Hashtag, a cosa servono e come usarli al meglio

Giorni fa vi ho raccontato la storia di Instagram, l’app più famosa al mondo, e come da piccola startup è arrivata ad avere un successo incredibile. Oggi parliamo di come è nata e si è sviluppata l’ormai nota “moda degli #hashtag”, presente su Instagram ma diffusa ovunque.

Il fenomeno degli #hashtag: #hashtagovunque

Questo termine deriva dalla lingua inglese, ed è composto da hash (cancelletto) e tag (etichetta), e sono molto utili per catalogare le attività, nel caso di Instagram, le foto per argomento e tematica.

La loro prima comparsa fu su Internet Relay Chat per etichettare gruppi e argomenti. La loro popolarità è legata però a Twitter, infatti la loro introduzione è servita per contrassegnare le parole chiave. Tre mesi dopo la sua nascita anche Instagram ha introdotto gli hashtag, era il gennaio 2011, e nel giugno 2013, questo fenomeno è sbarcato anche su Facebook e Google+.

C’è chi non li sopporta e chi li usa senza limiti, a volte più che mezzo di comunicazione sembrerebbe un fenomeno da imitare, della serie “chi non li usa non è alla moda”.

Hashtag per le aziende

Gli #hashtag sono utilissimi per “eticchettare” o più semplicemente catalogare le foto, vedi Instagram, o argomenti, è il caso di Facebook o Twitter. Questi particolari mezzi però devono essere utilizzati nel migliore dei modi per creare “rumore” attorno al Brand e inserirsi nei topic trend del momento. Infatti, se sono utilizzati in maniera efficiente possono garantire grande popolarità.

A questo proposito è necessario fare attenzione a quanti hashtag si usano nei messaggi. Troppi hashtag sono generalmente considerati un cattivo modo di gestire il loro potenziale, e per le Aziende questo vale doppio. Volete un esempio? Da un’analisi di 200 mila messaggi di Brand su Facebook con hashtag questi sono i risultati e le conseguenti interazioni degli utenti:

Quindi un consiglio per Brand e non: maneggiateli con cura!

  • HomoBruno

    Non capirò mai le hashtags anzi sono contro le hashtags