Instagram ed il paradosso delle community

La liberta e la privacy esistono se i proprietari delle piattaforme [vedi Wikipedia] o i tribunali dei vari stati decidono che sia così? Oppure è tutto nelle mani degli utenti e della loro consapevolezza d’uso? E cosa ci guadagna un utente che ha contribuito a far crescere la community?

Non ce l’ho con Instagram. Facebook e tante altre piattaforme sono simili. Privacy&policiy sono l’argomento di questi giorni, ma anche di molti altri in passato [ricordate la puntata di Report su Facebook?], e forse una riflessione attenta attorno al tema diritti&utenti dovrebbe arrivare.

A tal proposito in una discussione con Silvio Gulizia analizzavamo la possibilità di monetizzare su Instagram in modo alternativo. L’idea è di vendere foto che ognuno di noi espone pubblicamente – chiaramente previo consenso – attribuendo una divisione di utili in pieno stile win-win, ovvero come fanno gli Store mobile: 70% a me e 30% ad Apple o Google.

Sarebbe così assurdo riconoscere ai contributors una fetta consistente del business?

In questo post Luca De Biase [riporto un estratto sotto] coglie appieno l’epicentro del problema, ciò che sarebbe più corretto chiamare il paradosso di creare valore alle community.

Tra le piattaforme e gli utenti non c’è uno scambio di valori prevedibili e trasparenti ma una condizione instabile e situazionista:

1. All’inizio le piattaforme regalano software, lavoro, idee, metafore, agli utenti. Una tecnologia di rete usata da poche persone ha poco valore. Solo se la tecnologia è persuasiva aggancia molte persone anche quando ha poco valore. I primi utenti cominciano a scambiarsi contenuti, sentendosi gratificati e cominciando a dare valore alla piattaforma. Quando diventano molti utenti il gioco cambia. Perché (per la legge di Metcalfe) il valore di una tecnologia di rete aumenta esponenzialmente con il numero di utenti.

2. Quando una piattaforma ha molti utenti, il valore di restare tende a crescere esponenzialmente. E diventa un lock-in. Se un utente che ha avuto successo con il suo account Instagram, quindi ha molte persone che lo seguono e lo riconoscono, vive un lock-in piuttosto pesante da spezzare. In questo momento un piccolo cambiamento delle regole passa. E può passare anche un grande cambiamento delle regole. Alla fine, tra un colpo piccolo e uno grande, un po’ ritrattato, gli utenti accettano di essere entrati in una condizione diversa.

3. A quel punto, sentono la piattaforma non più come la loro piattaforma, ma come un servizio da usare in modo strumentale. E si adeguano sia nella qualità dei contenuti che aggiungono – diventando meno personali – che nell’attenzione che riservano ai contenuti degli altri. Resta un sottofondo di amatorialità, che gli utenti meno attenti continuano a perseguire. Ma la strumentalità avanza. E lo scambio diventa esplicitamente monetario, con la pubblicità di solito che entra in gioco e chiarisce i veri termini di servizio.