Editoria Social: il caso unbound.co.uk

L’industria editoriale si fonda sulla comunicazione eppure sembra essere agli ultimi posti nell’adattarsi alla rivoluzione del Web sociale. Nel settore, la tecnologia digitale sta rivoluzionando i supporti, amazon.com applica da tempo il concetto di coda lunga alla distribuzione, ma le barriere di ingresso sono ancora elevate, i modelli di business terribilmente obsoleti e i costi di produzione sempre più un limite chiave.

In questo senso, il progetto Unbound rappresenta un’interessante modo di ripensare l’impresa editoriale, mettendo finalmente al centro il dialogo diretto tra produttori e lettori. Unbound è una piattaforma che permette ad autori, celebri e non, di presentare l’idea per un libro direttamente al potenziale pubblico, il quale può manifestare il proprio supporto attraverso piccole donazioni che fungono da vero e proprio finanziamento del progetto. Solo una volta raggiunto un certo numero di sostenitori il libro viene scritto e distribuito in modalità che variano a seconda dell’entità della donazione: in versione e-book, edizione limitata, autografata, persino inclusivo di invito all’evento di presentazione. I punti di forza di Unbound sono molteplici: innanzitutto contribuisce alla democraticizzazione del processo di produzione editoriale. Eliminando gli intermediari, promuove finalmente l’interazione diretta tra lettori e autori. I primi hanno il vantaggio di dire apertamente la loro e influenzare la produzione, i secondi possono tastare i gusti del pubblico e allo stesso tempo ottenere una quota molto più alta delle vendite.

Apparentemente l’ennesimo caso vincente di crowdfunding [ne ho parlato qui], Unbound fa leva in modo originale su un mix interessante di dinamiche prettamente social: monetizzazione del “like”, elementi di print-on demand insieme ad un uso intelligente del reward. A differenza di un crowdfunding “orizzontale”, in Unbound i finanziamenti si accentrano attorno a clusters di sostenitori che decidono di supportare un progetto piuttosto che un altro, in base al proprio gradimento e coinvolgimento con l’idea. Il ricorso a diversi “livelli” di ricompensa a seconda del contributo versato, incentiva alla donazione, mettendola al centro del processo di personalizzazione del  prodotto finale.

Il limite principale di Unbound è quello, al momento, di non accettare autori non rappresentati da agenti letterari. L’agente fornisce infatti un filtro che dovrebbe fungere da garanzia del talento degli scrittori e della qualità del prodotto finale; poco chiari sono, tuttavia, gli altri criteri di selezione degli autori proposti. Per di più, la piattaforma funziona in partnership con la casa editrice Faber & Faber, che si occupa della distribuzione e della stampa del prodotto finale nonché, siamo onesti, di fornire quel paio di nomi celebri che attirano il pubblico. Mentre da un lato Unbound rappresenta un’interessante modo di ripensare il modello di business dell’editoria tradizionale, dall’altro sembra invece riconfermare il ruolo ancora centrale dell’impresa editoriale nel processo di produzione e distribuzione dei prodotti letterari. La domanda è: senza il supporto di un editore affermato, questo modello potrebbe funzionare comunque per creare una piattaforma editoriale  davvero alternativa?

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