Crowdfunding: quando la finanza è social

I social media possono contribuire a inventare una finanza alternativa? Forse no. La rivoluzione comunicativa che passa attraverso i social media può farlo? Sembra proprio di si. Il sistema di micro-finanziamenti collaborativi, meglio noto come Crowdfunding, trova nei media sociali il proprio punto di forza e un ideale canale di amplificazione. Salito agli onori della cronaca durante le presidenziali americane del 2008, dove fornì la base materiale del successo di Barak Obama, il crowdfunding si basa su un piccolo contributo economico fornito, singolarmente, da un largo numero di individui per finanziare, con una somma stabilita in anticipo, un progetto. Il vecchio concetto di capitale sociale, basato sul naturale bisogno umano di partecipazione, è rinvigorito dal Web 2.0 dove, sempre più, il valore economico si crea dall’interazione tra individui, dal rapporto di fiducia che si instaura tra essi e dal potere di propagazione del passaparola.

Con l’ausilio del web sociale, il crowdfunding ha potenzialità di scala prima mai viste e si diffonde ovunque vi siano idee originali, meritevoli e comunicate nel modo adeguato. Dal finanziamento di progetti scientifici, solidali e creativi, all’investimento nelle startup più innovative, qualche migliaio di followers su Twitter o Facebook possono rappresentare un patrimonio prezioso per chi abbia idee nuove ma incontri barriere materiali nel realizzarle.
Fund ad esempio, è un progetto nato lo scorso Febbraio per iniziativa del gruppo irlandese Business Arts che mette in contatto imprese all’avanguardia e talenti artistici proprio attraverso attività di crowdfunding promosse grazie ai social media. I canali della comunicazione sociale, permettono di raggiungere una scala potenzialmente vastissima di micro-investitori d’eccezione. Attraverso Facebook, Twitter, YouTube, Flickr, Tumblr, seeding in blogs e email marketing, c’è la possibilità di avvicinare, più efficientemente che attraverso i media tradizionali, migliaia di individui vicini al progetto per interessi comuni e perciò genuinamente coinvolti.

La forza del crowdfunding risiede tuttavia nella volontà di partecipazione, nel dare vita ad una idea comune attraverso  il piccolo contributo di ciascuno. Il produttore americano Elliott Kastner, poco prima di morire, immaginava un’industria cinematografica rivoluzionata dal crowdfunding, dove un nuova filmografia indipendente potesse fiorire grazie ai micro-finanziamenti collettivi e dove lo spettatore diventa investitore per la gioia di vedere il proprio nome tra i titoli di coda di un’opera eccellente. Se una finanza meritocratica e compartecipata è ancora utopia, la diffusione del crowfunding, dove la comunicazione sociale è alla base dell’iniziativa economica, può essere un piccolo ma importante passo verso la ri-umanizzazione del sistema.

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