Per trovare lavoro butta il Curruculum Europeo

Recentemente Erika Barbato ha scritto un post che ha generato un dibattito interessante attorno alla domanda: LinkedIn serve a trovare lavoro o a socializzare?. Sintetizzando i numerosi commenti e proponendo alcune riflessioni voglio arrivare a dare una risposta sensata, oltre la fuffa che gira su questo tema.

Prima di vedere le motivazioni che dovrebbero spingere una persona a stare su LinkedIn, e starci bene, voglio essere onesto fino in fondo: il male assoluto è il Curriculum Europeo. Perchè? semplice, è impersonale, sciatto e denota poca proattività creativa.

Quando faccio un annuncio arrivano in media 500 curricula – questi sono i numeri quando metto un’offerta di lavoro per Community Manager su LinkedIn -, se ricevo una tua candidatura con un Curriculum Europeo penso che non sei la persona che fa per me, e tu dovresti pensare che se te lo chiedo non sono l’agenzia che fa per te.

Ora, prima di bollare LinkedIn come inutile rifletti su questi 4 punti:

LinkedIn non è un social network, ma un tuo spazio. Concordo con chi dice che non possiamo paragonarlo a Facebook e Twitter per il basso tempo di permanenza sulla piattafoma e sullo scarso livello di interazione. Sarebbe già un grande passo se uscissimo dalla logica che tutto è un social network [vedi YouTube, Flickr, ecc.] per passare a capire come può esservi utile utilizzandolo proattivamente;

– E’ utile a creare e affermare il proprio Personal Branding. Una rete di contatti più o meno professionali aprono canali altrimenti irraggiungibili. Utilizzare le segnalazioni, gli aggiornamenti e la presenza attiva nei gruppi tematici è utile a mostrare le proprie competenze, e lo è ancor di più con l’uscita dei blog personali.

– Dimenticatevi un approccio passivo nella speranza di essere contattati da chi vi offrirà un posto di lavoro da sogno, soprattutto se non siete professionisti affermati. Su LinkedIn dovete essere intraprendenti, rovistare tra gli annunci di lavoro e proporvi.

– Uno standard per specifici settori lavorativi. Linkedin è sinonimo di praticità e veridicità. Sempre più aziende vogliono verificare se ciò che leggono nel curriculum corrisponde al vero. Inventarsi ruoli non ricoperti o competenze mai avute rischia solo di facilitare brutte figure.

Upgrade:

A seguito della lettura di altri commenti integro con le suggestioni più interessanti:

Simone Seri: Suggerisco di allargare il discorso e considerare LinkedIn non solamente uno strumento per cercare lavoro e fare branding, sia personale che a livello employer (e per cercare candidati, attraverso specifici strumenti di ricerca e di advertising), ma anche uno strumento per lo sviluppo del business. Quasi quasi è un CRM, che permette di gestire un’anagrafica di clienti, prospect e colleghi e fare sia azioni di profilazione e comunicazione diretta (personale, privata. Nonchè un’ampia diffusione di contenuto, diciamo “pubblicazione” (pubblica, appunto);

Viviana Ramazotti: Magari in Italia Linkedin è ancora agli inizi, ma esserci da subito non nuoce. È invece importante e utilissimo per tutti quelli che siano in cerca di impiego all’estero, parlo per esperienza!

Hai ancora dubbi sull’utilità di questa piattaforma? Scrivilo nei commenti.

  • Erika Barbato

    E io che ho cambiato il mio CV per il formato europeo :/ Parecchie persone mi hanno detto “DEVI AVERE IL FORMATO EUROPEO”. Dopo aver letto questo post, butterò il mio CV. :)

    • No, ti prego, fammeli conoscere. :)

      • Stefania

        Anche a me è sempre stato richiesto il cv in formato europeo.

        • Ciao Stefania, posso chiederti per quale settore lavorativo?

          • Stefania

            Settore informatico.

          • Bhe, ci potrebbe stare, anche se non lo concepisco.

          • Samuele Vinti

            anch’io sono in quel settore; devo dire che pur essendo bravino con photoshop non penserei mai a buttar via del tempo abbellendo un oggetto che dovrebbe comunicare dati anagrafici e competenze facilmente verificabili con una telefonata ai precedenti datori di lavoro.
            Ho visto curricula con un 30% buono di pura narrativa e francamente lo trovo appropriato solo per un aspirante filosofo o artista, non per una persona che dovrà ricoprire ruoli concreti in aziende strutturate.

            Dire alla gente di “buttare” il curriculum europeo e di dar sfogo alle proprie vene creative nella redazione del proprio CV è a mio avviso da irresponsabili.

          • Ok Samuele, sono decisamente un irresponsabile da “buttare” come ogni velleità creativa. Buona fortuna.

          • Alessandro DI Martino

            Io parlo per il settore finanziario. Cv europeo è una roba improponibile. Chiunque lo apra lo cestina tempo due secondi. Quindi il consiglio di buttarlo è più che legittimo. Purtroppo c’è molta disinformazione sulla redazione di un cv. Discorsi tipo “ma invece di guardare il contenuto guardano la forma” è una banalità mostruosa. Sono le regole del gioco e io

  • Ciao, coincide con quanto sapevo, infatti,
    tanti promotori di offerte di lavoro (e per posizioni nemmeno legate ai social) tendono a escludere i candidati con il curriculum europeo proprio in virtù della sua scarsa praticità. Se ripenso al tempo speso a utilizzarlo e ai inviarlo… :(

    • Più che di praticità il problema è che comunichi una personalità standard e, tranne rari casi, si cercano persone brillanti in grado di distinguersi tra le altre.

      • Cristina

        Sono assolutamente d’accordo con te! E pensare che in un corso provinciale per l’aiuto alla ricollocazione del personale di aziende in crisi mi avevano consigliato di buttare il mio e rifarlo in formato europeo…. Cosa che non ho voluto fare….

  • Paolo

    Migliorare il proprio curriculum serve ,però dobbiamo porci alcuni quesiti importanti : chi è in grado di riconoscere il valore dei RUOLI e le COMPETENZE ? , vi sono aziende che sono in grado di riconoscere l’importanza di certi ruoli ed investire sul personale per crescere ?

    • Onestamente non me la sento di generalizzare. Più probabile ci siano raltà capaci e altre meno.

  • Sara

    Ma qualcuno che guardi il contenuto MAI???

    • La forma è anche contenuto. Prima di accedere a un colloquio ti presenti con un foglio di carta, come altre centinaia di persone. Se non riesci a distinguerti rischi di essere ignorata. Poi ovviamente stiamo generalizzando, ogni offerta di lavoro fa storia a se e dipende da candidati, risorse umane, contesto di riferimento, ecc.

      • Samuele Vinti

        in poche parole se non sei di bell’aspetto e IN PIU’ il tuo curriculum è simile agli altri non hai speranze.

        Cominciamo a usare di più la nostra meravigliosa lingua e meno lo slang lavorativo americano e tutti i loro dannati acronimi, poi potremmo continuare rendendo la nostra vita meno superficiale non fermandoci ai vestiti e ai “brand” delle borsette che indossano i candidati.
        Le persone più omologate a questi nuovi standard che conosco dentro non hanno nulla da offrire.
        Ma come dici tu Andrea la forma è anche contenuto (FALSO)

        • Aspetto, vestiti e borse? Scusa ma non è un fashion blog. Sorry

          • Forse Samuele si riferisce a tante aziende che guardano l’estetica della persona e non a ciò ce quella persona può realmente fare per loro.

            Un mio amico – che ora vive negli USA e ha preso tutto da quel popolo – mi disse che, se volevo trovare lavoro, dovevo tagliarmi capelli e barba. Le mie competenze, suppongo, passano in secondo piano.

          • Ciao Daniele, estremizzazioni a parte nel post nessuno parla di ciò ;)

          • Sì, lo so, però anche bollare una persona solo per la forma del suo CV non è professionale, per me. Se il CV è compilato male, è un conto, ma non puoi basarti solo sul tipo di format che usa.

          • Samuele Vinti

            ciao Daniele, vedo che sei andato sotto la superficie delle mie parole almeno tu, grazie.

            Il fatto dei capelli e della barba è la perfetta sintesi del mio ermetico discorso, e credimi che anche qui in Italia vale lo stesso purtroppo….

          • Samuele Vinti

            come dicevo, su dieci parole ne hai usate tre provenienti da questo bel linguaggio internazionale omologato che ci stanno propinando.
            non si parlava di essere originali e personali?

  • Viviana_Ramazzotti

    Grande Andrea! Finalmente abbiamo sputato questo rospo e speriamo ponga fine alla leggenda metropolitana del Curriculum Europeo.
    Magari in Italia Linkedin e’ ancora agli inizi, ma esserci da subito non nuoce. Invece e’ essenziale per tutti quelli che siano in cerca di impiego all’ estero, io ho ottenuto tutti i miei lavori tramite Linkedin , nell’ultimo sono stata persino contattata direttamente dall’ impresa.

    • Interessante il feedback dall’estero dove LinkedIn ha un ruolo molto importante ;)

  • Roberto

    “il male assoluto è il Curriculum Europeo. Perche? semplice, è impersonale, sciatto e denota poca proattività creativa.”

    Mi sembra un’affermazione soggettiva e forse superficiale.
    Non condivido più che altro il “denota poca proattività creativa”

    • Ciao Roberto, hai perfettamente ragione, è una frase fortemente soggettiva, l’ho scritta io e non pretendo che tu la pensi come me.
      Piuttosto, a te cosa comunica una candidatura con Curriculum Europeo?

      • Roberto

        Guarda, personalmente non ho nulla contro il CV Europeo.
        Ma non ne sono neanche a favore.
        Diciamo che mi sta bene il fatto che non sia obbligatorio.

        E’ stato creato da qualche burocrate e viene forse più volte chiesto da enti pubblici.
        Molti lo apprezzano, altri lo disprezzano.

        Anche se non è forse un perfetto biglietto da visita, per impostazione, lo leggerei e lo terrei in considerazione.

        • Perfetto, ma non hai risposto alla mia domanda. Il CV è il tuo biglietto da visita. Cosa ti comunica una persona che si presenta con quel format?

          • Diego Parolin

            Non mi è mai piaciuto (il CV europeo) ma mi sono adattato ai tempi, ma ad oggi personalmente lo invio solo se espressamente richiesto nell’offerta di lavoro, anche se ultimamente sfrutto proprio LinkedIn per la ricerca di lavoro (a scapito di Monster, Infojobs, …) e mi candido sempre utilizzando il mio profilo.

          • Linkedin dovrebbe migliorare nel formato esportabile. La formattazione è ancora “primitiva”.

          • Samuele Vinti

            qualcuno di voi ha trovato un impiego grazie a Linkedin? Mi interessa molto perchè sono sempre stato scettico e se ne discute spesso con colleghi e amici

          • Diego Parolin

            Fino ad oggi ho avuto diversi contatti e qualche colloquio (soprattutto dall’estero), quello sì ma un impiego sinceramente ancora no. Anche se ad essere sinceri non l’ho ancora mai trovato ne con Monster ne con Infojobs od altri motori di ricerca, ma sempre tramite conoscenze dirette, ex-colleghi, amici … insomma il caro e vecchio passaparola.

  • Ester

    “Quando faccio un annuncio arrivano in media 500 curricula – questi sono i numeri quando metto un’offerta di lavoro per Community Manager su LinkedIn -, se ricevo una tua candidatura con un Curriculum Europeo penso che non sei la persona che fa per me”… andiamo bene! il CV europeo è essenziale, schietto e diretto. Noi italiani siamo bravi a scrivere romanzando tutto. In un cv non è richiesta la creatività, ma i dati fondamentali che denotano la principali qualità di una persona. E’ uno strumento per avere una prima idea chiara e semplice della persona che ho davanti. Ritengo che conoscere davvero una persona e valutarne le altre capacità, quali ad esempio la creatività, verrà con il colloquio conoscitivo. Non facciamo i soliti italiani, cerchiamo di adeguarci almeno a uno strumento che davvero puo’ essere funzionale!

    • Lo hai trovato uno strumento utile in fase di selezione?

      • Ester

        nel mio piccolo si

    • Doroty

      “Non facciamo i soliti italiani, cerchiamo di adeguarci almeno a uno strumento che davvero puo’ essere funzionale!”
      In realtà, io sono all’estero già da un po’ e sinceramente questo attaccamento al formato “cosiddetto” europeo si vede solo ed esclusivamente in Italia. All’estero si prediligono CV non omologati a questo formato (mettiamola in questi termini) e monopagina. Io il CV europeo lo trovo inutilmente lungo e prolisso.
      poi ognuno libero di pensarla come meglio crede!

  • Io credo di averlo tenuto qualche mese, poi, non ricordo più per quale motivo, ho iniziato a modificarlo secondo il mio estro. A parte il fatto che odio a prescindere ogni forma di omologazione, il CV secondo me va creato in funzione del settore in cui ti proponi.

    Se voglio lavorare nel settore della comunicazione online, escludo dal mio CV i 2 anni di lavoro come benzinaio, tanto per fare un esempio.

    Per quanto riguarda la forma, la struttura del CV, io ho adottato il modello norvegese, che secondo me è più intelligente e logico: le esperienze lavorative e la formazione sono inserite in ordine cronologico inverso, come i post di un blog, con le più recenti per prime.

    Però concordo con chi dice che, a priori, non puoi scartare un candidato solo perché ha il CV europeo. Al limite, se proprio non vuoi vedere quei CV, scrivi nel tuo annuncio di non usare quel modello di CV, ma di crearne uno personale.

  • Doroty

    Io sono abbastanza d’accordo con il post.
    E’ chiaro che poi il discorso va adattato ai diversi contesti lavorativi e ciò che può essere vero in un settore non lo è necessariamente per un altro settore.

    Vorrei però approfondire un punto. Si parla nel post e nei commenti vari di creatività, creatività a scapito del contenuto, vene creative, ecc. A mio parere, dire che un CV debba essere originale e creativo non significa assolutamente proporre un CV completamente photoshoppato o con il racconto in 10 tomi della propria vita. Non è questo il punto (e non credo sia il messaggio dell’autore del post).
    Proporre un CV creativo significa semplicemente utilizzare uno schema non necessariamente uniformato che faccia leva sulle proprie competenze lavorative e su quei punti di forza che posso essere utili a farsi un’idea della persona. Il tutto sempre considerando un criterio costante e fondamentale: la SINTESI.
    Prediligere un CV creativo non significa avere doti d’artista o aspirazioni letterarie, ma semplicemente non fermarsi a compilare un formato preconfezionato senza apportare modifiche o un minimo di riflessione in più.
    Il CV europeo (che attenzione attenzione è utilizzato al 90% in Italia: ho lavorato negli ultimi anni in 3 nazioni estere europee e il CV formato europeo in alcune nazioni viene cestinato in automatico con un sorriso di derisione) può essere anche utile per qualcuno, ma in ogni caso bisogna saperlo compilare. Ho ricevuto e visto CV europei in cui per ogni sezione c’era un tema di 10-11 righe e che sinceramente non ho letto o letto con poca attenzione soffermandomi e andando a cercare nel “tema” quei pochi elementi che potevano essermi utili a capire se il candidato poteva andar bene per quel lavoro. Se ti candidi per un lavoro nel marketing non mi interessa leggere 10 righe in cui mi spieghi che hai buoni doti relazionali perchè hai fatto l’animatrice dal per 3 anni o hai partecipato per 6 anni alla sagra del porcino del tuo paesino. Sono sicuramente esperienze interessanti e, volendo, puoi accennarle nel CV o potrai raccontarmele al colloquio, ma se decido di chiamarti sarà di certo in base ai tuoi studi, all’esperienza lavorativa e all’idea complessiva che riesci a trasmettermi in una sola pagina… tutto il resto è un di più.
    Il mio consiglio è: se anche preferite il formato europeo, cercate di utilizzarlo con un minimo di criterio e buonsenso cercando di pensare prima di tutto a quello che la persona che lo riceverà sta cercando e soprattutto prediligendo strutture schematiche e sintetiche. Per tutto il resto esiste un altro strumento: la lettera di motivazione.

  • ettore

    magari se si avvisasse dicendo “no CV europass”, “si CV europass” bello sottolineato, magari si risolverebbero molti probblemi.