Quando salviamo un link mentiamo a noi stessi

Fish: A Tap Essay è la risposta alla domanda che mi pongo da anni: “come posso fare a non perdermi nulla di quello che merita in Rete?“. Come fare per stare dietro alle migliaia di imput giornalieri che riceviamo?

Apriamo un link e leggendo un articolo abbiamo la possibilità di approfondire l’argomento con numerosi link, già a portata di click. Spesso ce li salviamo e ci diciamo: “li leggerò”. Invece, quotidianamente, mentiamo a noi stessi!

Se fossimo realmente interessati a quel determinato articolo, post, video ecc. non lo lasceremmo invecchiare nei meandri di qualche archivio, ma cercheremmo un modo per viverlo subito.

Robin Sloan, con la sua app filosofica Fish: A Tap Essay [iOs], mi ha fatto riflettere sulla profonda differenza tra “like” e “love” in relazione al Web. Verso qualcosa che amo non temporeggio: la vivo subito e cerco di farlo con intensità! Lo stesso posso dire per ciò che amo in Rete.
Vi faccio un esempio: Perché tu mi piaci è uno spot che amo. Il motivo? Dopo averlo visto qualcosa come 20 volte mi emoziona ancora e mi scappa una lacrimuccia sempre nello stesso punto, anche se conosco il copy a memoria.

Su Republic+Queen siamo abituati a leggere di Social, Mobile, Startup ecc. ma ho voluto dedicare un articolo a una sola app perché fa riflettere su tutto il nostro mondo. E’ un atto d’amore verso questa Rete che ogni giorno ci conquista con i suoi stimoli.

  • Parafrasando Clay Shirky: l’overload information non esiste, è il filtro che applichiamo che, semplicemente, non funziona.

    • Una delle cose più interessanti e intelligenti che abbia letto online.

      Adesso cercherò qualcosa di Shirky, lo salverò su Instapaper e non lo leggerò mai.

    • Tyrsia Ariel

      Bombardati come siamo dalle informazioni direi che ci conviene perfezionare i filtri più adatti a noi per stare al passo con tutto.