“Black hatting” e le tecniche di marketing “estreme”

Quando sento Dave McClure e Paul Ghram incitare i team di startupper ad essere “pirati” a diventare esperti nel sabotare le regole come degli hacker (quelle “giuste”), quando vedo autorità del calibro di Montemagno tradurre Frank Kern non posso non pensare al lato oscuro della forza di internet, il “black hatting”.

Il black hat è l’insieme delle tecniche di marketing “estreme”, non necessariamente illegali (!), generalmente utilizzate dalla “vecchia guardia” degli internet marketer più incalliti. Dobbiamo a loro moltissimo: landing page per lead generation, test multivarianti, contact nurturing, tecniche di link bulding.

E se analizziamo con cura, notiamo che il black hatting su internet è stato ed è utilizzato da moltissime startup. Ricordate come Mark Zuckemberg generò i contenuti del suo primo sito Facemash, il progenitore di Facebook?

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Ebbene si, trattasi di Web Scraping naturalmente una tecnica black hat, che irritò Harvard non poco. Mark, per difendersi, usò la classica scusa da hacker:

Responsabili dell’IT di Harvard, dovreste ringraziarmi, vi ho segnalato una falla nel vostro sistema. Se l’ho fatto io potrebbe farlo chiunque.

Per non parlare il primissimo lancio di Facebook: un bello spam sulla mailing list della confraternita dell’ex CFO.

Per non parlare di Airbnb: ricordate che i primi tempi permetteva agli utenti di postare i loro appartamenti su craiglist? Ebbene, lo faceva non utilizzando delle API, ma creando (hackerando) delle apposite chiamate “http POST“, che permettevano di creare l’annuncio della casa in affitto su craiglist, senza che l’utente si spostasse da Airbnb. Seeding virale di altri tempi. Black hat.

Casi famosi in Italia? Roberto Esposito di DeRev è diventato famoso in tutto il mondo per aver vinto il guiness dei primati (per un paio di mesi) grazie al post di Facebook con più commenti al mondo. Analizzando il contenuto dei post possiamo trovare frasi del tipo:

– “gw”
– “grwds”
– “aaahhh”
– “Quanto manca ancora al record? Ci siamo?”
– “vvhaggghhhh”

Nonché altre frasi dall’incredibile contenuto semantico, studiate ad hoc per passare i severi livelli per cui è famoso il guiness dei primati.

Ma tornando al fulcro del post, cosa rende il black hat davvero “black”? Il lato oscuro, a mio avviso, prende il sopravvento sulla forza se la forza è usata CONTRO gli utenti stessi (spam in primis!). Se riusciamo invece a spacciare la tecnica come un’azione che va “a suo favore”, questa viene generalmente accettata e magari considerata una moda.

Infatti, mediante Facebook, abbiamo trasmigrato il concetto di spam chiamandolo “social sharing”, dovuto al nostro continuo optin che ci porterà (forse) definitivamente all’information overload. Finchè l’information overloading non sarà contestuale (come la definisce Robert Scoble) e permereà la nostra vita quotidiana e la nostra realtà.

Forse, davvero non è un caso che l’ex Y Combinator Dalton Caldwell sia riuscita a incassare 500.000$ in soli due giorni con app.net, il primo social network che non si regge sull’advertising e su una gestione fantasiosa della privacy, ma su un piccolo canone mensile.

  • esser hacker non lo vedo solo come una pratica informatica di chi sa smanettare… non per niente esiste anche hack ikea… vabbè prima di andare fuori argomento… prima di tutto complimetni per l’analisi… effettivamente il black hacking è una pratica che va a peggiorare il sistema ma a un certo punto mi chiedo: per pareggiare i conti che ci sia bisogno di un black black hacking? è un cane che si morde la coda? boh… lo chiedo a te francesco ma anche a tutti

  • Saimon

    Ho sfruttato una recente vicenda di un noto sito di grossissime dimensioni, ho raccolto 100 000 utenti via newsletter sfruttando il suo nome, che tecnica è? Black hat?

    • meegavideo? :D

      • Saimon

        Esatto :) meegaupload più che altro (meegavideo ha avuto meno seguito e successo)!

  • Roberto Polli

    Dov’è la notizia? ;) Con simpatia, R.

    • Il fatto che qualcuno abbia preso la briga di parlarne in una maniera un po’ più strutturata non è già di per se una notizia? ;)