Fukushima: l’emozione corre su Facebook

The accident is integral to the technology itself” scriveva Paul Virilio. E l’incidente è avvenuto, a Fukushima ma non solo. Ogni scoperta tecnologica porta con sé il suo potenziale creativo e distruttivo, allo stesso tempo. Così anche internet e i social network creano un nuovo ambiente dove vecchi meccanismi vengono potenziati con conseguenze ancora tutte da studiare.

Ma come interagisce l’incidente reale con quello virtuale? E’ quello che mi sono chiesto vedendo crescere in questi giorni le interazioni su Facebook sul tema del nucleare. In particolare l’attività si è fatta intensa su questa Pagina e questo Evento a sostegno del Sì al Referendum (che si terrà il 12 e 13 giugno prossimi).

Come già successo nel caso di altri grandi avvenimenti, un dramma geograficamente fuori portata genera un’emozione planetaria, ma qui c’è qualcosa di nuovo ed è il medium: Facebook.

Nell’era dei social network si notano almeno due mutamenti. Primo: l’effetto “contagio” viene amplificato nei numeri. L’individuo viene infatti raggiunto da innumerevoli fonti e in tempo reale. Ai media tradizionali si somma la diffusione virale di news tramite Facebook e Twitter, dove leggiamo ciò che accade nel mondo sul nostro News Feed. E’ qui che affluiscono contenuti di amici, organi di informazione, aziende, gruppi d’influenza e personaggi pubblici, tutti partecipano e parlano, tutti, compresi noi stessi, sono coinvolti nel grande flusso comunicativo che aggiorna minuto dopo minuto.

Secondo: l’effetto fa un salto di qualità. La reazione emotiva infatti trova sui social media un canale per esprimersi ed arricchirsi, divenire conversazione, discussione e dibattito. Così in queste pagine pur partigiane (contro il nucleare) si nota uno scambio di opinioni intenso e non banale, sulle soluzioni energetiche, i rischi e le potenzialità.

Accade quindi che l’emozione pubblica diventi opinione pubblica. Se nella fruizione televisiva lo spettatore non trova il contesto per esprimersi e interagire, su Facebook questa potenzialità è nel mezzo, grazie alla sua flessibilità d’uso, alla varietà di strumenti, luoghi e modalità di espressione che consente.
Forse è così che la rivoluzione digitale diviene rivoluzione sociale.

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