E’ davvero finita l’era del couponing?

Groupon, Groupalia, Glamoo: da un mese almeno sui social non si parla d’altro, ma il fenomeno è conclamato: il mercato dell’utenza è saturo.
Per Groupalia si parla di quasi 5 milioni di iscritti solo nel nostro paese, e le caselle di mail sono ancora più sovraccariche, tanto che spesso i deal finiscono nello spam, a prescindere dal mittente. Per le tre aziende il costo per sottoscrittore è ormai attestato intorno ai 50€ e si ammortizza soltanto contando sui tanti che acquistano i coupon, ma poi non li utilizzano e non ne chiedono il rimborso.

Lo strumento di marketing per eccellenza, il test diretto del prodotto, si rivolta contro chi poteva averne vantaggio: i gestori ricorrono al coupon non per far provare i propri servizi ma, sempre più, per riempire locali altrimenti troppo vuoti o serate morte. Piuttosto che non guadagnare, sempre meglio prendere i pochi proventi che restano dopo la revenue all’azienda. Per non andare in perdita a volte è sufficiente offrire un menu fisso con un basso costo di base, magari meno ambito o raffinato della carta consueta, o un massaggio di venti minuti invece che di quaranta. Si guarda all’immediato, ma non al futuro: il cliente non solo non torna, ma ne parla anche male.

Proprio così: i clienti sono cambiati. Se la fidelizzazione è ormai un miraggio, la vita da couponista è invece una realtà, la nuova frontiera della lotta alla crisi economica. È spesso vero che cadono nel dimenticatoio il parrucchiere, l’estetista, addirittura il medico specialista di fiducia e proliferano le fruizioni spot, con eventualità di ritorno solo nei casi in cui l’esercente sia periodicamente oggetto di promozione. Ciò nonostante, non si abbassano le richieste di qualità e sui siti specializzati in recensioni dei consumatori, come Yelp, fioccano i pareri di consumatori risentiti per trattamenti non consoni o inferiori alle aspettative.

In buona sostanza, lo strumento rete si rivolta contro se stesso. Da un lato il web offre la possibilità di pubblicizzare i propri prodotti e servizi verso un pubblico sempre più ampio e variegato, dall’altro, però, il giudizio positivo o severo ha un peso sempre maggiore e non più limitato alla cerchia di parenti, conoscenti e colleghi, ma esteso sino ai più lontani sconosciuti: una stella in più su un sito di online reviewing provoca sul mercato USA l’aumento o il decremento di fatturato del 9-10% già dal primo mese. La speranza è, indubbiamente, che dalla quantità si passi finalmente alla qualità.

  • Alla fine il couponista non è cliente dell’esercizio ma del coupon e questo “ammazza” il futuro. D’altra parte chi pensa ormai al futuro?

    • è proprio lì il problema, Fabri: pensano tutti solo al presente…