L’anima social di Apple Inc.

Qualche settimana fa stavo pensando di scrivere un post sul Bastian contrario della comunicazione social: la Apple. Brand iconico, sinonimo di innovazione e oggetto di adorazione globale da comunità di fan fedelissimi che se ne fanno ambasciatori tenaci, il marchio si distingue tra i grandi del mercato globale per la quasi totale assenza di attività sui social media. Eccezion fatta per alcuni Twitter accounts usati senza troppa originalità come strumenti di CRM e il fallito esperimento Ping (a sua volta poco entusiasmante), Apple Inc. sembra snobbare vistosamente tanto i social media quanto ogni forma di social strategy.

Possibile? E perché? Me lo chiedevo come tanti prima di me quando è arrivata la notizia della morte di Steve  Jobs e come tutti sono stata travolta da scene globali di cordoglio di massa degne della fine di un pontefice. E mi è sembrato che questa ondata emotiva mai vista prima per la scomparsa di quello che tuttavia era un imprenditore, per quanto geniale e visionario, fosse segno non solo del più grande successo di marketing mai raggiunto da un’azienda al mondo, ma di un vero e proprio trionfo di marketing social.

Di fatto la Apple è l’azienda con forse la più genuina strategia social, perché da un lato ha reso la tecnologia personale, attraverso prodotti pensati per massimizzare la qualità dell’esperienza degli utenti , mentre dall’altro ha evangelizzato una community entusiasta e dinamica che agisce per conto del marchio sui canali sociali. Creando milioni di fedeli brand advocates, la Apple ha di fatto esternalizzato la propria comunicazione social, lasciandola fare ai propri clienti. E’ l’esperienza stessa dei prodotti Apple ad essere motore della conversazione tra gli utenti, coadiuvata dai contenuti altamente virali delle campagne promozionali sui media tradizionali (già da Mac VS PC). Il controllo del messaggio era affidato al CEO stesso, che durante gli annuali MacWorld Keynotes dialogava con il pubblico Apple e gli indicava la via: oltre ad essere un geniale imprenditore e un eccezionale stratega, Jobs è stato probabilmente anche il primo vero community manager.

Recentemente la strategia social di Jobs e della Apple sembrava andare oltre e mirare alla costruzione di una propria alternativa ai networks esistenti attraverso alla creazione di una piattaforma social diffusa e dinamica basata sull’interazione degli utenti  attraverso tutti i canali Apple, da iTunes a iPad. Senza dubbio un’impresa degna di Steve Jobs: ma  ora che il profeta è scomparso, i dispositivi saranno abbastanza per diffondere il verbo di Cupertino? Che ne sarà dell’anima social di Apple?

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