Dall’autostop al car pooling: come cambia il viaggio su web

Gli anni ’70 rappresentano l’epoca d’oro dell’autostop, pratica molto diffusa tra i giovani americani e dell’Europa dell’Est e quando parliamo di avventure On the road il primo a venirci in mente è il padre della beat generation, Jack Kerouak che con il suo romanzo autobiografico [On the road, appunto] racconta una serie di viaggi in automobile attraverso gli Stati Uniti fatti in autostop:

Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati
Dove andiamo?
Non lo so, ma dobbiamo andare

Se On the road è il manifesto degli avventurieri della strada, la famosa saga radiofonica The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy [Guida galattica per gli autostoppisti] del britannico Douglas Adams è la guida spirituale per esplorare l’universo. Con il suo famoso claim “Don’t panic” che ispiravano fiducia Douglas diceva:

E nel caso che ci fosse un’inesattezza tra quanto riportato nella Guida e la Vita, ricordate che in realtà è la vita ad essere inesatta

A rendere ancora più affascinanti queste avventure, è l’album di Roger Waters, bassista dei Pink Floyd, che nel 1984 dedica un intero album all’autostop The Pros and Cons oh Hitch Hiking [Vantaggi e svantaggi dell’autostop] raccontandone i pro e i contro attraverso i sogni e gli incubi di un uomo qualunque.

Eh si, perché il viaggio in autostop, per quanto solletichi le nostre fantasie e per quanto possa essere affascinante, non è assolutamente esente da rischi: è molto faticoso e soprattutto imprevedibile. Ricordate il film horror del 1986 The Hitcher – La lunga strada della paura? Bene, diciamo che mi sento molto sicura nell’affermare che John Ryder è il perfetto esempio sul chi evitare di mettersi in macchina!

Ebbene, per ovviare a questi problemi e minimizzare le incertezze, la soluzione si chiama car pooling, ovvero l’auto di gruppo, che consiste nel condividere la propria auto con un gruppo di persone con il principale scopo di ridurre i costi di viaggio senza contare i benefici legati al rispetto dell’ambiente che questa pratica porta con sé.

Un po’ di storia: le origini

A dispetto di quanto si può pensare, la storia del car pooling è vecchia quasi quanto l’invenzione dell’automobile stessa, almeno questo è quanto risulta da una pubblicazione del Rideshare Research del MIT.

Era la fine del 1914 quando negli USA circolavano poche autovetture del famosissimo modello T della Ford, ma la crisi economica era così importante che da San Francisco, gli automobilisti più intraprendenti iniziarono a offrire un posto auto al prezzo di un biglietto del tram.

Fu così che, nell’arco di pochi mesi, questa moda si diffuse rapidamente per poi scemare nel periodo del boom economico e riaffermarsi nel 1974 dove vede il suo periodo d’oro.

Dove si pratica?

Il car pooling è maggiormente diffuso nei paesi del nord Europa e negli Stati Uniti d’America dove non solo esistono associazioni specifiche ma la pratica comune, prevede anche la segnaletica stradale.

E in Italia? Qui nello stivale ha iniziato a prendere piede solo da pochi anni e solo dall’anno scorso, ovvero da quando è stata apertamente dichiarata la crisi economica, i dati, provenienti dai network italiani con il maggior numero di utenti attivi ovvero BlaBlaCar.it e Carpooling.it, indicano un +250% di passaggi condivisi.

Ma come funziona?

Facile! Una persona mette a disposizione di altre che devono fare lo stesso tragitto, il proprio autoveicolo, contribuendo a coprire una parte delle spese di viaggio sostenuta dall’autista di turno.

E per evitare di inciampare in un possibile John Ryder?

A differenza delle tante piattaforme presenti sul web – carpooling.it, roadsharing.com, viaggiainsieme.it, ecc. – quella che mi sembra essere la più completa e la più attenta all’aspetto “sicurezza” è BlaBlaCar.it.

Quest’ultima, mette a disposizione degli utenti una vera e propria community a cui ci si può iscrivere solo utilizzando i propri dati anagrafici reali garantendo sia l’autenticità che la serietà di chi vuole incontrare persone per viaggiare insieme.

Grazie all’apertura ai commenti e ai feedback puoi ottenere o meno, la fiducia da parte di chi ha viaggiato e, inoltre, puoi scegliere con chi viaggiare perché affine alle tue esigenze e alla tua persona. Per esempio, nel tuo profilo puoi mettere il tuo grado di socievolezza in modo da informare i tuoi potenziali compagni di viaggio sulla tua loquacità. In particolare, puoi scegliere tra tre livelli:

Bla, se sei un tipo riservato
BlaBla, se ti piace parlare del più e del meno ma senza esagerare
BlaBlaBla, se sei convinto/a che l’unico modo per far passare il tempo sia chiacchierare

In poche parole, il servizio di condivisione dell’auto proposto da BlaBlaCar.it è una sorta di social network – ma con incontri reali ed esperienze di viaggio reali.

In conclusione, voi mettereste a disposizione i posti liberi nella vostra auto o chiedereste mai passaggi sapendo che questo vuol dire risparmiare, rispettare l’ambiente e conoscere nuove persone, magari anche interessanti?