Come sta cambiando l’esperienza di connessione digitale

Come sto teorizzando da almeno due anni l’esperienza di connessione digitale è uscita dallo schermo e permea completamente la vita degli utenti, io lo chiamo Hyper Natural Environment.

Un iPad, un iPhone ed i servizi connessi non sono più “semplici schermi” di interfaccia verso un dato ma sono strumenti con una vita propria che crea una relazione con l’utente forte, coinvolgente e di dipendenza.

In ogni momento della propria vita le aziende hanno creato servizi e prodotti che accompagnano e guidano la vita delle persone [vedi altro mio post].

Oggi “il sito Internet” è una mera finestra in un flusso più ampio e diffuso di informazioni. E queste informazioni sono dovunque. Quasi ogni oggetto è o sarà connesso attaccato tramite un grande bocchettone ad uno o più ecosistemi di dati. L’oggetto è il messaggio: non esiste più alcuna distinzione tra reale e rappresentazione del reale. Parliamo di Hyper Natural Objects, anime di software (applicazioni) che rivoltano lo strumento che le accolglie (es. iPad) così bene da consentirgli di “interpretare” una specifica esperienza d’uso (UX) così bene, da stratificarsi sulle altre pre-esistenti comparabili abitudini d’uso e generazione dopo generazione trasformare la percezione stessa del reale (un reale che evolve con le logiche del software e non dell’hardware).

Essere quindi uno UX designer, vuole dire conoscere il mondo, le pietre, le foglie, l’inchiostro ed i byte, vuole dire essere un antropologo, un poeta, un ingegnere, un tecnologo, un artista, un attento osservatore del flusso del mondo.

La UX tradizionale è morta, oggi introduco una nuova professione: the sculptor of the experiences, lo scultore delle esperienze. Perché disegnare un’esperienza avrà sempre più a che fare con il mettere le mani nel reale, scolpire un’esperienza e non semplicemente disegnarla.