Start up: 15 consigli dai CEO di Musixmatch ed Instagram

C’è chi vuole partire con l’idea del secolo qui in Italia sognando di andare a vivere a San Francisco e chi la sua Silicon Valley se la sta già costruendo nel nostro paese giorno dopo giorno.

Penso sia utile mettere insieme 2 video che parlano di start up e ne svelano trucchi e consigli. Il primo è stato realizzato da Marco Montemagno ed è un’intervista a Max Ciociola, 32enne proveniente da Dada con un’esperienza nel business mobile a livello internazionale. In pochi mesi ha già 10mln di download e diversi accordi con la sua MusiXmatch a livello mondiale ed è stata candidata da TechCrunch come una delle migliori start-up europee nel campo della musica.

1) Non ci avrebbe cambiato nulla stare in Silicon Valley, l’opportunità in Italia è sempre più grande perché mancano opportunità.
2) Se in Italia non si investe è perché mancano progetti interessanti, in realtà si investono tantissimi soldi ma su start up strutturate che guistificano l’investimento.
3) Gli investitori stranieri non investono in Italia, ma per attrarli bisogna cominciare a fare start up in inglese ed internazionalizzarsi.
4) Il falso mito della burocrazia italiana, ci sono meno barriere rispetto al passato. Non utilizziamo questi argomenti come una scusa.
5) Trovare l’idea che risolve un problema e crederci.
6) Isolarsi, non distrarsi, realizzare il prodotto, sbagliare, e cominciare a fare numeri.
7) Fare networking per capire come funzionano i finanziamenti, con eventi e pr.

Ora che avete sentito il punto di vista di un italiano è il turno di Mike Kreiger, fondatore di Instagram, che in una lezione lunga 54 minuti ci elenca gli 8 falsi miti di una start up. Dopo il video i punti sintetizzati da Internetpr.

1) Non si impara a fare gli imprenditori dai blog o dai libri. L’esperienza diretta ci insegna molto più di qualunque altra cosa. Un giorno sul campo vale 1 anno sui libri, e non si sarà comunque mai abbastanza pronti.
2) Non serve essere “informatici” per lanciare una start up. La maggior parte dei fondatori di start up di successo non ha studiato Computer Science. Incluso Kevin. In caso sceglietevi un cofounder geek.
3) La cosa difficile non è trovare le soluzioni, ma il problema. La vera sfida è capire quali sono i problemi che gli utenti hanno e che nessuno ha mai risolto. Trovati quelli il resto è più facile.
4) Tieni il progetto segreto il meno a lungo possibile, anzi: parlane subito! Testare, fallire e sperimentare subito costa meno ed è l’unico modo per progredire.
5) Non cercate finanziamenti troppo alti o “bidding war”. La start up va fatta per gli utenti, non per gli acquirenti. Senza utenti non vi compreranno mai.
6) Una start up non significa solo sviluppare un prodotto, ma un sacco di altre cose. Tra assunzioni, tasse, finanziamenti, team building, sarete fortunati se il tempo dedicato allo sviluppo del prodotto arriverà al 50% del tempo dedicato.
7) La tua prima idea non sarà quella buona! Quasi tutte le start up, inclusa Instagram che all’inizio doveva fare check-in e si chiamava Burbn, nascono per approssimazione e continue, successive discussioni e ottimizzazioni.
8) Le start up non nascono di notte. Il tempo medio di successo sono 5 anni e la strada è lunga e faticosa, sembra facile solo guardando all’indietro.

Molte cose combaciano, mentre altre divergono, forse per contesto diverso. E voi come la pensate?

  • Ottimo articolo!
    Davvero stimolante: dopo averlo letto vien voglia di sviluppare una propria start up :-)

    • ..e allora è proprio il caso di mettersi a lavoro..grazie ;)

  • Sono sostanzialmente d’accordo con quasi tutti i punti, soprattutto con le risposte degli americani. Un solo appunto sulla situazione italiana: come dicono gli intervistati italiani al punto 4, il problema non è la burocrazia. Vero! Il problema sono le tasse e la mentalità degli investitori italiani unita alla loro minore quantità, varietà e disponibilità di denaro. Questo rende molto difficile che un progetto venga finanziato tra mille rischi (fisiologici sempre, soprattutto nel 2012) per 5 anni (come ad esempio dicono gli americani) prima che arrivino i risultati sperati. In America, ci sono tante start up che hanno successo e altrettante, se non di più, che falliscono, ma ci sono tantissimi finanziatori che hanno i soldi e anche la mentalità per rischiare. In Italia questi finanziatori, soldi, mentalità non li vedo… e ci sono anche delle buone ragioni, una in particolare: tanti soldi da tirare fuori (con disponibilità limitata, rispetto agli investitori americani), tante tasse da pagare dopo, quindi grossi rischi e margini minori che in altri Stati…