Scomparirà mai l’odio da Facebook?

Facebook, Twitter e altri Social Media hanno ricevuto un ultimatum dall’Unione Europea: ripulire le proprie piattaforme da post e commenti violenti o affrontarne le conseguenze legali. I regolatori europei stanno cercando di “chiudere all’angolo” i colossi dei Social forzandoli ad intraprendere la “linea dura” per rimuovere in modo tempestivo i post razzisti e violenti dalle loro piattaforme. La risposta di Facebook, Twitter, Microsoft e Google è stato un impegno maggiore e continueranno in questa direzione. Nel maggio 2016 l’accordo è stato di monitorare i contenuti segnalati entro 24 ore dalla segnalazione e procedere alla rimozione di contenuti illegali.

L’argomento è aperto da tempo, e questo è solo il più recente degli ultimatum, ma qualcosa sta cambiando.

La Commissione europea, in veste di principale regolatore dell’Unione Europea, ha osservato che la velocità di reazione non è sufficiente. L’ipotesi è che si arrivi a legiferare per poter multare le società che non agiscono con immediatezza.

Mariya Gabriel, Commissario europeo per l’economia e le società digitali dal 7 luglio 2017, ha dichiarato che la situazione non è sostenibile visto che per oltre il 28% dei casi ci vuole più di una settimana per arrivare all’eliminazione dei contenuti illegali, favorendone una diffusione organica incontrollata. Proprio il termine “flame” porta con se la diffusione incendiaria che i contenuti caldi e in alcuni casi verbalmente violenti, insultanti e illegali, hanno attraverso la rete. Il flame si diffonde attraverso 3M di visualizzazioni, 150.000 login, 350.000 aggiornamenti di stato, 40.000 post in bacheca e 2M commenti che si generano su Facebook ogni 30 secondi nel mondo (https://words.burningflame.it/index.php) ad esempio. Paragonate a questi dati le 24 ore di risposta sono ere geologiche.

L’ultimatum non prevede una vera data ultima, ma i rappresentanti dell’Unione hanno chiesto esplicitamente alle aziende di “intraprendere un’azione rapida nei prossimi mesi” altrimenti la via delle multe sarà inevitabile. La richiesta è che le aziende investano di più nel rilevamento degli hate speech e lavorino con revisori attendibili e ben formati che sappiano applicare criteri meno discrezionali. Insomma la richiesta è di avere delle figure che non siano solo moderatori ma piuttosto autorità, una polizia privata, la security del web. Viene richiesto inoltre di trovare soluzioni per impedire che il contenuto illegale, una volta rimosso, riappaia altrove, sotto altra forma, in altri post.

In caso di una mancata risposta efficace da parte delle aziende coinvolte, la “rappresaglia” dell’UE sembra quasi inevitabile. Le parole della Commissione destano interesse perché negli ultimi tempi si sta facendo molto per colpire le aziende che non giocano alle regole dell’Unione. All’inizio di quest’anno, per dirne una, Google ha ricevuto una multa da 2,42 miliardi di euro per aver indebitamente favorito i risultati di ricerca attraverso la piattaforma Shopping. E il mese scorso 880 milioni di euro di multa sono arrivati al produttore di autocarri Scania per aver partecipato con altre 5 aziende del settore ad un cartello che regolava il prezzo di vendita dei camion.

Parallelamente molti paesi europei non aspettano che l’Unione Europea agisca. Stanno già scrivendo leggi rigorose che puniscono i Social per essere troppo leggeri quando affrontano l’argomento odio sulle loro piattaforme. Il governo tedesco ha approvato in aprile la prima legge al mondo contro l’hate speech, denominata “Netwerkdurchsetzungsgesetz”. Impronunciabile quanto letale, grazie a questa legge si potranno infliggere multe fino a 50 milioni di euro verso Facebook, Twitter e tutti gli altri social se non riusciranno a rimuovere post illegali e notizie false entro le 24 ore successive alla segnalazione. Secondo la legge uno staff di 50 dipendenti del ministero della Giustizia sorveglierà l’applicazione delle norme. Meanwhile in Gran Bretagna una commissione parlamentare ha ufficialmente accusato Facebook, Twitter e co. di privilegiare il profitto a dispetto della sicurezza degli utenti continuando ad ospitare contenuti illegali.

Insomma è una partita aperta con giocatori agguerriti, non ci resta che attendere gli sviluppi ed essere pronti a “segnalare” all’occorrenza visto che gli haters continueranno ad odiare, non si sa per quanto ancora.