DreamBoard, l’app dove raccontare i tuoi sogni [INTERVISTA]

I sogni son desideri
chiusi in fondo al cuor
nel sonno ci sembran veri
e tutto ci parla d’amor
se credi chissà che un giorno
non giunga la felicità…
non disperare nel presente
ma credi fermamente
e il sogno realtà diverrà!
Se il mondo soffrir ti fa..
non devi disperar..
ma chiudi gli occhi per sognar
e tutto cambierà.

Benvenuti in DreamBoard [beta privata] il luogo dove raccontare i propri sogni. Raccontarli a chi? Probabilmente a se stessi (ma vediamo cosa ci riserva il futuro). Vedere l’evoluzione del proprio mondo notturno in uno strano esperimento collettivo a metà tra gioco scientifico e social network (anche se per ora di social non c’è nulla ma secondo me sarà il prossimo passo). Ne parliamo con uno degli ideatori, Luca Mascaro, una delle più fervide menti dello User Experience design a livello mondiale.

Luca, puoi darmi una definizione di DreamBoard?
Dreamboard è un servizio personale che vuole aiutare le persone ad entrare maggiormente in contatto con se stessi attraverso i sogni. Un approccio vecchio come il mondo ma contemporaneamente sempre moderno e divertente. L’idea è semplice: dormi, ti svegli al momento giusto, registri facilmente quei tratti del sogno che ancora ti ricordi (o il sogno completo) e nel tempo scopri tante cose curiose e divertenti sul come e cosa sogni.

Forse conosci il mio concetto di Hyper Natural Environment, un’ambiente dove non esiste più alcuna differenza tra “rappresentazione del reale” e “reale tout court”, pensi che DreamBoard possa rappresentare l’equivalente tra realtà inconscia delle persone e realtà “sociale”?
Non mi spingerei fino alla realtà sociale estesa, ma sicuramente dreamboard porta l’utente in una dimensione di confronto nuova tra il suo inconscio e la sua realtà costruita che poi in un futuro potrà diventare anche realtà sociale.

Nel diario dei sogni c’è una bellissima citazione di Bruno Munari, l’albero che si forma a partire dai “colori” dei propri sogni. Io credo che i grandi letterati, i poeti ed i designer degli anni ’50-’70 abbiano anticipato il futuro. In questo senso credo che le scienze umanistiche anticipino intellettualmente ciò che la tecnologia poi realizza e che la società fa proprie in cicli “almeno trentennali”. oggi però siamo in un mondo post-moderno, quali sono secondo te i motori del cambiamento sociale?
Secondo me oggi sono i comportamenti che abbiamo con la tecnologia di cui ne abbiamo in abbondanza. Abbiamo imparato a deformare la tecnologia per i nostri scopi e la plasmiamo attraverso micro-comportamenti personali e sociali finché non otteniamo delle vere e proprie reazioni nella società.
Per cui la risposta per me è che oggi il motore del cambiamento sociale sono le stesse persone che lo attuano e che con il fare attraverso la tecnologia cambiano piano piano il mondo in cui viviamo.

Passando ora a cose più concrete, ci puoi dare ragguagli sul vostro business model?
Purtroppo non posso andare troppo in dettaglio su questo punto, abbiamo sviluppato attraverso dei workshop diversi modelli comparati e dopo un processo di selezione (anche con gli utenti per evitare che venissero giudicati invasivi) ne sono sopravvissuti una decina che dovremo sperimentare in mix diversi nei prossimi mesi.

Al momento sembra essere “un semplice diario”, cosa ci puoi dire delle evoluzioni future del progetto?
Già oggi non è solo un diario ma so che viene percepito così all’inizio. In ogni caso ti assicuro che sarà sicuramente fruibile attraverso qualunque device, che sarà sociale per chi lo vorrà e che diventerà un vero e proprio tool di insights su se stessi.

Quale può essere l’aspetto social?
Ci sono diverse dimensioni sociali che stiamo esplorando, dalla più semplice come la condivisione a quella più strutturata del sogno collettivo ma sicuramente io resto molto affascinato dall’esplorazione della dimensione più divertente, quella di scoprire altre persone con cui si è affini in modalità differenti attraverso i sogni.

Qual è la motivazione principale che dovrebbe spingere gli utenti a raccontare una parte così intima della propria esistenza? Io credo che molti utenti lo faranno (in fondo già quindici anni fa immaginavamo un futuro che io definivo de “l’individuo collettivo” e molti non credevano che centinaia di milioni di utenti avrebbero condiviso tutto di loro stessi e invece…) ma quello che mi interessa è capire quali siano i driver che voi avete immaginato che spingeranno gli utenti a farlo…
Io credo molto nella dimensione più personale e riservata per cui il driver su cui puntiamo molto è il valore dato dalla possibilità di capire meglio determinati aspetti di se stessi, seri o divertenti che siano, in un ambiente personale, protetto e sicuro.

Un’ultima domanda, se un giorno avrete diciamo cento milioni di utenti che in un anno racconano 300 sogni avrete ogni anno 30 miliardi di sogni ogni anno, un capitale di immaginazione favolosa. Non credete che il motto degli anni ’70 si farà realtà? L’immaginazione al potere. E non credete che proprio voi avrete il potere sull’immaginazione?
Forse, in ogni caso sarà molto divertente mostrare al mondo come il mondo veramente è ;)

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