Il Selfie è uno strumento di comunicazione

Articoli ed editoriali in tutte le lingue l’hanno affermato, la prestigiosa Oxford l’ha persino incoronata parola dell’anno, descrive ben 170 milioni di immagini condivise su Instagram ma che fosse non solo di una moda passeggera ma l’alba di una nuova tendenza culturale io non ci credevo. Dei media bisogna diffidare e dei vanesi ancora di più, mi dicevo. E ho continuato a rifiutarmi di credere, fino al giorno in cui mia mamma, una bella signora di 54 anni che non sa usare le email, che si fotografava solo per il rinnovo della patente e che fino a 4 mesi fa non sapeva neppure come fosse fatto Facebook mi ha detto come se niente fosse “Voglio farmi un selfie ma mi viene sempre sfocato, è difficile!”.

Ecco, se anche mia mamma inizia a farsi i selfie come Justin Bieber, allora due domande me le faccio, anzi gliele faccio. La prima è: “Perchè? Che ci devi fare?” Risposta: “Lo posto per gli amici. E’ carino, no? Senza usare troppo parole, è tipo una videochiamata”. Beata l’innocenza delle 50 enni,  anche se in quelle parole c’è un fondo di verità.

Specchio della società dell’immagine in cui viviamo, piaccia o meno, il selfie è uno strumento di comunicazione; in un mondo mobile e senza tempo, dove tutto è a distanza di uno Whatsapp, un autoritratto del momento vale più di 140 caratteri. Con il selfie ci mettiamo infine al centro della narrazione continua che ormai da anni costruiamo sul web sociale, ci elegiamo protagonisti del nostro personale reality show.  Il reale destinatario del selfie non siamo noi stessi ma gli altri, più che al narcisismo a me fa pensare ad un imperante bisogno di attenzione. Non così diverso tuttavia da quello dell’aggiornamento di status o del tweet, alla ricerca delle stesse conferme in forma di “mi piace” o stelline, forse anche un po’ più onesto nonostante i filtri. Dopotutto, l’essere umano in quanto animale sociale ricerca conferme da sempre. E quanto aiutano i filtri a riceverne!

Ne va dell’autenticità forse, ma non so voi, io trovo sempre più difficile esprimere un giudizio etico sulla mancanza di autenticità nella realtà ipermediatizzata in cui viviamo. E a guardare bene, nelle miradi di facce assorbite da questa realtà e restituite dal web, specchio riflesso dei modelli estetici e sociali mainstream, mi viene quasi da vedere una riapproprazione dello spazio comunicativo, per quanto distorta ed adattata ai modelli imposti. In quello stesso stile e pose proposte dalla TV, dalla pubblicità e dall’industrie più trendy, vedo faccie di tutti i giorni, bianche, gialle e nere, grasse, magre, brutte, belle, conformiste e meno. C’e’ tutto un universo di immagini umane, normalmente escluse dalla rappresentazione visiva di massa che inconsapevole si infila nel mezzo e nei suoi stili, rivendicando uno spazio.

Grottesco o meno che lo si ritenga, il selfie rappresenta un bel cambiamento nel processo di costruzione dell’immaginario collettivo. Come sempre i cambiamenti più grandi sono sempre quelli più strambi, dopotutto. E quelli che facciamo senza accorgecene, tutti presi come mia mamma, a fotografarci.

  • GiorgiaMartinucci

    Interessante. Persino Dove ha presentato una nuova campagna pubblicitaria che ha al centro proprio “il” selfie http://mashable.com/2014/01/20/dove-selfies-short-film/

    • Viviana_Ramazzotti

      Bellissimo! Grazie per la segnalazione Giorgia :)

  • Anthony Bella

    Articolo bellissimo

    • Viviana_Ramazzotti

      Ma grazie!

  • Patrizia D’Ingiullo

    Articolo davvero interessante