Ho sempre trovato le foto scattate con Instagram piuttosto fastidiose. Ok, il mio fastidio personale non è un ottimo punto di partenza per una critica costruttiva, ma – attenzione- questo è uno sfogo, per cui una certa dose di dramma ed affermazioni non confutabili sono ammessi. Allo stesso modo, concedetemi di usare Instagram, leader di mercato e origine del 80% del flusso di immagini che invadono i canali sociali, come capro espiatorio per tutte le applicazioni similari. Niente di personale, cari amanti di Instagram, solo un diffuso senso di disagio che mi coglie davanti alla proliferazione di creatività preconfezionata.
Instagram permette agli utenti di scattare foto pseudoartistiche, e condividerle facilmente: niente di male fin qui, grande idea per una applicazione. Eppure, con tutto il dovuto rispetto per la gioia che Instagram contribuisce a diffondere tra la razza umana, non riesco proprio a non trovare tali immagini ripetitive e vuote, in una parola, finte. Questa miriade di filtri preconfezionati, privano la fotografia di ogni naturalezza, producendo un clichè di creatività. D’accordo, Photoshop fa qualcosa di simile da tempo; il ricorso a immagini malamente e massicciamente photoshoppate è un male sociale che richiederebbe un post a sè. Tuttavia, per produrre con Photoshop qualcosa che possa compiacere il nostro e altrui senso estetico, si richiede perlomeno una spremuta di meningi di qualche minuto.
In altre parole, mentre condivide con Instagram e simili qualche colpa e, avvolte, gli stessi tristi esiti, Photoshop ci aiuta a confezionare un output creativo, non ce ne fornisce uno pronto all’uso. Se l’originalità può essere patrimonio di pochi talentuosi, la creatività in sè è invece una prerogativa del cervello umano, che tuttavia richiede stimoli ed esercizio per non annichilirsi.
Certo, il tempo è un problema quando si sente l’urgenza di condividere cose interessanti. Questo è un bisogno primario nella società dell’ostentazione di cui tutti facciamo felicemente parte. Ma, onestamente, non trovate un po’ triste questo tsunami di creatività formato “quattro salti in padella”? C’è già chi parla di filtri sponsorizzati come il futuro prossimo del brand engagement. Non so voi ma io, con tutto l’amore che ho per il marketing non convenzionale, rabbrividisco all’idea di dare un “ritocco Coca Cola” ai miei scatti.
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