Il mercato fotografico nell’era dell’iPhoneography

Nell’ebook iPhoneography [scaricalo gratuitamente] ho messo insieme oltre 20 esperti per cercare di capire il mondo della fotografia marchiata iPhone. Oggi voglio approfondire un tema che nell’ebook abbiamo toccato solo lateralmente: la popolarità dei reportage fotografici con iPhone. Sempre più spesso, infatti, fotografi professionisti sono ospitati su grandi Magazine di livello internazionale come The Guardian o New York Times per il semplice utilizzo del melafonino.

Storicamente Apple ha sempre voluto parlare direttamente ai creativi del mondo digital ed oggi l’iPhone sta puntando molto sulla fotocamera integrata rendendola uno strumento potente, con app interessanti e lenti aggiuntive che ne potenziano le opportunità [sto testando le Olloclip, ne parleremo in futuro].

Un fotografo per sua natura tende a distinguersi dalla massa edonista principalmente grazie alla competenza in ambito tecnico, mentre spostandosi in un campo così popolare come quello dell’iPhoneography si inserisce allo stesso livello di tanti altri.

Quindi, perché un fotografo affermato dovrebbe immergersi nel mondo dell’iPhoneography? Vada per la sperimentazione di nuovi strumenti, ma la risposta sta probabilmente nel fatto che essere celebri e fotografare con iPhone genera curiosità tra i lettori e conseguentemente i giornali sono contenti di pagare per far uscire questi reportage.

Recentemente Giorgio Psacharopulo, CEO di Magnum Photos, ha sostenuto alla SMW di Torino come la competizione tra amatori e professionisti sia sempre più forte e che la differenza la fa la capacità di taggare foto prima di inserirle nei database per essere acquistate. Solo qui?

Se non conta più l’attrezzatura e la tecnica, ma diventa centrale la capacità di cogliere l’attimo la competizione è agguerrita ed i reportage diventano campagne di marketing che aiutano i fotografi professionisti ad emergere dallo strozzamento del nuovo mercato fotografico. Il rischio è di inciampare in figure simili a quella di Gualtiero Marchesi quando se n’è uscito con il panino per McDonald’s.

Non so a voi, ma la fotografia oggi mi ricorda paurosamente il mercato musicale, cinematografico ed editoriale subito dopo la diffusione di internet.