Anonymous attacca ancora. Sicuri che la rete sia sicura?

La tutela dei propri dati personali è sempre stata uno degli argomenti cardine della Rete. Non è un caso che gruppi di hacker utilizzino proprio questa leva per fare breccia nei sistemi di sicurezza di colossi come Twitter e Facebook.

Proprio qualche giorno fa (lunedì 7 maggio) un gruppo di hacker affiliati agli attivisti di Anonymous ha minacciato Twitter di pubblicare i dettagli di 55.000 account che utilizzano il famoso social network di microblogging. Le parole si sono trasformate in fatti e un utente anonimo ha pubblicato su Pastebin una lunga lista di ID e password di utenti Twitter. L’azienda di Dorsey ha fatto sapere che gran parte dei dati pubblicati contengono informazioni non utilizzabili o appartenenti ad account sospesi.

Questo episodio fa nuovamente riflettere sulla facilità di accesso ai nostri dati e alle nostre abitudini.

Google in primis colleziona quotidianamente una mole incredibile di informazioni sulle nostre attività e se non fosse per i bottoni “do-not-track” sviluppati per Chrome non avremmo neanche modo di limitare la cosa.

E’ noto a tutti che anche Facebook utilizza le nostre informazioni per filtrare le pubblicità che potrebbero interessarci di più, basta leggere la “Normativa sull’utilizzo dei dati. Poi ci sono i social network “intimi”, come Path, che nelle loro policy sviscerano tutti i casi possibili immaginabili in cui potrebbero usare i nostri dati, per rassicurarci e far si che ci venga spontaneo fidarci.

Il risultato di tutto ciò è proprio questo: ormai condividiamo sui social network anche quelle informazioni che avremmo confessato solo a nostra madre o al nostro amico più intimo.

Forse non ci fidiamo ciecamente di questi immensi raccoglitori di dati, ma gli affidiamo tutte le nostre abitudini, il numero di cellulare, il domicilio e le foto dei nostri cari. Perciò la domanda rimane sempre la stessa: siamo sicuri che i nostri dati siano al sicuro?