Da me a noi: il ruolo cruciale delle comunità [BEST CASE]

I marketing manager devono sfruttare l’economia di rete sviluppando connessioni con le comunità locali e valorizzando gli scopi sociali per migliorare gli approcci del marketing tradizionale.

Che cos’hanno in comune Wikipedia, l’esperimento cinematografico Life in a Day, e il progetto di Barilla Nel Mulino che vorrei?
Queste idee sono la prova di un cambiamento nel tessuto della nostra società, che vede le persone unite da passioni comuni, disposte a rinunciare al proprio tempo libero per condividere risorse e competenze.

Nell’era del web 2.0 la dimensione sociale della creazione e condivisione di contenuti rappresenta un importante passo verso un’autentica interazione in rete in cui il ruolo dell’utente è centrale e la società è focalizzata sul concetto di comunità, che predilige il ‘noi’ al ‘me’.

Ma questa economia di rete come va ad influire sulle campagne marketing tradizionali?

Non tanti anni fa il ruolo del marketing era quello di comunicare i messaggi del brand. Ma oggi i proprietari dei marchi e dei media hanno bisogno di creare delle reti che portino reciproci vantaggi, se vogliono prosperare. Se non danno alle persone quello che cercano, queste sicuramente troveranno le risposte ai proprio desideri attraverso Internet. In un certo senso quindi potremmo dire che i consumatori stanno diventando dei concorrenti, e i marketer stanno capendo che è meglio ‘utilizzarli’ attirandoli all’interno della propria comunità.
Se i brand coinvolgono le comunità locali, i progetti avranno sicuramente più possibilità di rispondere ai bisogni delle persone; infatti costruire e coinvolgere le comunità richiede uno sforzo maggiore rispetto al semplice ascolto, ma i risultati avranno un valore inestimabile, a partire da una maggiore innovazione.

Infatti diversi brand hanno già applicato il concetto di crowdsourcing a progetti e idee. Ad esempio, North Face ha creato una connessione tra la community di atleti ed il suo team di designer, la cui collaborazione ha avuto come risultato la creazione di prodotti che potessero sostenere al meglio le esigenze dello sport.
L’esperienza, più che la realizzazione e i risultati, è l’elemento chiave di questo progetto, che ha lo scopo di connettere i propri clienti in quest’avventura.

Anche l’azienda di mattoncini LEGO si è aperta anni fa alla co-creazione, invitando i propri consumatori a progettare nuovi kit utilizzando la social creation platform giapponese Cuusoo.
L’anno scorso la piattaforma si è aperta agli utenti fuori dal Giappone diventando di fatto internazionale.
Proprio recentemente il kit Shaun of the Dead è entrato in produzione dopo aver ricevuto 10mila voti su Cuusoo.
LEGO non rappresenta quindi solo un modo di giocare che ha coinvolto bambini, e non solo, da più di 50 anni, ma uno stile che è entrato nell’immaginario collettivo, nella cultura e nell’arte.
Un bell’esempio dell’estetica del LEGO si può ritrovare nel video di White Stripes – “Fell in Love with a Girl”.

Il tratto comune di questi esempi si trova quindi nella volontà di innovare e stabilire con la propria community di clienti dei rapporti basati su interessi comuni, passioni e contenuti di valore, proprio a partire dal coinvolgimento dei consumatori nell’innovazione del prodotto.

Photo Credits | jeansman