Che fine ha fatto Diaspora l’anti-Facebook?

Qualche settimana fa Silvio Gulizia mi ha chiesto di scrivere su Blogosfere, Comunità Digitali, una miniguida dal titolo “Da zero a Diaspora in dieci mosse” per chi intende avvicinarsi al social network open source che raccoglie i suoi intenti in una frase: share what you want, with whom you want [condividi ciò che vuoi, con chi vuoi].

In sintesi, chi ha avuto la possibilità di provare la versione alpha avrà notato tre grandi elementi di distinzione con Facebook:

Mantenimento dei diritti su ciò che condivido e la possibilità di scegliere la policy con cui distribuire ogni contenuto;
– Possibilità di filtrare lo status in entrata ed uscita e condivisione con i gruppi di persone scelti;
Zero pubblicità, né alcuna forma di promozione od invito ad alcunché.

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L’interesse mediatico suscitato da Diaspora l’estate scorsa sembra però essersi affievolito.
Da dicembre il team di sviluppo annota il changelog [registro delle modifiche] con le implementazioni realizzate di mese in mese. Un paio di comunicazioni pubbliche più o meno “recenti”: l’augurio di buon anno comparso nel blog il 31 gennaio ed un tweet che comunica l’imminente ritorno il 30 marzo.

Sette mesi sono trascorsi dal lancio della fase alpha. Un tempo che nel mondo del web, e dei social network in particolare, è un eternità.
Tanti cambiamenti sono sopraggiunti e le quote di mercato conquistate da Facebook hanno fatto sì che questo sia entrato nella maggior parte dei siti web, negli smartphone [anzi, che abbia iniziato a co-produrli!] e nella vita quotidiana di centinaia di milioni di persone.

Ad agosto Mashable definiva Diaspora l’alternativa a Facebook, ne siamo ancora convinti?

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  • io sono ancora in attesa che mi aprano l’account… bisognerebbe intervistarli