La vera storia di Babbo Natale che nessuno conosce

Dicembre è quel mese dell’anno dove le tradizioni si rinnovano, i sentimenti positivi risbocciano e dove la solita leggenda sui colori di Babbo Natele si fa’ risentire. Ebbene si, chi di voi, almeno una volta nella vita non ha udito la celebre frase “I colori di Babbo Natale sono stati decisi dalla Coca-Cola!”, credo veramente tutti.

Ma se vi dicessi che si tratta solo di una falsa leggenda metropolitana?

Andiamo con ordine. La leggenda di Babbo Natale nasce nel folclore germanico, islandese e cristiano del IV secolo, con protagoniste le figure di Odino l’errante, I 13 JólasveinarNicola di Myra.

georg_von_rosen_-_oden_som_vandringsman_1886_odin_the_wanderer
Odino l’errante
Nel XVII secolo ritroviamo unificate queste rappresentazioni nel personaggio Spirito del bontà del Natale, ma soltanto nel XVIII avviene le vere trasformazione delle figure precedentemente citate in Babbo Natale, grazie a Clement Clarke Moore, scrittore e linguista di New York, il quale nel 1823 scrisse la poesia “A Visit from Saint Nicholas” nella quale rappresentò il santo di origine anatolica come un elfo rotondetto, con barba bianca, vestiti rossi orlati di pelliccia, alla guida di una slitta trainata da renne e latore di un sacco pieno di giocattoli.

Mentre nel Natale del 1862 l’illustratore Thomas Nast raffigurò per la prima volta, sulla rivista statunitense “Harper’s Weekly”, Babbo Natale con giacca rossa, barba bianca e stivali.

nastsanta010181der
Babbo Natale di T. Nast, 1881

Indubbiamente è esistito un periodo di convivenza tra più rappresentazioni di Babbo Natale. Aveva un vestito rosso, blu o verde, più lungo o corto, con barba più o meno lunga, con sacchi e slitta o senza slitte, con renne e senza renne. Diatriba però conclusasi prima che uscisse la pubblicità della Coca-Cola, e cioè nel 1927 quanto Il New York Times, facendo fede alle versioni di Nast e Moor, scrisse così in un articolo:

“Un Babbo Natale standardizzato appare ai bambini. Altezza, peso, statura, sono ormai standard in modo preciso, come i vestiti rossi, il cappuccio e la barbona bianca. Il sacco pieno di giocattoli, le guance e il naso rosso, le ciglia cespugliose e l’effetto panciuto sono parti inevitabili per un make up perfetto”.

Si deduce da subito, vista l’importanza e la copertura della rivista, che l’iconografia scelta dal Times fosse ormai quella appartenente all’immaginario, al folclore, alla cultura e al marketing occidentale dell’epoca.

Ora però ci si potrebbe porre un altro quesito in merito all’utilizzo dell’immagine di Babbo Natale nella storia della pubblicità, e cioè “la Coca-Cola è stata la prima ad associare questa figura al proprio Brand?”. La risposta è semplice, NO!

5ff4ef50ffde0ee8c862eab66a27be6a
Puck Magazine, Dicembre, 1902
La prima azienda ad utilizzare, durante il periodo natalizio, Babbo Natale, fu la rivista statunitense, ti timbro umoristico, Puck dal Dicembre 1871 al Dicembre 1918. Seguita dalla White Rock Beverages, azienda leader nella vendita di bevande dell’epoca nonché competitor dell’azienda di Atlanta, dal 1915 al 1925. E solo nel 1931 la Coca-Cola si aggiunse a questo filone, realizzando le prime campagne Natalizie con Santa Claus, affidando la direzione creativa all’agenzia pubblicitaria D’Arcy e a l’illustratore Haddon Sundblum, che apportò pochissime modifiche alla figura raccontata da Moore e disegnata da Nast.

Alla fine possiamo tranquillamente dire che, la Coca-Cola, non ha assolutissimamente messo lo zampino nell’immagine presente, passata e futura di Babbo Natale, ma anzi, ha solo avuto la capacità di far suo un personaggio trasformatosi nel tempo, che grandi e piccini non hanno mai smesso di amare, inserendolo in atmosfere calde e positive avvolte da un velo di magia, che come ogni anno, dal lontano 1931, ci ricordano che il Natale è alle porte e che qualcosa di incredibile sta per accadere.