Content marketing: una marcia in più viene da Facebook

Facebook ha ufficialmente aggiornato le sue linee guida per i contenuti pubblicitari e da adesso consentirà ai marchi di farsi pubblicità attraverso le Pagine Facebook di giornali, blogger, influencer e personaggi famosi senza il bisogno di impostare campagne pubblicitarie tramite Facebook Ads.

Gli aggiornamenti in dettaglio

Assieme ad un’interfaccia più snella e funzionalità aggiuntive per Adverts Manager, il cambio è applicabile non solo ai classici Post, ma anche a Video Live Stream [e non], ed Instant Articles [adesso disponibili a chiunque abbia anche solo un blog].

Il social network ha anche lanciato una nuova funzionalità che aiuta i proprietari di una Pagina verificata a ‘taggare’ il marchio parte della campagna pubblicitaria. Il tag consente ai consumatori di riconoscere che si tratti di una pubblicità ma dà anche accesso ai marketer a tutta una serie di dati al fine di ottimizzare la campagna.

Continuano ad essere proibiti i contenuti che sono eccessivamente promozionali – come gli annunci pre-roll [al contrario di YouTube] e loghi o il far cambiare l’immagine del profilo per posizionare in maniera prominente i prodotti di un’inserzionista. Tuttavia, il contenuto stesso può contenere l’inserimento di prodotti e il logo di uno sponsor.

Zuckerberg ha saputo ascoltare

Entrambi i fronti – media e business – aspettavano da tanto questo tipo di cambiamento per massimizzare i loro sforzi marketing. I media e gruppi editoriali perché non riescono più a far fronte alle incombenti spese con gli abbonamenti e i banner pubblicitari; i marchi perché non riescono a connettere con i loro clienti, sempre più esigenti.

‘Content is king’ ed è qui per rimanere. Dopo questa mossa di Facebook riguardo ‘branded content’, è chiaro che i budget pubblicitari saranno allocati in percentuale sempre maggiore non solo a questo tipo di attività [blog, video, publiredazionali] ma anche ad architettare il perfetto piano di acquisizione e ritenzione che misceli in maniera ottimale tutti i vari canali [social, seo, ppc, offline].

Schiacciare la competizione

Per Facebook è un modo per cominciare a testare una strategia di diversificazione degli introiti e vedere se può riuscire ad allontanarsi dai modi pubblicitari tradizionali, che inevitabilmente stanno alienando il bilione di utenti del social network. Ciò che Zuckerberg vuole evitare è l’emigrazione in massa ad un altro social network, in un momento in cui ogni individuo al di sotto dei 18 anni passa le proprie giornate su Snapchat e vede Facebook come il social network di mamma e papà. Infatti, da metà del 2014 a metà del 2015 la condivisione di post su Facebook è scesa del 5.5% e la quantità di aggiornamenti personali postati su Facebook è scesa del 21 nello stesso periodo (fonte).

L’utente sempre al centro

Probabilmente questo è un fattore anche nei continui cambi di algoritmo, che non sono solo utili ai fini di dare ai pubblicitari dati accurati, ma anche a Facebook stesso. I 4 fattori che decidono la visibilità o meno di un post su Facebook [chi ha postato, quando ha postato, cosa ha postato e le interazioni] si basano sul concetto di personalizzazione: farti vedere ciò che a te interessa, quando ti interessa. In questo modo, Facebook riesce ad ottenere soldi dai marchi per pubblicità iper-precise e cerca di non allontanare gli utenti al tempo stesso, consentendo loro un’esperienza piacevole.

Per i pubblicitari del futuro, sarà quindi vitale conoscere i propri clienti [attuali ed ideali] in maniera dettagliata e una costante ricerca di mercato che coniughi online e offline la svolta per un Brand di successo.