La comunicazione digitale è morta

La scorsa settimana sono stato allo IAB Forum di Milano. Decima edizione dell’Interactive Advertising Bureau, un evento espressione dell’omonima associazione internazionale dedicata allo sviluppo della comunicazione pubblicitaria digitale interattiva.

Dire che è stata una fiera in tempo di crisi non è il solito luogo comune. Si capisce camminando tra gli stand, raccolti su un unico piano, non tanto per l’assenza di multinazionali come Google e Microsoft quanto per il messaggio che arriva dalle aziende presenti. Infatti, al di là delle etichette e degli intenti del Forum c’è poca comunicazione e tanta – troppa – tecnologia.

Le agenzie puntano tutta la loro offerta commerciale su software, tool ed algoritmi proprietari, sicuramente più facili da vendere a pacchetto, piuttosto che su strategie di comunicazione, creatività e metodologie di lavoro. Manca il valore aggiunto della narratività e vision di medio/lungo periodo, soppiantato da una produzione miope che mette al centro delle analisi la sola misurabilità quantitativa di progetti “dopati”.

Così gli obiettivi di comunicazione vengono abdicati per quelli di performance – leggi incremento del numero di views o il riempimento di un database – e le commodities tecnologiche cercano di nascondere strategie e metodologie inesistenti.

Brutta cosa chi cammina guardandosi i piedi.

  • A forza di far casual games basati sulla performance invece che sul divertimento, Zynga ha fatto flop. Credo sia il triste destino per chi non capisce che non si può relegare l’informazione e l’intrattenimento ad una scienza e vorrebbe sostituire con un indice il vero lavoro che sta dietro a quel che facciamo ogni giorno. Non è con la sola matematica che si realizzano prodotti di successo. Ancor meno, la loro comunicazione al “mercato”.