Come il Clickbait può salvare i giornali dal fallimento

Il “Clickbait”, ovvero l’esagerare una notizia confezionando ad arte un titolo che essenzialmente, fa tanto fumo per poco arrosto, non è una novità.

Fin dagli albori della carta stampata, i titoli di testa venivano redatti per attrarre più lettori possibili, specialmente se teniamo in considerazione che avevano come veicolo lo strillone. Nelle redazioni anglosassoni, la figura del copy editor tutt’ora si occupa principalmente di ottimizzare gli articoli dei reporter per la stampa, includendo titolo e sottotitolo.

Tuttavia, mai come adesso il fenomeno è propriamente esploso. Moltissimi sono i siti che adottano lo stesso stile di titolazione. Tant’è che Randall Munroe, autore del blog di vignette xkcd, ha re-immaginato come i media del Novecento potessero annunciare eventi storici con questi toni: “questa strana muffa salve vite”, riferendosi alla scoperta della penicillina.

Comporre questo tipo di titoli è facile

Basta una frase principale con una subordinata, dove il richiamo emotivo è forte, il lessico e la grammatica semplici. Seppur molti di noi credono di non cedere mai alla tentazione di cliccare su articoli quali “La birra allunga la vita, il caffè l’accorcia” o “Come ridurre la lista degli invitati (senza offendere nessuno)“, i dati confermano il contrario.

Il sito americano Upworthy, che del Clickbait ha fatto la sua missione, riceve più visite del sito del New York Times, la maggior parte, dai social media.

In un mondo dove siamo bombardati da stimoli e informazioni, i media si contendono la nostra attenzione in ogni spazio. Il Clickbait, e le impression da vendere ai pubblicitari, può essere uno dei modi che può mettere un freno al sempre più veloce declino dei media tradizionali?

Steve Hind, giornalista del prestigioso quotidiano inglese “The Guardian” sostiene che il Clickbait non debba essere sfruttato solo da siti virali quali Upworthy e Buzzfeed, ma anche da siti più autorevoli. Dal suo punto di vista, il Clickbait può essere utilizzato si per attirare lettori sul sito, interessati ad un contenuto meno serio, ma può essere “l’esca” per farli rimanere a leggere contenuto di qualità.

Il paradosso online e offline

Se i media tradizionali stanno quindi adottando tecniche della blogosfera, la blogosfera sta adottando tecniche dai media tradizionali. Il sito comico Buzzfeed sta investendo i suoi proventi pubblicitari per sviluppare un team di reporter vecchio stile per portare articoli di qualità sul sito. Un primo esempio può essere visto nel post sulla proposta di riforma del sistema sanitario di Obama, definita Obamacare. Con il titolo “Indovinate in quanti si sono iscritti finora sul sito Obamacare?” – annunciando il lancio della nuova piattaforma – hanno giocato sulla notizia che solamente in 6 lo avevano fatto. Cliccando sul titolo si ha un apertura in stile “meme” dove una serie di immagini descrive il numero 6 (come le corde di una chitarra o gli anelli sulle dita di Michael Jordan) ma alla fine si trova un articolo ben confezionato e di spessore.

Sarà questa la forma che l’informazione prenderà in futuro? Di infotainment si parla già da tempo, così come di citizen journalism, ma quale può essere davvero un modello sostenibile economicamente?

E’ davvero possibile pensare ad un mondo senza testate giornalistiche dove è solo la community a condividere le notizie o avremo sempre bisogno di informazioni filtrate di qualità?

Rispondere a queste domande è difficile e complesso. Per Arianna Huffington, fondatrice del The Huffington post, il giornalismo tradizionale e i contenuti di qualità non saranno abbattuti così facilmente (via).