostruita con fatica e passione necessitano di una immagine giusta e di un giusto messaggio. Roberta si affida, come ha fatto per la ricostruzione della filiera, alle persone, alla community di Knitters che ha messo su, impostando un approccio dal basso: saranno le oltre 488 “sferruzzatrici” che ha riunito nel tempo nel gruppo “Social Crochet” a parlare della lana d’Abruzzo, coinvolgendole in maniera attiva continuando ad offrire loro possibilità di creare idee e condividetele.

Fin da subito escono fuori i plus della lana d’Abruzzo: la sua morbidezza, la piacevolezza al tatto, il suo profumo, il rilascio di un velo impercettibile di lanolina durante la lavorazione che spinge molte a cambiare la tipologia di “ferri” che vengono utilizzati: dal metallo al legno, perché la natura chiama la natura. Tutto questo è avvenuto spontaneamente, rispondendo pienamente al fatto che un progetto di senso è naturale, vissuto come normale e, quindi, accettato.
Con il progetto lana d’Abruzzo, Roberta ha fornito – e continua ad offrire – a tutte le persone coinvolte nell’intera filiera allargata, opportunità creative, d’innovazione che stanno facendo la differenza. Il percorso è ben lungi dall’essere concluso, ma chi ben comincia…