Essere disoccupati nell’era dei social media

Cercare lavoro nell’Italia di oggi può rivelarsi un’esperienza frustrante soprattutto per chi ha esperienza da vendere e non è più nella condizione, o nella voglia, di lavorare senza essere retribuito.

Qualche giorno fa ho cercando di dare alcuni suggerimenti, spero utili, per migliorare il Personal Branding, tra Cv, web e social network, ma riconosco che si tratta di un lavoro i cui risultati sono da attendersi nel medio termine. Probabilmente la via più battuta è quella del monitoraggio delle offerte che quotidianamente vengono inserite su Lavori Creativi, Crebs o su altri portali di annunci.

Proprio sui contenuti presenti in questi siti m’interessa soffermare l’attenzione. E così, leggendo le offerte di “lavoro” mi sono soffermato sulle 3 che vanno per la maggiore:

  • Stage non retribuito;
  • Servizio in outsourcing con budget da poche centinaia di euro;
  • Progetto a Partita Iva obbligatoria.

Premesso che mettere in contatto chi cerca con chi offre lavoro è senza dubbio un’operazione lusinghiera, quello su cui voglio ragionare è la qualità degli annunci perché ci permette di avere una fotografia chiara del mondo della comunicazione nel suo lato più oscuro.

Leggendo pagine e pagine di annunci mi è sembrato evidente come si possa leggere di un settore in grossa crisi, strutturale e di mercato, che cerca di tirarsi fuori dal pantano facendo ricadere l’abbassamento degli introiti sui lavoratori, incrementando episodi di estremo precariato.
Emerge una ricerca di figure professionali al ribasso, senza investimenti sulle risorse umane dove l’imperativo è: se non costa niente è quello giusto. Discorso che inevitabilmente si ripercuote anche sulla qualità dei lavori che escono dalle agenzie.

Quanto può reggere il mercato a queste condizioni? Quanto può un lavoratore accettare di annullarsi come Uomo?

Nel nostro piccolo stiamo sperimentando un discorso di co-agency, o meglio di agenzia aperta ai professionisti della comunicazione, orizzontale e trasparente che abbini un’offerta competitiva ma che, allo stesso tempo, garantisca un compenso dignitoso per i collaboratori.
Onestamente non sappiamo se è la migliore delle idee possibili, ma sicuramente è una delle possibilità per ripensare il concetto di agenzia e contrastare lo sfruttamento dilagante.

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P.s. Per approfondire l’argomento “annunci” potete leggere il blog Creative Vendetta che raccoglie le storie e gli annunci più assurdi di una generazione precaria che rivendica un compenso giusto per tutte le persone che lavorano o contribuiscono alla realizzazione di una campagna pubblicitaria.

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  • Andrea, ti sei dimenticato gli annunci in cui vengono presentati progetti faraonici che al momento non sono in grado di pagare il collaboratore, ma in grado di dare grande visibilità. invio cv a xxx@gmail.com 

    • Hai ragione, potrebbe rientrare nella categoria “buone prospettive future” :)

  • Sono assolutamente d’accordo…dove andremo a finire? Mi domando: Quanto serve allora investire nella formazione? Tanto la differenza oggi la fa soltanto il fatto che sei disposto a lavorare gratuitamente….