La censura è la risposta all’odio?

Come avevamo precedentemente raccontato in questo post, nello scorso anno gli stati europei si stavano dando da fare per fermare gli hate speech sui social media di grandi dimensioni. In particolare era stata già approvata una legge tedesca che dal 1° gennaio è entrata in vigore: Netwerkdurchsetzungsgesetz (NetzDG).

Nonostante i provvedimenti precedenti, che obbligavano a cancellare i contenuti offensivi entro 24h e quelli controversi entro una settimana, un report governativo della Germania ha constatato che i contenuti eliminati da Facebook e Twitter erano nettamente inferiori al 70% impostoDa qui, la nascita dell’impronunciabile legge. Saranno 50 persone del Ministero della Giustizia a controllare che l’obbligo di cancellazione di contenuti offensivi entro le 24h sia rispettato e applicato, previa una sanzione fino a 50 milioni di euro.

Gli auguri di morte, le minacce, gli insulti, l’incitamento all’odio o le falsità su Auschwitz non sono un’espressione della libertà di opinione, quanto un attacco alla libertà di opinione altrui.

Google ha creato un report che faciliti gli utenti nelle richieste di segnalazione e rimozione di contenuti, Twitter ha creato un’area dedicata alla legge tedesca e Facebook ha invece scelto di  creare una lista di 20 offese tra cui scegliere per il contenuto segnalato tramite uno screenshot dagli utenti.

Ma non è la meccanica dell’applicazione, né la sanzione salata a destare le polemiche già nate sulla legge, quanto il labile confine delle affermazioni eliminate che potrebbe scaturire in censura.

È difficile, su alcuni contenuti controversi, stabilire se si tratti di affermazioni razziste, classiste o offensive se il contesto non è molto chiaro, se sono commenti satirici o se sono citazioni tratte da discorsi riportati.
Il rischio è quindi quello di eliminare contenuti che non sono quello che appaiono e di limitare la libertà di parola (cosa che pare sia già successa con la chiusura e la sospensione dell’account del magazine satirico Titanic e quello della comica Sophie Passmann, successivamente sbloccati).

Sia Facebook che Twitter si stanno attrezzando con moderatori di lingua madre, in modo da non cadere in tranelli tesi da traduzioni errate. Voi cosa ne pensate?

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