L’Internet of Things cambierà il modo di essere social?

Il cellulare vibra nella tasca mentre state uscendo dall’ufficio, una notifica di Facebook attira la vostra attenzione: è il frigorifero che vi avverte che sta per finire il latte di avena che tanto piace a vostra moglie, segnalandovi il posto più vicino dove comprarlo prima di tornare a casa. Appena rientrati, il sistema di domotica rileva la vostra presenza e, attraverso dispositivi come Google Home e Alexa regola la temperatura di casa portandola a quei 25 gradi che tanto amate, chiedendovi il permesso, dopo aver compreso dai vostri post condivisi sui social durante la giornata che avete voglia di sushi, di ordinarlo al ristorante giapponese dietro l’angolo.

Può sembrare uno scenario futuribile, ma in realtà gran parte delle tecnologie che lo rendono possibile fanno già parte delle nostre vite. Praticamente ogni dispositivo, dalle auto che guidiamo fino ai cosiddetti “wearable devices”, contiene dei moduli capaci di farlo connettere alla rete e comunicare con altre macchine e con l’uomo. L’Internet of Things (IOT) è da anni presente nella nostra società (e il mondo se ne è accorto anche con il recente attacco DDoS che ha utilizzato botnet formate da oggetti intelligenti), e i recenti sviluppi nel campo dell’intelligenza artificiale, da mesi ormai applicata anche al marketing, dei Big Data e del Deep Learning stanno aprendo nuove possibilità che continuano ad attirare l’attenzione di aziende dei settori più disparati. Tra queste, spiccano soprattutto i grandi nomi del mondo dei social media, che continuano a spendere milioni di dollari in acquisizioni e ricerca sui temi del IOT e dell’intelligenza artificiale. Ma per quale motivo Facebook, Twitter, Google, oltre le aziende proprietarie di app di instant messaging come Tencent (che possiede Wechat), il cui obiettivo è connettere le persone, sono diventate così interessate a mettere in relazione gli utenti con oggetti “intelligenti”?

Prima di tutto, lo scopo di ogni piattaforma è quello di trattenere gli utenti all’interno del loro servizio il più possibile, per continuare a mostrare inserzioni pubblicitarie. Se posso interagire con gli oggetti intelligenti della mia casa attraverso un tweet o uno status update, ricevendo le loro notifiche sullo stesso canale, il legame che ho con la piattaforma (e il tempo speso al suo interno) cresceranno ancora di più. Il secondo punto da evidenziare è che ormai ogni social fa della localizzazione dell’utente un elemento fondamentale per ottenere più dati possibili su di noi, sul contesto in cui siamo e su cosa stiamo facendo. Dopo lo smartphone, integrarsi con i sensori presenti nelle nostre case e con i “wearable devices” che abbiamo addosso rappresenta il passo successivo per comprendere meglio abitudini e caratteristiche degli utenti. Tutti i nostri like, i commenti, quello che condividiamo e le nostre interazioni creano quindi una mole di dati sterminata che Facebook & co. monetizzano offrendo alle aziende soluzioni di advertising con targeting sempre più precisi. Per continuare a crescere, ora queste aziende hanno bisogno di capire anche come interagiamo con i nostri “smart objects”, ottenendo così una conoscenza ancora più approfondita delle nostre abitudini.

La stretta relazione che sta nascendo tra social e IOT non influenzerà però solo il modo in cui useremo gli oggetti, ma avrà delle conseguenze anche su come interagiamo con le nostre reti di contatti attraverso i social. Basti pensare ad esempio all’annosa questione della privacy: questi nuovi dispositivi avranno l’abilità di condividere una mole di informazioni personali ancora più elevata rispetto a quelle messe online già oggi volontariamente dalle persone, e ciò potrebbe portare alla necessità di acquisire una nuova consapevolezza nell’utilizzo di questi strumenti visto che la maggior parte degli utenti continuano a non curarsi delle impostazioni dei loro account social. Il rapporto tra social media e IOT sta appena cominciando a svilupparsi, aggiungete al mix intelligenze artificiali sempre più avanzate e sarà evidente come il nostro utilizzo dei social muterà, potenzialmente in modo radicale, nel corso dei prossimi anni. Rimane da capire se in bene o in male.